«Non risponderemo a quel drogato di italiano». A Panama l’ultimo arresto di Valter Lavitola per estorsione nei confronti della società Impregilo, sta creando non pochi problemi al presidente Ricardo Martinelli, coinvolto da intercettazioni e dichiarazioni come si legge nell’ultima ordinanza di custodia cautelare della procura di Napoli. Le dichiarazioni degli imprenditori Angelo Capriotti e Mauro Velocci tirano in ballo il presidente e suo figlio Ricardo Linares in un vortice di appalti, tangenti, riciclaggio e video compromettenti con cui proprio Lavitola avrebbe ricattato sia Silvio Berlusconi sia lo stesso Martinelli. La Prensa, quotidiano panamense, ha chiesto una replica al presidente, ma a parlare è stato solo il portavoce Luis Eduardo Camacho: «Noi non risponderemo a quel drogato di italiano nè all’opposizione». Il drogato sarebbe Capriotti che coinvolge direttamente Martinelli e il figlio in un giro di appalti e affari poco trasparenti che sarebbe stato confezionato da Lavitola facendo pressioni su Berlusconi – grazie a dei video con prostitute panamensi – con nel mezzo tangente da 22 milioni di euro per il presidente di Panama.
Il Cavaliere, come scrivono i magistrati nell’ordinanza, è vittima di tutto questo, quasi inconsapevole del vortice di corruzione che Lavitola avrebbe organizzato sull’asse Panama-Italia. Il leader di Forza Italia sarebbe stato costretto a cedere anche dei diritti televisivi al figlio di Martinelli per ammorbidire i rapporti tra Impregilo e il governo quando l’affare stava per andare in fumo. Pare quasi incredibile che l’ex presidente del Consiglio, amico del presidente russo Vladimir Putin, sia stato costretto a scendere a compromessi con i Lavitola, uno che, ricorda l’ex senatore Sergio De Gregorio nel libro Operazione Libertà, «in famiglia chiamavano “Ciociò”, utilizzando uno di quei nomignoli capresi che la bella borghesia di Napoli appuntava al petto dei più scapestrati». Un ragazzo di buona famiglia, insomma, che è diventato il ricattatore delle società pubbliche italiane, da Impregilo a Finmeccanica, dove Lavitola entrava senza neppure il badge identificativo. Del resto, «“Ciociò”» scrive ancora De Gregorio «da ragazzo, aveva fatto di tutto per meritarsi la fama del turbolento “figlio di papà”. A scuola, al liceo Pontano, ci andava con l’autista. La barca a Mergellina sempre a disposizione, le avventure mozzafiato in bella compagnia e le femmine, tante e ancor più compiacenti perché abbagliate dal profumo dei soldi. “Lasciatelo stare, è guaglione…”, lo giustificava papà Giuseppe» che poi gli lasciò in eredità i soldi con cui acquisterà l’ex quotidiano socialista L’Avanti.
Del resto, per i pm Berlusconi sarebbe stato “vettore inconsapevole” (quindi non indagato) delle richieste estorsive di Lavitola a Impregilo. Attraverso Silvio Berlusconi, secondo l’accusa, minacce e pressioni di “Valterino” sarebbero arrivate ai vertici di Impregilo per far sì che la società si accollasse la costruzione dell’ospedale pediatrico nella regione di Veragus nonostante l’opera fosse subordinata alla concessione dell’appalto per la metropolitana cittadina, poi affidato a una società brasiliana. In questo contesto matura la telefonata che Berlusconi effettua ul 2 agosto 2011 a Massimo Ponzellini, allora presidente di Impregilo e bersaglio di intercettazione telefonica in seguito all’inchiesta sulla Banca Popolare di Milano e per i rapporti dell’istituto con il gruppo Corallo.
Da Presidente del Consiglio, Berlusconi, senza chiedere oltre esegue: «mi telefonano da Panama», attacca B., «e dicono che devo contattare i vertici di Impregilo (…) e dire che sulla questione ospedali dovete trovare l’accordo con Panama, altrimenti il presidente del Panama (Martinelli, ndr) rilascerà alle 19.30 di questa sera ora panamense una dichiarazione per bloccare l’opera di Impregilo sullo stretto con un grave tracollo, pensano conseguente in borsa per Impregilo». Alla fine l’ex Presidente del Consiglio chiosa «io ti passo l’informazione così come me l’hanno lasciata scritta a seguito questo qui è quel tale Lavitola no, amico del presidente di Panama. (…) Io ho fatto l’ambasciatore che non porta pena». Il giorno dopo Ponzellini contatta l’amministratore delegato di Impregilo Rubegni, presentando le richieste di Panama arrivate a lui attraverso Berlusconi. Sentito dai pm titolari dell’inchiesta di Napoli, Ponzellini conferma il contenuto delle telefonate e puntualizza: «Dissi chiaramente a Berlusconi che, secondo me, Lavitola era una persona da lasciar stare».
Le circostanze sulla costruzione dell’ospedale vengono confermate anche dall’allora ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ha dichiarato che l’impegno per la realizzazione dell’ospedale pediatrico fu assunto direttamente da Berlusconi, dopo il viaggio del giugno 2010 a Panama accompagnato dallo stesso Lavitola. A verbale Frattini lascia scritto che Berlusconi aveva incaricato l’ex direttore de L’Avanti di «trovare degli imprenditori disposti ad accollarsi una parte della spesa perché per la restante parte avrebbe provveduto personalmente». L’accordo sulla costruzione dell’ospedale rappresenta per i magistrati un modo per offrire “tangenti” al presidente di Panama Martinelli tramite un imprenditore a lui collegato per altre vicende: “verosimilmente Rogelio Oruna Aguilar” scrivono i pm “imprenditore col quale Martinelli aveva un vero e proprio rapporto occulto di società di fatto, avendo già svolto il ruolo di collettore delle tangenti a lui destinate in altre occasioni”.
Il nome di Oruna ritorna anche nelle dichiarazioni di Angelo Capriotti, il quale tira in ballo un altro imprenditore: Mauro Velocci. «la Devor Diagnostic» afferma Capriotti «di Anguilar Rogelio Oruna, società operante nel campo delle forniture ospedaliere, veniva di fatto utilizzata per riciclare le somme di denaro destinate a Martinelli». Capriotti apprende la circostanza proprio da Velocci, che già nello scorso ottobre fece la sua comparsa su alcuni organi di informazione latino americani per la partita sulla Svenmark società che avrebbe dovuto costruire un carcere a Panama, sempre grazie all’intermediazione di Lavitola.
Entra qui in gioco il figlio del presidente Martinelli, Ricardo Martinelli Linares, avvicinato, secondo Capriotti, da Lavitola e lo stesso Velocci per ricattare il presidente panamense simulando una vendita di elicotteri al Martinelli Jr. Per la famiglia Martinelli “una montatura italiana montata ad arte per la stampa”, che ha però costretto il presidente sudamericano a intervenire con un comunicato di smentita.