Alfano e il patto con il Cav: «Mai scissioni nel Pdl»

La promessa nel programma elettorale

Nessuna scissione, nessun nuovo gruppo parlamentare. I governativi del Pdl hanno le mani legate. Il giorno che Silvio Berlusconi deciderà di uscire dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo Letta, Angelino Alfano e i suoi dovranno seguire le indicazioni del Cavaliere. Senza fiatare. Non ci sono alternative, a costo di mettere in discussione la propria parola d’onore. Del resto sono stati proprio loro a impegnarsi solennemente in questo senso. 

Perché è vero che nella vita – e ancora più spesso in politica – a volte succede di cambiare idea. Ed è ancora più vero che «non si dicono mai tante bugie come prima delle elezioni» (ne era convinto un certo Otto von Bismarck). Ma il patto di fedeltà nei confronti di Berlusconi i parlamentari pidiellini l’hanno sottoscritto, nero su bianco, solo otto mesi fa. Un impegno solenne, assunto al momento di candidarsi alle ultime Politiche. Un giuramento fin troppo chiaro, così impegnativo da derogare persino alla Costituzione italiana (almeno all’articolo 67, che impone ad ogni parlamentare di esercitare le proprie funzioni senza alcun vincolo di mandato). 

Oggi Silvio Berlusconi dovrebbe incontrare a Roma il vicepremier Alfano. A Palazzo Grazioli si cerca di ricomporre in extremis lo strappo che rischia di dividere il Popolo della libertà. Per scongiurare una resa dei conti al Consiglio nazionale in programma sabato prossimo si stanno muovendo ormai da tempo i mediatori Fedele Confalonieri e Gianni Letta. Eppure la migliore garanzia per l’unità del partito è proprio quel «Patto del Parlamentare», accettato da tutti i candidati Pdl prima del voto dello scorso 24-25 febbraio. Un documento inserito all’inizio del programma elettorale

Patto parlamentari Popolo della Libertà

Il testo è ancora in rete. Si legge: «Nel candidarmi alle prossime elezioni, prometto solennemente di…». Seguono sei impegni precisi. Viene assicurata la presentazione di una legge per azzerare il finanziamento pubblico ai partiti e una per dimezzare gli stipendi di deputati e senatori. E, al punto quattro, i futuri deputati e senatori giurano: «Prometto solennemente di non tradire il mandato degli elettori, passando ad altro gruppo parlamentare». Neanche il “codice di comportamento” che Beppe Grillo aveva imposto ai suoi prima del voto si era spinto a tanto. 

Certo, le colombe berlusconiane non sono ancora finite in gabbia. Dopotutto il vincolo è solo simbolico. Anche in caso di scissione, gli alfaniani non corrono alcun rischio: da quando i politici tengono fede agli impegni presi in campagna elettorale?

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