Caro Giavazzi, lobby e potentati sono cose diverse

Chi blocca i tagli alla spesa in Italia

Stamani sul Corriere l’ex supercommissario del governo Monti, il professore bocconiano Francesco Giavazzi, si scaglia contro la «ragnatela corporativa» che pare riuscirà a modificare, con un ordine del giorno del Senato approvato due settimane fa in concomitanza con il decreto del Fare, la legge Severino il giorno prima della sua entrata in vigore, il 12 settembre. Si tratta del provvedimento con cui si riorganizzava la macchina della giustizia accorpando 31 tribunali, 31 procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del giudice di pace. Il quale, dunque, rischia di venire seriamente annacquato alla riapertura dei lavori delle Camere dopo la pausa estiva. Giavazzi parla poi di Obama, che per convincere gli americani della bontà della riforma sanitaria invece che stare chiuso alla Casa Bianca è volato in lungo e in largo per gli States attivando la sua macchina elettorale per perorare la causa, riuscendo a vincere la resistenza delle lobby. Un paragone che stride con la situazione italiana, dove, per l’appunto, il lobbismo scade nella difesa di interessi corporativi o al limite negli spifferi alla Bisignani. Il governo Letta ha annunciato una legge per regolamentare i portatori d’interesse. Con ogni probabilità rimarrà un annuncio. Eppure il lavoro del lobbista è una cosa seria, e aiuta il processo di formazione delle leggi. Occhio dunque a non confondere gli interessi di piccolo cabotaggio con una professione che è fondamentale nelle democrazie mature. 

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