Portineria MilanoBarbara & Marina vogliono un Milan senza Galliani

Letto a due piazze in casa Berlusconi

C’è un motivo se Adriano Galliani, vice presidente vicario e amministratore delegato del Milan, non può dirsi tranquillo dopo le bordate di Barbara Berlusconi contro la gestione della squadra di calcio di famiglia. L’ex antennista di Monza, un tempo tifoso della Juventus, tra i fondatori insieme con Marcello Dell’Utri e Carlo Bernasconi dell’impero “televisivo” di Silvio Berlusconi, è già stato defenestrato una volta dai pargoli della potente famiglia dell’ex presidente del Consiglio. Accadde a metà degli anni ’90, quando in Mediaset ci arrivò Piersilvio, figlio di primo letto del Cavaliere. 

Oggi c’è Barbara a sparare, ma in pochi ricordano che all’epoca era un altro berluschino a criticare Galliani, uno che pesava tra i viali di Cologno Monzese, tra consiglio di amministrazione e vertici di Rti. L’attuale amministratore delegato del Milan fu fatto fuori da Mediaset in cinque anni, tra il ’97 e il 2002, anno in cui perse persino il posto da consigliere nel cda. Il motivo fu sopratutto una visione industriale troppo «all’antica» in un settore televisivo che correva veloce: i successi della piccola azienda monzese “Elettronica Industriale”, fortuna sua e di Berlusconi, erano ormai un lontano ricordo. 

In quella battaglia, oltre a Marina che iniziava a muovere i primi passi da manager, fu decisivo l’aiuto di Fedele Confalonieri che appoggiò Piersilvio in una strategia di annientamento che potrebbe presto ripresentarsi nel Milan. Perché il punto vero, a sentire chi sta seguendo le operazioni, è sempre lo stesso, lo svecchiamento della classe dirigente: Galliani è stato uno dei più importanti manager-innovatori del calcio ma adesso si ritrova a essere il più vecchio. «Il problema però», come suggerisce chi ricorda questo precedente per leggere la guerra in corso tra Milanello e via Turati «è che manca un Fidel che possa appoggiare Barbara».

Quindi non sarà una passeggiata per la bionda figlia di Veronica Lario provare a modificare l’impianto di gestione della Associazione Calcio Milan. Ma la giovane rampolla sembra più determinata che mai, sia per aspirazione personale sia perché questa volta conta di avere dalla sua parte fratelli e sorelle, Piersilvio ma soprattutto Marina, la presidente di Fininvest che non vuole più coprire i buchi di bilancio della squadra. La nuovo alleanza è effetto della nascita della B Cinque, la cassaforte famigliare nata nel dicembre dello scorso anno dove per la prima volta siedono tutti assieme i cinque figli di Berlusconi. 

L’accordo tra le due zarine di Villa San Martino, quindi – oltre che rafforzato dal punto di vista emotivo per la situazione giudiziaria del padre dopo la sentenza Mediaset – non è che il risultato delle modifiche a livello di gestione del patrimonio dei berluscones, un capitolo spinoso perché falcidiato sia dalla causa di divorzio in corso tra la Lario e il Cavaliere sia dalla sentenza sul Lodo Mondadori, con 494 milioni di euro da staccare in favore del presidente del Gruppo Espresso, Carlo De Benedetti. Sta di fatto che in questa situazione più che mai ingarbugliata Barbara ha iniziato a tirare fuori gli artigli. E la gestione del Milan è ormai stata messa “ufficialmente” in discussione, in particolare l’operato di Galliani. Le critiche partono dai cattivi risultati in campionato, ma non è detto che il tentativo di licenziamento del glorioso antennista si sarebbe ripresentato anche in situazioni più floride di classifica.  

