Marò a Cinque StelIe. Subito una missione in India

Doppio intervento per i nostri fucilieri

Caso marò, l’Italia si muove. Dopo tante attese, le istituzioni alzano la voce per difendere la posizione dei fucilieri di Marina ancora detenuti in India. Nel pomeriggio del 14 gennaio il governo Letta ha presentato un ricorso alla Corte Suprema di Nuova Delhi per scongiurare la possibilità che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre – in attesa di giudizio per la morte di due pescatori – possano incorrere nella pena di morte. In serata il Parlamento italiano ha deciso di inviare una delegazione istituzionale per visitare i due militari e incontrare le autorità locali. E proprio la scelta di inviare alcuni parlamentari in missione ha rischiato di aprire un imbarazzante caso diplomatico. A partire per l’India, fino a poche ore fa, dovevano essere solo alcuni deputati del Movimento 5 Stelle. Il 10 gennaio, venerdì scorso, gli esponenti grillini della commissione Esteri della Camera:

«Dopo mille promesse, tutte disattese, il M5S andrà direttamente in India a conoscere i fatti». 

La missione era stata studiata nei dettagli: dopo aver contattato l’ambasciatore italiano a Nuova Delhi, i parlamentari avevano fissato anche la data della partenza al prossimo 20 gennaio. Un’operazione necessaria per sbloccare la situazione, già sperimentata in passato. Alcuni mesi fa i deputati pentastellati erano volati ad Astana per incontrare Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov espulsa dall’Italia assieme alla figlia. Ma in Parlamento quell’incontro – con tanto di diretta streaming dall’abitazione della Shalabayeva – aveva fatto storcere il naso a qualcuno. In tanti avevano puntato il dito contro un intervento non concordato con la diplomazia italiana, gestito dai deputati grillini senza alcun coordinamento con il governo. L’annuncio di una nuova missione a Cinque Stelle, stavolta in India, ha creato altre preoccupazioni. Stavolta la maggioranza ha giocato d’anticipo. Nel pomeriggio i presidenti delle commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato si sono incontrati per organizzare una missione a Nuova Delhi «rappresentativa di tutti i gruppi parlamentari». Prendendo l’impegno di partire nel giro di due settimane.

Pochi dubbi sul ruolo dei Cinque Stelle in questa vicenda. La missione parlamentare – spiega una nota – è stata organizzata «a seguito delle preannunciate iniziative di diversi gruppi parlamentari, tese a recarsi in India per manifestare sostegno a i nostri fucilieri di Marina». Intanto maggioranza e opposizione decidono di lavorare assieme. A fronte dell’impegno dei presidenti delle commissioni interessate – Elio Vito e Fabrizio Cicchitto a Montecitorio, Nicola Latorre e Pierferdinando Casini al Senato – i deputati a 5 Stelle hanno accettato di annullare la loro missione. «Mai come in questa vicenda – aveva avvertito Cicchitto – occorre procedere senza personalismi e passi falsi, operando con determinazione e senso di responsabilità per dare un convincente segnale di unità all’India e a tutta la comunità interazione».

La delegazione parlamentare italiana partirà entro la fine del mese di gennaio. Ne dovrebbero far parte una decina di parlamentari: i quattro presidenti delle commissioni e alcuni esponenti politici dei diversi partiti. In queste ore si lavora sui dettagli della missione. Oltre a visitare i due marò presso la nostra ambasciata, si cerca di organizzare una serie di incontri con le autorità indiane. «E non è detto che ci si riesca», spiegano i grillini. Intanto il Movimento Cinque Stelle continua la sua battaglia. «Se per la fine di gennaio la missione non sarà partita – racconta Daniele Del Grosso, uno dei membri M5S in commissione Esteri – allora in India ci andremo noi». Parallelamente il Movimento chiede le dimissioni dell’inviato del governo Staffan De Mistura. «In quasi due anni di mediazioni non ha ottenuto alcun risultato – spiega il vicepresidente della commissione Esteri Alessandro Di Battista – La sua strategia di risolvere la questione con il basso profilo è fallita miseramente. Per riportare a casa i nostri marò adesso serve alzare la voce».

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