Silvio, ci mancava solo la favola del passaporto russo

Il Cavaliere dopo la decadenza

Il Cavaliere è già entrato nel mito, i suoi detrattori se ne facciano una ragione. Altro che oblio. La decadenza da senatore lo ha trasformato in un personaggio leggendario. Per farsi un’idea basta leggere i quotidiani delle ultime settimane. Di fronte all’onta dell’allontanamento dal Palazzo, si inseguono ipotesi fantasiose ed estreme. Scenari da libro d’avventura, tutti avvalorati da informatissimi retroscena giornalistici. Un po’ barone di Munchausen un po’ James Bond, l’ex premier avrebbe in tasca un passaporto diplomatico russo per attraversare nottetempo le frontiere. Pronto a fuggire ai Caraibi, oppure già in volo verso i paesi baltici, deciso a candidarsi alle Europee in un paese libero dalla legge Severino

Costretto a lasciare il Parlamento, Silvio Berlusconi ha iniziato a popolare la fantasia degli italiani. Talvolta il futuro dell’ex premier prende le forme di un romanzo di Salgari. «Se solo avessi il passaporto, me ne sarei già andato nella mia villa di Antigua» avrebbe ammesso qualche giorno fa a un amico, visibilmente sconsolato. Il corpo ancora ad Arcore, la mente oltre l’oceano, nei favolosi possedimenti caraibici. A sfogliare le pagine dei quotidiani lo si riesce quasi a vedere Silvio Berlusconi in versione Corsaro Nero, solcare con il suo veliero le acque cristalline delle Piccole Antille. Timone tra le mani, l’indomita primogenita di fianco (Marina, non Jolanda). In barba alle procure che da anni aspettavano il momento di metterlo in carcere.

Dai pirati di Salgari ai thriller alla Dan Brown. Una delle ultime indiscrezioni vorrebbe l’ex premier pronto alla fuga. Non di notte, né di nascosto. Piuttosto con un volo di linea della Aeroflot, in tasca il passaporto diplomatico russo che l’amico Vladimir Putin era pronto a donargli durante la sua recente visita a Roma. Le indiscrezioni giornalistiche eccedono in particolari. Non pago di aver regalato l’immunità al vecchio amico, il presidente russo avrebbe in mente anche una prestigiosa investitura. Il Cavaliere potrebbe presto diventare ambasciatore di Mosca presso la Santa Sede. Il danno e la beffa per i magistrati italiani. Aggirati da un ex comunista e irrisi dal leader di Forza Italia ancora in giro per la Capitale. Magari impegnato in lunghe passeggiate tra Palazzo Grazioli, Castel Sant’Angelo e il colonnato di San Pietro, sulle orme del professor Robert Langdon.

Le ipotesi si rincorrono. Lo scenario più drammatico è quello immaginato dallo stesso ex premier. I cronisti più informati citano da settimane un doloroso sfogo del Cavaliere con gli amici: «Quando sarò in cella mi verrete a portare le arance, vero?». Chissà se poi questa frase è mai stata pronunciata. Viene tristezza solo a pensarlo, Berlusconi costretto dietro le sbarre. Vittima della furia manettara e della «gara a sbattermi in galera in corso tra le procure di Milano e Napoli» (altro virgolettato rubato, l’ennesimo). Il pensiero non può non andare al Silvio più illustre, Pellico. E a quelle prigioni entrate di diritto nella storia del Risorgimento italiano, con le dovute differenze tra il patriota piemontese e Ruby Rubacuori.

Non paghi, i quotidiani di questi giorni danno spazio all’ultima fantasia. Il Cavaliere sarebbe pronto a emigrare all’estero per candidarsi alle prossime Europee. Magari in una repubblica baltica, oppure in Ungheria. Ospite nelle liste di qualche partito amico, per evitare le fastidiose restrizioni che la legge Severino impone da questa parte delle Alpi. Basterebbe spostare la residenza a Tallin, per provare a conquistare uno dei sei seggi estoni a Bruxelles. Oppure a Budapest, accolto dall’amico Viktor Orbàn. Stamattina qualche giornale rilancia ancora questo improbabile scenario. È il segno evidente che di Berlusconi, dentro o fuori dal Senato, l’Italia non riesce proprio a fare a meno

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