In Rai nasce il sindacato dei giornalisti grillini

Chiedono che il bilancio Rai sia pubblicato su Internet

Tra la stampa e i grillini non corre buon sangue? Vero. Ma forse le cose potrebbero iniziare a cambiare. Almeno con una parte dei giornalisti che seguono le vicende del Movimento 5 stelle e, più in generale, la politica. A smuovere le acque è stato Fabrizio De Jorio, giornalista Rai in forza al Televideo, un passato da candidato con la lista Polverini e iscritto al meetup di Roma dallo scorso ottobre (anche se, è utile ricordarlo, proprio un dipendente di viale Mazzini, Leonardo Metalli, si deve uno dei primi inni del movimento).

De Jorio ha deciso da dar vita a una componente di Stampa romana, il sindacato dei giornalisti, che si ispiri all’esperienza del M5s, dopo una lunga appartenenza a L’Alternativa, gruppo solitamente considerato vicino al centrodestra. Dopo che l’associazione ha respinto la prima denominazione di “Giornalisti liberi amici di Beppe Grillo”, oggi il direttivo ha bocciato anche il secondo nome, che sarebbe dovuto essere “Giornalisti liberi a 5 stelle”.

«Ma le 5 stelle che proponevamo erano quelle della qualità del modello di informazione anglosassone», spiega l’interessato, pur non nascondendo che il riferimento naturale dell’iniziativa sia il movimento di Beppe Grillo. «Il direttivo di Stampa romana spiega che non vuole nomi che richiamino ai partiti politici, così probabilmente opterò per Giornalisti liberi in movimento». In attesa di capire in quanti si iscriveranno alla componente, De Jorio ha intanto iniziato a muoversi in Rai. Ricevendo l’adesione di un gruppetto di colleghi («poco più di una decina, per il momento»), come Maria Grazia Capulli, in forza al Tg2, e Carlo Alberto Morosetti, che dello stesso telegiornale èvice-caporedattore economico. «La situazione del giornalismo rispecchia quella del mondo del lavoro – spiega Morosetti – Da una parte gli iper-tutelati, dall’altra quelli che sostanzialmente sono degli schiavi. Anche nella nostra professione bisogna abolire le iniquità. Quelle di cui parla Grillo nel suo libro Schiavi moderni». 

«Quella del Movimento 5 stelle è una svolta epocale – dice De Jorio – e testimonia un’enorme voglia di cambiamento. Quella che vogliamo portare all’interno del nostro ordine». Bisogna liberalizzare la professione, spiega in sostanza il redattore Rai, aprendola «a chi lavora sul web in condizioni di sfruttamento». Altrimenti, proprio come propose Grillo durante il secondo V-day, «è meglio abolire l’ordine». Per quanto riguarda la Rai, «bisogna che il servizio pubblico passi per un solo canale, finanziato da un canone ridotto rispetto a quanto si paga oggi. E che tutti gli altri rispondano esclusivamente alle logiche di mercato». Ma sia l’ordine che l’azienda «tendono a conservare lo status quo, per questo la nostra iniziativa ha fatto rumore». Anche se, ammette De Jorio, «Gubitosi ha iniziato un’operazione di trasparenza, arrivando a sorpresa nelle redazioni all’una di notte o alle cinque del mattino, e registrando molte assenze ingiustificate». Questa la linea da seguire, affinché «la stampa non sia contigua al potere, ma faccia da contrappeso».

Uno dei primi atti della battagliera pattuglia di giornalisti grillini sarà richiedere che il bilancio di viale Mazzini, completo di tutti gli allegati, sia pubblicato su internet: «Vogliamo sapere quali sono le consulenze esterne, chi le realizza e per quali obiettivi. Dobbiamo prevenire qualunque forma di conflitto di interessi e valorizzare le tante professionalità ad oggi sottoutilizzate».

«Il modello di riferimento deve essere quello dei servizi pubblici francese, inglese e tedesco», continua Morosetti. Che ammette la complessità della sfida: «Partiamo dal nulla, proprio come ha fatto il Movimento 5 stelle, ma stiamo già muovendo qualcosa». L’interesse «non è quello di far carriera sfruttando il momento favorevole. Sarebbe proprio un controsenso con le finalità che ci siamo dati e con la storia del movimento. Ma la stampa è stata troppo a lungo fiancheggiatrice del potere, dobbiamo svecchiarla e aprire a nuove esperienze, a partire dai tanti colleghi che lavorano sul web con i quali dobbiamo creare una sinergia».

Per il momento non c’è un vero e proprio coordinamento tra i “Giornalisti liberi in movimento” e gli eletti del M5s. «Ma siamo in contatto con il presidente del movimento nel Lazio, DavideBarillari, e con i parlamentari Carla Ruocco e Alessandro Di Battista. Li informiamo man mano di quello che stiamo facendo». Se il tentativo è destinato ad abbassare il livello di guardia deigrillini nei confronti della stampa solo il tempo potrà dirlo.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter