“Berlusconi non può salvarsi in Giunta, ecco perché”

Intervista al professor Angiolini

L’“agibilità politica” di Silvio Berlusconi è appesa a un filo sottile e la strada intrapresa per tentare di salvarla potrebbe risultare un vicolo cieco. Dopo la condanna in Cassazione a quattro anni di custodia in carcere – ridotti a uno per effetto dell’indulto e da scontare agli arresti domiciliari, vista l’interpretazione data dalla procura di Milano del “decreto svuota-carceri” – incombe per il senatore Berlusconi il rischio della decadenza da parlamentare. La legge Severino, votata nel corso della scorsa legislatura anche dal centrodestra, prevede infatti che, oltre all’ineleggibilità pro futuro dei condannati definitivi, per questi possa scattare anche la decadenza dalla carica. Sulla questione è chiamata ad esprimersi la giunta per le autorizzazioni.

I difensori di Berlusconi sostengono che la decadenza prevista dalla legge sia incostituzionale, in quanto violerebbe la norma che prevede la non retroattività delle sanzioni. Questo principio, figlio dell’illuminismo, ha il senso di evitare alle persone punizioni per comportamenti che al momento della loro commissione non erano previsti come reati o evitare inasprimenti a posteriori delle sanzioni. Nei giorni scorsi sono stati presentati alla giunta sei pareri di esperti legali per chiedere che la questione venga sollevata davanti alla Corte Costituzionale. Se la richiesta venisse accolta la giunta dovrebbe sospendere i propri lavori in attesa di avere risposta dai giudici.

«Io credo che sia dubbio “se” la giunta può sollevare la questione», dichiara Vittorio Angiolini, avvocato e costituzionalista. «La domanda alla Consulta deve essere rilevante e non manifestamente infondata, e questo secondo requisito mi pare che non venga soddisfatto».

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Cosa glielo fa dire?
Il punto è abbastanza chiaro: con la decadenza dalla carica di parlamentare non siamo di fronte ad una sanzione. È una causa di non candidabilità, che in questo caso sopraggiunge e che va rilevata quando si verifica. La non retroattività prevista dalla Costituzione ha dei limiti molto precisi, vale solo per le sanzioni penali, per le norme incriminatrici in senso stretto. Qui siamo fuori da questo ambito. Qualche anno fa era stato posto un problema analogo per delle sanzioni previste da leggi tributarie. Le norme erano state in effetti censurate ma non per via della irretroattivià ma della irragionevolezza e illogicità. La non retroattività è un requisito necessario solo per le leggi penali.

L’interdizione dai pubblici uffici è una questione distinta?
Assolutamente sì. Quella sì che è una sanzione – collegata al reato – ma nel caso di Berlusconi non si pongono problemi relativi alla retroattività della norma, già esistente al momento della commissione dei fatti. L’incandidabilità invece qui viene collegata a un ipotesi di reato solo per soddisfare un requisito di tassatività della legge. Mi spiego meglio: dovendo prevedere dei casi di incandidabilità la legge ha cercato di ridurre il più possibile il margine di discrezionalità. Così ha stabilito che una delle fattispecie che rendono un politico indegno della carica che ricopre sia una condanna definitiva, superiore a una certa entità e passata in giudicato. L’elemento rilevante non è quindi il comportamento ma la sentenza. E che la sentenza sia giunta dopo la legge Severino è un fatto innegabile.

Ma qual è la ratio di una simile disposizione?
Come detto, si vuole evitare che persone ritenute indegne ricoprano cariche istituzionalmente importanti. Anche da questo punto di vista sarebbe irragionevole che la legge si applicasse solo per fatti avvenuti dopo l’emanazione della norma. L’indegnità è provata dalla sentenza, non dal semplice comportamento. Quello che mi chiedo è se sia opportuno che il Parlamento si esponga al rischio di un netto rigetto della Corte, considerato che se una simile causa la intentasse un privato cittadino potrebbe anche incorrere nel caso della “lite temeraria”.

La domanda della difesa di Berlusconi è davvero così campata per aria?
So che ci sono alcuni colleghi che hanno un’opinione diversa. Ma se la questione venisse posta a cento costituzionalisti novantacinque risponderebbero che è assolutamente infondata. Poi le opinioni isolate ci sono sempre, specie in un dibattito “scientifico”. Da un punto di vista giuridico francamente non vedo come questa possa essere una strada vincente. Forse può essere un espediente dilatorio ma anche in questo caso non credo sarebbe efficace.

Come mai?
La Corte Costituzionale potrebbe decidere di procedere molto speditamente di fronte a una richiesta come quella che potrebbe sollevare la giunta. La Corte si occupa di questioni molto serie e pretende rispetto, di fronte a domande palesemente infondate potrebbe accelerare i tempi. Senza contare che la Consulta è il giudice più veloce d’Italia nel definire i processi.

Se la questione venisse sollevata e durante la sospensione della decisione della giunta dovesse arrivare la pena dell’interdizione dai pubblici uffici cosa accadrebbe?
Per Costituzione anche in quel caso dovrebbe pronunciarsi la giunta, stavolta con dei margini di discrezionalità ancora più ristretti. Difficilmente potrebbe fare altro che prendere atto della sopraggiunta interdizione. Intanto il processo avviato davanti alla Consulta dovrebbe comunque arrivare al termine.

È stato presentato anche un ricorso alla Corte di Strasburgo

Sì ma quel processo, quale che sia l’esito, non avrebbe conseguenze dirette per la posizione personale di Berlusconi. Al massimo potrebbe essere condannata l’italia, in quanto Stato.

Quali strade rimangono allora al “pregiudicato” Berlusconi?
Bisogna che qualcuno gli spieghi che l’unica via possibile è la grazia, le tattiche utilizzate finora possono contribuire ad aumentare il caos ma non sono vincenti. E comunque anche la grazia porrebbe una serie di problemi. Nel passato è stata concessa per le più svariate ragioni, ma eccezionali ed attinenti al singolo caso. Qui qual è la ragione eccezionale?

Qualcuno direbbe il fatto che Silvio Berlusconi sia stato votato da milioni di Italiani
Giuridicamente è insostenibile. Questa non è una ragione.

Twitter: @TommasoCanetta

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