Portineria MilanoPisapia caccia Boeri e il Pd acconsente

BARUFFE AMBROSIANE Dopo tanti screzi il sindaco di Milano mette l'archistar alla porta

Stefano Boeri non è più assessore alla Cultura del Comune di Milano. Giuliano Pisapia, il sindaco arancione, ha deciso di sostituirlo con il musicista Filippo Del Corno, chiudendo così il rimpasto di giunta iniziato alla chiusura delle elezioni politiche. Oltre a Boeri, perdono le deleghe Bruno Tabacci e Maria Grazia Guida. Al loro posto arrivano Carmela Rozza e Francesca Balzani.

La prima, già capogruppo del Pd gestirà i Lavori Pubblici e non la Casa, settore di sua specifica competenza, mentre all’europarlamentare Balzani, che è stata assessore al Bilancio di Genova, toccheranno le casse del comune. Le mosse dell’avvocato penalista che ha sconfitto Letizia Moratti quasi due anni fa, rischiano però di creare un lungo strascico di polemiche, in particolare sulla sostituzione di Boeri. Anche se il Partito Democratico sembra aver accettato la scelta del primo cittadino.

Sulla pagina Facebook del sindaco in queste ore si sono già mossi i fan dell’archistar, che fu candidato dal Pd alle primarie di centrosinistra nel 2010. Chiedono spiegazioni a Pisapia e minacciano petizioni on line per chiedere il reintegro dell’assessore. Le speranze, però, stanno a zero. Tra Pisapia e Boeri non è mai corso buon sangue. I due si sfidarono nel 2010 alle primarie del centrosinistra, sono due prime donne. Lo si è visto in appena due anni di giunta arancione. L’architetto meneghino ha spesso preso posizioni distanti dalla giunta, sin dall’insediamento, quando chiese per sé le deleghe per l’Expo 2015 e anche il ruolo di vicesindaco. Ottenne le prime, ma poi le perse. Rimase dimezzato con l’assessorato alla Cultura, posto che gli è sempre stato stretto.

Non solo. In questi mesi Boeri ha spesso manifestato l’intenzione di andarsene. Lo ha fatto l’anno scorso in vista delle primarie nazionali del Pd, lanciando una sua candidatura poi finita nel dimenticatoio. Qualcuno pensava sarebbe stato candidato in parlamento e perfino alla presidenza di regione Lombardia, ma alla fine non se n’è fatto nulla. Non erano solo gli assessori milanesi a mal sopportarlo, anche nel partito di Pier Luigi Bersani non era più visto come all’inizio.

Del resto, la lista di polemiche è lunghissima. E tiene conto anche dei mille screzi su alcuni provvedimenti su cui Boeri avrebbe forzato la mano rispetto alla linea Pisapia, mettendolo in difficoltà. Uno di questi sarebbe stato anche il bando per le officine Ansaldo (Oca), dopo l’esplosione del caso Macao, episodio che Linkiesta denunciò l’anno scorso. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato un episodio simile, legato a un concerto che Boeri avrebbe organizzato proprio all’Ansaldo.

A far imbestialire il primo cittadino sarebbe stato un episodio avvenuto il 7 febbraio scorso: per non mandare a monte il concerto delle Officine Creative Ansaldo (Oca), Pisapia è stato costretto a firmare un’autorizzazione in deroga. Dalle uscite di sicurezza non a norma fino ai «depositi impropri di materiale combustibile», furono ben 23 le violazioni alle norme accertate dalla «Commissione comunale di vigilanza», che aveva negato l’agibilità del locale. 

Il sindaco sulle regole non transige, raccontano dal suo entourage.  E, da buon avvocato, lo avrebbe fatto presente a Boeri, che, a quanto pare, non avrebbe neppure ascoltato le lamentele. «Sono amareggiato per una decisione che non mi è stata motivata, che mi è davvero difficile interpretare e che rischia di compromettere importanti progetti per il futuro della città…», è il primo commento velenoso, via Facebook, dell’assessore cacciato. Un “licenziamento” che farà discutere e lascerà cicatrici dentro il fortino del centrosinistra ambrosiano. Ora si aspettano anche le giustificazioni da parte di Pisapia.

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