“L’austerity è un colpo di mano che umilia l’Europa”

FORUM EUROCRISI / Giulio Sapelli

Giulio Sapelli, è professore di Storia Economica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.

Teme per la tenuta della moneta unica? O il break up può diventare un fattore positivo?
Non c’è timore per la moneta unica, almeno finché c’è il rapporto transatlantico con gli Usa. Il punto è che la tenuta dell’euro è un fatto geostrategico, non economico. E allora, finché gli Usa non perdono la pazienza con l’Europa, il sistema rimane vivo.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi

Austerity e crescita sono visioni contrapposte oppure conciliabili?
No, non c’è modo, non possono conciliarsi. Non può proprio succedere. Soprattutto da un’ottica keynesiana: il debito pubblico non è un problema per la crescita. E poi, come ha dimostrato l’economista Guarino, l’austerità non era stata pensata al tempo dei trattati, come a Maastricht. Piuttosto è stato un colpo di mano, lo hanno cambiato un gruppo di esponenti di matrice teutonica. Ma è evidente che la clausola non può mantenersi, soprattutto in un momento di depressione. L’errore di chi chiede austerity (che è una posizione vergognosa anche dal punto di vista analitico) sta nel confondere debito pubblico con spreco pubblico. Ma queste cose in Bocconi non le studiano più. Né i giovani, né i vecchi.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

Vede il rischio di una depressione europea su larga scala? è a rischio la tenuta sociale?
Sarà un rischio quando la depressione raggiungerà la Germania, che è il cuore dell’Europa. Questo a causa delle riforme introdotte a suo tempo da Schröder: i lavoratori sottopagati finiranno per contrarre il mercato interno, e allora anche la Germania si incepperà. Ma sarà un guaio per tutti, perché se la Germania ha il raffreddore, l’Europa ha la polmonite.
In ogni caso, la cosa genererà rabbia diffusa, ma la protesta non prenderà la forma di movimenti sociali classici come nel ’900. Ci saranno atti di violenza da parte di piccoli gruppi. Manifestazioni, violenze, sequestri di manager, suicidi (che in Francia, alle poste, sono un’ecatombe, ma la stampa non ne parla mai). Insomma: protesta sì, conflittualità no, e venata di una sfumatura destrorsa.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

L’Europa rischia di finire a Cipro? La Grecia sembra non aver insegnato nulla.
A Cipro sono state messe in atto le prove generali per la distruzione di un sistema economico. Piccolo, marginale, ma pur sempre esistente. Perché non hanno funzionato? Perché l’oligarchia finanziaria mondiale ha fatto l’errore di affidarsi a Ue e Fmi per farlo, che ignoravano perfino che a Cipro c’è una metà turca, dal 1974; che c’è una delle più grandi basi militari inglesi, con migliaia di soldati; che l’isola è di fatto un pezzo dell’economia russa e mediorientale. Di fronte a tutto questo non poteva accadere quello che avevano fatto in Grecia. Cipro ha visto un Parlamento che ha rigettato le condizioni. E allora, adesso, succederà che l’isola se la compreranno i russi. Ma forse questo insegnerà qualcosa?
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

Quanto incide la mancanza di leadership politica nella gestione della crisi?
In modo enorme. In questo momento in Europa non abbiamo più grandi politici. L’unico leader sostenibile, a conti fatti, è François Hollande. Ma si calcoli che guardare a uno come lui, per quelli come me, è come passare dalle aquile alle galline. La politica ha perso molto terreno perché è stata spodestata dalla finanza in troppe aree. Questo ha bloccato la circolazione delle classi politiche, che sono tisiche. In Germania la Merkel è un personaggio la cui sopravvivenza dipende da elezioni in piccole aree. In Inghilterra si sta vivendo un momento terribile, con Cameron. In Italia non ne parliamo: la politica è dominata da protagonisti apolitici, personaggi creati dai media.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

Quale responsabilità ha la Germania in questa crisi?
La Germania va ridimensionata. Le va insegnato che deve stare in Europa, e non sopra l’Europa. Il problema è che non si tratta di un affare politico, e neppure economico. È una questione culturale, antropologica. Al posto dello spirito demoniaco, che li domina, in Germania dovrebbe prevalere uno spirito caritatevole cristiano e cattolico, che vada a prendere il posto di quello protestante.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

Come si esce da questa spirale? È immaginabile l’approdo agli Stati Uniti d’Europa?
La soluzione sono gli Stati Uniti d’Europa, senza dubbio. Senza Commissione, ma solo con il Parlamento, sia chiaro. Quello che bisogna fare è una poliarchia democratica (oggi abbiamo una poliarchia autoritaria). E, più in generale, sul lato economico, applicare politiche diverse: come la Fed in America, quello è il modello. Ridurre le tasse sulle imprese, aumentare le politiche degli investimenti tenendo basso il costo del denaro. Serve capire che il lavoro non deve dipendere dal mercato: cioè non è la flessibilità che lo crea, ma gli investimenti. E, alla base di tutto, c’è il superamento della finanza da parte dell’economia reale.
Come ha risposto a questa domanda: Francesco Daveri, Alberto Mingardi 

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