Strategia, ambizione, velocità: la vera forza di Colao

Il manager italiano visto da Reuters

Vittorio Colao, l’italiano a capo della Vodafone, è convinto che la capacità di negoziare accordi importanti sia un’arte in cui i migliori professionisti devono, da un lato, essere in grado di esercitare potere, dall’altro resistere alle pressioni.

L’amministratore delegato cinquantunenne, con un passato da consulente in McKinsey, ha usato queste due qualità al tavolo del negoziato per ottenere ciò che non era riuscito ai suoi predecessori: vincere il braccio di ferro con Verizon Communications nel negoziato sul più grande operatore di telefonia mobile americano, Verizon Wireless.

Chi lo conosce dice che è grazie alla pazienza, a un ottimo tempismo e a una buona dose di pragmatismo unito ad pizzico di spregiudicatezza che Colao è riuscito a concludere l’accordo per la vendita della quota di Vodafone in Verizon Wireless (pari al 45%) per 130 miliardi di dollari.

Colao ha anche potuto contare su una lunga e consolidata relazione con Lowell McAdam, l’amministratore delegato di Verizon Communications, che ha incontrato più volte per cena e con cui condivide la passione per il ciclismo, passione che li ha anche visti assieme in una gara di 50km.

«É molto bravo a concludere affari perché è molto calmo» ha detto Michel Combes, amministratore delegato di Alcatel-Lucent, che ha lavorato con Colao come capo delle Operations di Vodafone Europa. «Colao ha sempre in mente diversi scenari per gestire una particolare situazione, ed è in grado di prendere decisioni rapidamente quando si presenta una opportunità».

Nato nel nord Italia, suo padre era un ufficiale dei carabinieri, sua madre lavorava nell’editoria e parlava sei lingue. Colao ha rifinito il suo brillante curriculum in tre ottime università fra cui Harvard. Dopo essere diventato partner McKinsey lavorando nell’ambito dei media, tecnologia e comunicazioni a Milano, nel 1996 è entrato in Omnitel, gruppo telefonico che è poi diventato Vodafone Italia.

Tre anni dopo, era a capo di Vodafone Italia dove ha iniziato a costruire le sue relazioni con alti dirigenti di Verizon in consiglio di amministrazione in quanto Verizon deteneva una quota della società. É stato anche grazie a quei legami che Colao è stato chiamato da Arun Sarin, il precedente AD della Vodafone, a sostituirlo nel 2008. «Sarin sapeva che gestire i rapporti con Verizon sarabbe stato una delle principali sfide a cui il suo successore avrebbe dovuto far fronte. Colao era conosciuto e rispettato dagli americani», ha detto una persona che conosce entrambi. «È stato sicuramente uno degli elementi che hanno giocato a suo favore quando è stato promosso amministratore delegato».

Secondo i report di Vodafone, lo scorso anno Colao ha portato a casa uno stipendio (comprensivo di benefit) di 3,4 milioni di sterline.

Nonostante la sua natura ambiziosa, Colao non ama far parlare di sé, è assente dagli ambienti sociali londinesi, e vive una vita tranquilla a South Kensington con la moglie e i suoi due figli. Gli piace discutere con i giornalisti riguardo alla regolamentazione del settore delle telecomunicazioni, che vede basata su principi sbagliati, ma non ama divagare, dice chi lo conosce.

Un’altra delle qualità distintive di Colao è la sua profonda conoscenza delle attività di Vodafone International. Capita che si presenti di punto in bianco nei punti vendita Vodafone da Londra fino a Mumbai per vedere come si comporta il personale e per vedere quali prodotti vendono.
Tuttavia non è un micro-manager. «I manager dei singoli paesi godono di molta indipendenza a meno che le cose non vadano male, a quel punto Colao interviene direttamente e non va per il sottile», dice una fonte interna.

La proverbiale attenzione ai dettagli di Colao e la sua capacità di pianificazione strategica significa che gli investment banker non perdono più tempo a dargli suggerimenti sugli affari. «Ha una visione strategica molto chiara e definita, quindi è più una discussione collegiale che altro», dice un banchiere.

Evita negoziati se parte da una posizione di debolezza e ha sempre pronto un piano B. Mentre Colao stava studiando una offerta per comprare Kabel Deutschland questa primavera, ha anche firmato un accordo con Deutsche Telekom, rendendo Vodafone meno dipendente dall’altra acquisizione. 

Colao è anche riuscito a calmare le dispute interne a Vodafone che assillavano Sarin. La disciplina interna di Colao è anche dettata dalla strategia di comunicazione: è lui il volto pubblico di Vodafone e raramente altri dirigenti parlano con la stampa.

Tuttavia, la carriera di Colao non è stata priva di passi falsi. Nel 2004 lasciò Vodafone dopo che Sarin lo rimproverò durante un consiglio di amministrazione in cui si decideva sull’acquisizione di una azienda in Bulgaria. All’interno dell’azienda si vociferava che Sarin rimproverò Colao per non aver visitato il paese. Colao divenne in seguito il capo di RCS; tentò di ristrutturare l’azienda, ma dovette far fronte all’opposizione degli azionisti, che includevano alcuni fra i più potenti banchieri e uomini d’affari in Italia.

Rientrato in Vodafone nel 2006 come capo dell’Europa meridionale, diventa amministratore delegato nel 2008. Dal quel momento, Colao ha dimostrato di essere capace di “fare pulizia” ridimensionando l’impero oltreoceano che i suoi predecessori avevano costruito. Ha venduto una quota di minoranza in China Mobile ed è uscito dal mercato francese e polacco, operazioni che gli hanno permesso di distribuire, tra il 2009 e il 2012, 23 miliardi di sterline agli azionisti.

La vendita, per 7.95 miliardi di euro, della quota (pari al 49%) di Vodafone in SFR – la seconda compagnia di telecomunicazioni francese – a Vivendi nell’aprile 2011, è stata decisamente un ottimo affare. Colao ha ottenuto il miglior guadagno possibile per una azienda che in seguito, ha costantemente perso valore da quando Iliad, compagnia low-cost, è entrata nel mercato nel gennaio 2012.

Tuttavia la capacità di acquisto di asset e di creazione di business di Colao non riceve la stessa ammirazione. Nel 2009, il suo ingresso sui social media con Vodafone 360 è stato un fallimento. Inoltre, alcuni investitori sono convinti che abbia esitato troppo a lungo ad entrare nel mercato della rete fissa, ora visto come una delle attività chiave del gruppo. Vodafone rinunciò all’acquisto di Kabel Deutschland, prima che fosse quotata nel marzo del 2010 a 22 euro ad azione. Quattro anni dopo Colao la acquistò per circa quattro volte tanto. «Credo che l’acquisizione sia stata una scelta corretta, ma avrebbero dovuto farla prima e in molti concordano che sia stata pagata più del dovuto» ha dichiarato uno dei dieci maggiori azionisti a Reuters.

Gli investitori temono che, concluso l’accordo con Verizon, Colao possa presto uscire di scena. Qualche anno fa ha confidato ad alcuni amici che gli piacerebbe diventare il ministro degli esteri italiano, tuttavia si dice che le sue ambizioni politiche si siano da allora raffreddate. Lunedì Colao ha dichiarato di essere «completamente dedicato al prossimo capitolo della Vodafone», affermazione che certamente farà felici gli investitori, che vogliono che Colao ricostruisca il gruppo senza Verizon.

«Il mercato non vuole che se ne vada» ha dichiarato uno dei trenta maggiori investitori.

Scelto per voi da Reuters
 

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