Su Priebke la solita Italia rimasta all’8 settembre

Calci & funerali

Calci alla macchina che portava la salma, strattoni al prete, insulti di ogni tipo tra nostalgici partigiani e filonazisti: finisce nel peggiore dei modi per l’Italia il funerale di Erich Priebke, l’ufficiale delle Ss morto pochi giorni fa a Roma. Il balletto su dove seppellire il gerarca responsabile della strage delle Fosse Ardeatine ha rivelato ancora una volta l’incapacità delle istituzioni italiane di prendere una posizione seria in merito, sia che fosse contraria ai funerali del boia tedesco sia che fosse favorevole. E così si è creata la solita storia all’italiana, con il sindaco di Albano Laziale, medaglia d’argento alla Resistenza, che nel primo pomeriggio firmava un’ordinanza per fermare la salma accolta dai padri lefebvriani, per poi vedersi sconfessare poche ore dopo dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Alla fine i funerali si sono svolti, tra calci, urla e malori. È l’ennesima pagina triste della Repubblica, dove come al solito le istituzioni evitano di prendersi le proprie responsabilità, scaricando l’una contro l’altra la colpa di aver celebrato i funerali di un gerarca nazista. A dire la verità la notizia è stata fin troppo messa in risalto, ma il caos italico è riuscito a resuscitare persino una pattuglia di neo nazisti di basso rango, che non hanno perso occasione che correre ai funerali vicino a Roma. Insomma un teatrino penoso, peggio di un film di serie Z. L’Italia, forse, è rimasta ancora all’8 settembre, al rompete le righe: meglio non decidere e buttarla in cagnara…