La domanda di fondo è quale sarà il futuro del Milan. Secondo Forbes la squadra è le prime dieci del mondo con un brand che vale più di 600 milioni di euro. E’ il frutto del buon lavoro fatto da Galliani dal 1986 a oggi – successo che dovrebbe valergli una buonuscita non ancora quantificabile dal gruppo simile a quella di Alessandro Profumo da Unicredit – con un club che è riuscito a diventare tra i più titolati sulla piazza, a livello europeo e internazionale. Ora, però, va cambiato qualcosa. I soldi nell’ultimo decennio sono diminuiti, proprio perché Marina ha più volte deciso di chiudere i rubinetti. E Galliani non ha saputo rinnovare come avrebbe dovuto, snobbando nuove strategie come per esempio quella dell’Udinese di Vittorio Pozzo, squadra che mantiene da più di quattro anni bilanci in attivo. La sentenza sul Lodo Mondadori ha peggiorato le cose. Servono risorse fresche o in ogni caso una gestione più oculata. Da anni si parla di un arrivo di un socio straniero – prima c’erano gli sceicchi arabi ora si mormora di magnati ucraini – ma fino adesso i nodi restano tutti sul tappeto. 

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Per questo motivo Barbara ha deciso di intervenire, criticando le ultime operazioni di mercato di Galliani, il rapporto con i procuratori, da Ernesto Bronzetti a Mino Raiola, come l’asse con il presidente del Genoa Enrico Preziosi, patron del mondo dei giocattoli, finito in questi giorni sui giornali per il rapporto privilegiato con Banca Carige, istituto di credito ora sotto la lente di ingrandimento di Bankitalia. Scambi, acquisti di giocatori tra i rossoblu e rossoneri non sono piaciuti alla giovane berluschina che vuole insidiare pure l’intesa tra Allegri e Galliani, asse su cui è stata fondata un’altra operazione di mercato molto criticata: l’acquisto per 11 milioni di euro di Alessandro Matri dalla Juventus. 

Insomma di carne al fuoco ce n’è molta. E Barbara sta iniziando a muoversi per la prima volta nella roccaforte “Galliani”. Perché il Milan è diventato in quasi trent’anni un avamposto del gallianismo. Tra i corridoi di via Turati, ormai in smantellamento per il cambio di sede a Fiera Milano City, regna da almeno dieci anni un “cerchio magico” dell’amministratore delegato, con uomini piazzati nei gangli più importanti dell’amministrazione rossonera: se cadesse lui la piramide si schianterebbe al suolo. 

Tra i gallianisti di ferro c’è senza dubbio Ariedo Braida, il direttore sportivo, in queste settimane un po’ in difficoltà, perché ex fidanzato di Michel Bonev, l’attrice bulgara che sta sparando a pallettoni contro il Cavaliere e le notti di Arcore. Nel cerchio magico va poi citato Vittorio Mentana, fratello del giornalista Enrico, il potente direttore della comunicazione e team manager. Quindi il direttore organizzativo Umberto Gandini e infine la direttrice marketing Laura Masi. 

Non è un caso che negli ultimi tempi Barbara stia lavorando per inserire nella società nomi nuovi per scardinare lo strapotere societario di Galliani. La piccola berluschina ha incontrato Paolo Maldini e Demetrio Albertini, il primo da sempre con il dente avvelenato contro Galliani. Non solo. BB si sente con le vecche leve e gli ex dirigenti che l’ad ha fatto fuori in questi anni. «Perché se Maldini entra nella società può dare una mano al cambiamento, ma deve essere dentro sennò non cambia niente» spiega un vecchio dirigente. Oltre agli ex giocatori del Milan, tra questi in rampa di lancio c’è pure capitan Franco Baresi, si parla di Daniele Pradè, attuale direttore sportivo della Fiorentina, come di Claudio Fenucci, amministratore delegato della Roma, o di Michele Uva, ex dirigente di Parma e Lazio, attuale direttore generale della Coni Servizi spa, che potrebbe occuparsi del nuovo stadio del Milan, anche perché consulente della Uefa in materia di management di stadi. Galliani resiste nel fortino («Sono tranquillo» dice), ma l’assedio di Barbara è appena cominciato. E chissà che questa volta il “Fidel” che negli anni ’90 diede una mano a Piersilvio non sia proprio Silvio Berlusconi, sempre più ammirato dalla determinazione della figlie e, a quanto trapela, il vero suggeritore di Barbara. 

Adriano Galliani e Marco Van Basten nella sala dei trofei del Milan (Foto Archivio Storico L’Unità)

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