Portineria MilanoI paletti della Lega per il sì a un governo Bersani

Costola della sinistra? Maroni verso l'appoggio esterno, ma «macroregioni da nord a sud»

La presidenza della conferenza Stato Regioni e una nuova suddivisione “regionale” dell’Italia, con la nascita di una macroregione del nord, del centro e del sud, antico progetto del federalista Gianfranco Miglio. Sono queste le richieste che la Lega Nord ha fatto al Partito Democratico in vista di un possibile appoggio “esterno” a un governo di Pier Luigi Bersani. La trattativa tra democratici e leghisti si gioca su più tavoli. Roberto Maroni è in queste ore a Roma e si vocifera che potrebbe incontrare il segretario del Partito Democratico a palazzo Madama. 

A metà pomeriggio invece una delegazione del Carroccio capitanata da Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Massimo Bitonci ha visto Davide Zoggia, Luigi Zanda e Rosa Calipari. Bocche cucite dopo un’ora di discussione, dove a quanto pare si è parlato soprattutto del «metodo» in cui affrontare i prossimi lavori parlamentari. Ovvero l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il rompicapo è lontano dal vedere una soluzione.

Ma il dialogo c’è. E la possibilità che i 17 senatori del Carroccio possano alla fine votare la fiducia a un governo a trazione Pd esiste. Un appoggio esterno non avrebbe alcun tipo di vincolo, ma permetterebbe a Bersani di far partire la legislatura nel caso in cui la trattativa con il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo dovesse saltare. Secondo i calcoli fatti dal quotidiano Europa, vicino ai democratici, in questo modo «i numeri, anche a palazzo Madama, ci sarebbero: 123 senatori del centrosinistra, 19 montiani, 17 leghisti, totale 159 senatori». 

A quanto pare Maroni, che in queste ore si sta sdoppiando tra Milano e Roma, avrebbe ricevuto l’avvallo nell’operazione da parte del leader del Pdl Silvio Berlusconi, con cui mercoledì all’Ospedale San Raffaele è stato fatto il punto sulla nuova giunta di regione Lombardia. Non solo. Anche tra i montiani va segnalata l’apertura di Benedetto Della Vedova, molto ascoltato da Monti, che da Radicale partecipò al primo parlamento padano. «La posizione di Maroni che vuole un governo in grado di durare cinque anni» ha detto «mi sembra seria». 

Del resto, il ragionamento che Maroni è i suoi stanno facendo in queste ore è molto semplice. Ed è stato anche esternato dallo stesso governatore lombardo insieme con la mente economica Giancarlo Giorgetti nei giorni scorsi: «La Lega Nord non vuol ragionare sull’asse orizzontale destra-sinistra, ma su quello verticale Nord-Sud».

Maroni ha bisogno di tempo per creare la nuova Csu e per far rialzare la Lega dai risultati delle ultime elezioni. Un governo della durata di più di cinque anni andrebbe più che bene, soprattutto se al Senato ci potesse essere qualche provvedimento a favore del nord da approvare. Come appunto quello sulla nascita di nuove tre macroregioni. 

In pratica la Lega chiede una nuova suddivisione “regionale”. «Maroni» spiega un leghista di prima fascia «avrebbe in mano quella del nord, a Nicola Zingaretti andrebbe quella di centro e a Nichi Vendola il Sud». È in sostanza l’antico progetto di Miglio, primo teorico del federalismo e della Lega Nord, da cui passa pure una riforma dell’articolo 117 della Costituzione. A questo si aggiunge la richiesta della presidenza della conferenza stato regioni, ora presieduta da Vasco Errani, bersaniano di ferro: su quel posto la Lega vuole metterci sempre Maroni. 

L’ideale per Bobo e i suoi sarebbe un governo guidato da Anna Finocchiaro, persona stimata dal segretario federale. Ma le resistenze di Bersani continuano. E allora alcuni leghisti hanno persino lanciato la proposta di appoggiare una possibile candidatura del leader del Partito Democratico alla presidenza della Repubblica. «Il nome di Bersani – sostiene un dirigente di via Bellerio- sarebbe ben diverso da quelli di Amato, Prodi e D’Alema e potrebbe anche andarci bene».

Al momento sono solo ipotesi. Si sta trattando. Ma già da questo fine settimana si potrebbe intuire di più su come il Carroccio potrebbe far pesare la sua forza a Roma, soprattutto dopo il voto per le presidenze di camera e senato: su quest’ultima è candidata proprio la Finocchiaro. Mentre a Montecitorio proprio Calderoli questa mattina sulla Padania chiedeva un uomo di centrodestra.  

Dall’altro lato, invece, tra i ranghi dei democratici, si guarda con una certa diffidenza a un appoggio esterno da parte della Lega. Per far partire la legislatura ci potrebbe anche stare, ma dopo? Un governo Bersani o Finocchiaro appeso ai leghisti pare molto simile a un’operazione da prima repubblica. E Grillo non potrebbe che beneficiarne a livello di consenso elettorale drenando altri voti ai democratici.