Finanziamento ai partiti, è già sfida tra Letta e Renzi

Il decreto del governo

Grillo sfida, Renzi accetta, Letta rilancia. Sul finanziamento pubblico ai partiti ormai è sfida aperta. Una competizione senza esclusione di “sorpresine”, per dirla con le parole del segretario Pd. Solo ieri il leader del Movimento Cinque Stelle aveva incalzato Renzi, chiedendogli di rinunciare ai 45 milioni di euro ricevuti dal Pd lo scorso luglio. Nel giro di poche ore il sindaco di Firenze ha accettato la sfida. Facendo intendere che già domenica avrebbe annunciato una decisione in questo senso. «Gli faccio una sorpresina e vediamo come va a finire?». Oggi il presidente del Consiglio Enrico Letta sorprende tutti, licenziando il decreto che abolisce immediatamente il finanziamento pubblico. Un intervento inatteso, che finisce per bruciare l’iniziativa del segretario. 

Le scelta di Letta è chiara. Sul tema delle riforme il governo ha deciso di accelerare. Il presidente del Consiglio l’aveva annunciata mercoledì parlando davanti alle Camere, oggi ha avviato la nuova fase del suo esecutivo. Una nuova stagione di governo, da giocare all’attacco. Del resto lo scorso maggio Palazzo Chigi aveva già approvato un disegno di legge sul finanziamento pubblico ai partiti, chiedendo al Parlamento di concludere l’iter entro la fine dell’anno. Di fronte ai ritardi di Camera e Senato, oggi Letta decide di forzare la mano. «Per non venire meno all’impegno che avevamo assunto». 

Il decreto approvato stamattina dall’esecutivo ricalca il testo licenziato da Montecitorio e parcheggiato in commissione a Palazzo Madama. Adesso il Parlamento ha 60 giorni per convertire il provvedimento. Intanto già da oggi «il potere passa nelle mani dei cittadini» annuncia Letta in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Chi vorrà dare un proprio contributo ai partiti lo potrà fare attraverso il 2 per mille o con contribuzioni volontarie». 

Di fatto è già in campo l’asse contro i populisti che Renzi e Letta avevano concordato dopo le primarie democrat. Un’intesa obbligata, che costringe premier e segretario a percorrere assieme la prossima fase della legislatura. Senza ostacolarsi troppo. Preso in contropiede, Beppe Brillo attacca. «Per rinunciare ai finanziamenti pubblici – replica in tempo reale sul suo blog – è sufficiente non prenderli come ha fatto il M5S che ha rinunciato a 42 milioni di euro. Il decreto legge di Letta è l’ennesima presa per il culo».

Ma le conseguenze politiche dell’intervento di Palazzo Chigi superano il confronto tra maggioranza e opposizione. L’effetto dell’accelerazione del governo è evidente: ormai il premier e il segretario del Pd sono entrati in gara. Una competizione positiva, per carità. Giocata a colpi di annunci a sorpresa e provvedimenti inattesi. Il decreto di Enrico Letta brucia l’iniziativa del segretario Pd. L’atteso annuncio di domenica all’assemblea nazionale – con ogni probabilità Renzi aveva in programma la rinuncia ai finanziamenti pubblici – finisce per essere superato dall’intervento del governo. Il tesoriere uscente del Pd Antonio Misiani ironizza su twitter: «Dice il saggio: chi vuole sorprendere con le sorpresine rimane sorpreso da una sorpresona…». L’impressione è che nel Pd le vere primarie siano appena iniziate.