Dante va letto anche con la fantasia. E meno serietà

La rubrica Genio del Male

Questa sera a Firenze Benigni da un nuovo colpo al suo carrozzone dantesco. Dal 2006, quando ha cominciato il progetto di “Tutto Dante” si è capito che era la persona più adatta per incarnare con efficacia l’antico profeta della nostra Italietta. Solo uno come lui poteva riuscire nella sua carriera da attore a conservare la verità di quei sentimenti contrastanti che provengono da due generi complementari come la commedia e la tragedia.

Il modello di spettacolo inventato da Benigni, quello di accostare la satira salace all’esegesi del testo dantesco, è infatti un tentativo per avvicinare, e quasi sovrapporre l’arte alla vita, la fantasia alla storia. Anche per questo Dante, fin dalla scuola, andrebbe affrontato con minor serietà. Mi spiego: non solo con gli strumenti della critica, della lingua e della storia, ma anche con quelli della fantasia. Quella fantasia a cui per altro alludono i molti appelli al lettore, sparsi quà e là per la “Commedia”. Partecipare significa fantasticare, e siccome Dante non è solo il padre della lingua, ma anche di un certo modo di fantasticare sul nostro Aldilà per immagini, tropi e figure, occorrerebbe bilanciare la sua di fantasia…con la nostra.

Dopo Woody Allen, che a ragione ha messo all’inferno l’inventore degli infissi di alluminio anodizzato, chi ci è andato vicino è Seymour Chwast. L’ultrasettantenne illustratore americano ha approntato la sua personalissima versione della Divina Commedia, dando a Dante le sembianze dell’investigatore Hammett, con la sua inseparabile pipa. Su uno sfondo decisamente da anni ’30 con pavimenti a scacchi, Virgilio appare grassoccio e in abito da sera, ma l’intarsio della pagina è antico e pesca addirittura a William Blake. Nei suoi riquadri Chwast non solo riesce ad inscenare uno scontro tra “white&black” come fosse un regolamento fra italoamericani, ma alle volte rende perfin più chiare le tanto complesse e contorte metafore dantesche. Che dire? Che può essere esilarante quanto Benigni in coppia con Troisi. O grandioso e ficcante come il nuovo profeta fiorentino de “La vita è bella”. E in fondo se Benigni fa coppia con Chwast è perchè alle volte pare proprio che sia solo un fumetto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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