«Ho attaccato le multinazionali, Grillo mi ha cacciato»

Le accuse del dissidente M5s Di Bello

«Ho pestato i piedi alle multinazionali del petrolio e Beppe Grillo mi ha fatto fuori». Ad accusare il leader del Movimento Cinque stelle è Giuseppe Di Bello, ex attivista pentastellato della Basilicata. Escluso dalle liste M5s nonostante la vittoria alle primarie online. A pochi giorni dalle elezioni Regionali, Di Bello racconta la sua storia alla Camera dei deputati. Ospite di una delegazione di Sinistra Ecologia e Libertà nella sala stampa di Montecitorio, il suo ricordo è soprattutto una dura accusa al M5S. Un movimento democratico? Piuttosto «un prodotto di marketing», troppo spesso in balìa di Beppe Grillo. Leader tanto «autoritario» quanto «insensibile ai rapporti umani».

Seduto di fianco al capogruppo Sel Gennaro Migliore, Di Bello ripercorre la sua vicenda. Una storia di attivismo in difesa del territorio e dell’ambiente lucano. «Perché da almeno 15 anni – spiega – la Basilicata è sottoposta a un’intensa attività di sottrazione delle risorse naturali, in prevalenza petrolio, da parte di numerose multinazionali. E non si tratta di un’attività priva di costi, specie in termini di inquinamento». Tenente della polizia provinciale, quattro anni fa Di Bello inizia la sua battaglia ecologista. Decide di finanziare una serie di campionamenti nell’invaso del Pertusillo, destinato a rifornire di acqua potabile almeno 3,5 milioni di cittadini tra Puglia e Basilicata. E quasi subito scopre i primi problemi. «In più di 15 analisi – ricorda – ho riscontrato un peggioramento verticale della qualità dell’acqua. Trovando la presenza di idrocarburi e metalli pesanti». 

Qui comincia quello che Di Bello non esita a definire un “calvario”. Prima viene denunciato per procurato allarme. Poi, quando «l‘acqua diventa di colore rosso e migliaia di pesci morti vengono a galla, la denuncia si trasforma in rivelazione di segreto d’ufficio». Le prime conseguenze sono di tipo professionale. Dopo una sospensione di due mesi dal lavoro, Di Bello viene trasferito al museo provinciale di Potenza. Un chiaro demansionamento, a sentire il suo racconto. Intanto nel giugno del 2012 viene condannato in primo grado a 2 mesi e 20 giorni di carcere, con il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale e non luogo a procedere «perché ero incensurato».

Parallelamente inizia la sua attività nel Movimento Cinque Stelle. Di Bello entra in contatto con il movimento, comincia a frequentare gli attivisti lucani. Fino a quando nell’ultima campagna elettorale diventa un simbolo dell’impegno grillino in Basilicata. «Quando Grillo viene a Potenza – ricorda – mi fa persino salire sul palco». La deputata pentastellata Mirella Liuzzi, unica eletta in quella circoscrizione, conferma. «È vero, sul palco c’era. L’ho invitato io perché la sua era una storia importante. A Di Bello va riconosciuta una totale onestà intellettuale». 

Poche settimane fa, però, il rapporto con il Movimento improvvisamente si rompe. Nonostante i problemi giudiziari, Di Bello chiede allo staff M5s il permesso di candidarsi come consigliere regionale e presidente. Il regolamento dei Cinque Stelle non lo prevede, ma data la sua particolare situazione i vertici sembrano chiudere un occhio. Così almeno racconta il dissidente. «La realtà è diversa – spiega al telefono Liuzzi – Tutti eravamo a conoscenza delle sue vicende e nessuno gli ha mai risposto». Risultato: la candidatura  di Di Bello non viene ufficialmente esclusa. «E così lo scorso 4 ottobre risulto il più votato alle primarie online». Alla soddisfazione segue la sorpresa. «Prima – continua il racconto di Di Bello – ricevo una telefonata del senatore Vito Petrocelli, che dopo avermi fatto i complimenti per l’elezione mi anticipa qualche piccolo problema. Poco dopo mi chiama direttamente Beppe Grillo che in modo scortese, insensibile ai rapporti umani e con grande autoritarismo mi annuncia che avrei dovuto fare un passo indietro per colpa di quella sentenza».

Del resto nel M5S la legge è uguale per tutti. Anche Grillo non può candidarsi a causa di alcune condanne. «Ma la mia sentenza di primo grado – alza la voce Di Bello – è una medaglia al valore civile». Dopo l’esclusione l’ex attivista ammette di aver finalmente «aperto gli occhi». Il progetto grillino non è quel che sembra, assicura. «Il M5S è un prodotto di marketing che non serve a cambiare questo Paese». E così Di Bello lascia il Movimento e crea una sua lista civica. Si chiama “Liberiamo la Basilicata”, in meno di una settimana raccoglie oltre 1500 firme. Dalla sua ha il sostegno di numerosi ex elettori grillini: «Perché dopo questa vicenda gran parte della base ha deciso di lasciare il movimento». Però la candidatura salta di nuovo, stavolta per un problema burocratico legato alla presentazione delle liste. 

La conferenza stampa diventa un attacco al M5s. «Chissà perché – denuncia Gennaro Migliore – quando si pestano i piedi a importanti multinazionali Beppe Grillo non è mai dalla parte di chi denuncia». Impegnato in campagna elettorale proprio in Basilicata, domani Grillo sarà a Matera. E tra due giorni a Potenza. «Voglio proprio vedere se dirà una parola su questi temi» continua il capogruppo di Sel. «Peccato che questi temi sono nostri da sempre – replica piccata la deputata Liuzzi – Anzi, nel nostro programma è già inserita una proposta di moratoria immediata su tutte le nuove estrazioni petrolifere in Basilicata». La polemica sembra destinata proseguire. «Noi siamo contro la casta – prosegue Migliore – Ma anche quella economica e finanziaria, non solo quella politica di cui non facciamo parte. Eppure Grillo su questi temi resta sempre in silenzio, le multinazionali per lui non si toccano».