Scontro sulla legge elettorale, ma non c’era un’intesa?

Trattative infinite

E meno male che era stato trovato un accordo sulla legge elettorale. Sabato scorso Matteo Renzi e Silvio Berlusconi siglavano al Nazareno la storica intesa. Non è passata neanche una settimana e in Parlamento i vertici e le riunioni continuano a susseguirsi a ritmi nevrotici. I partiti si dividono e si scontrano. Si discute su tutto: dalle preferenze alle soglie di sbarramento, fino al premio di maggioranza. A voler essere precisi non si è trovata una mediazione neppure sul nome del nuovo sistema. Il segretario Pd Matteo Renzi l’ha battezzato “Italicum”, conquistando il temporaneo copyright del poco invidiabile provvedimento. Più esperto di riforme istituzionali, il politologo Giovanni Sartori aveva suggerito Pastrocchium. Qualcun altro, per irridere i contatti privilegiati tra Renzi e la controparte berlusconiana, l’altro toscano Denis Verdini, aveva proposto Fiorentinum. Termine sicuramente più appetibile del Pregiudicatellum avanzato dai grillini.

Eppure si è parlato di storica intesa. Sarà. A leggere le cronache sembra lontano persino un accordo di massima sui temi di fondo, nonostante l’incessante moral suasion del presidente Napolitano a fare veloce con le riforme. Ad esempio, come saranno scelti i parlamentari? Il testo base della legge approvato in commissione Affari costituzionali prevede liste bloccate, seppure corte. Renzi giura che lui avrebbe scelto le preferenze, ma il Cavaliere non ha voluto sentire ragioni. Peccato che buona parte del Partito democratico non sia d’accordo. È pronta a chiedere una correzione la minoranza Pd, ma promettono battaglia per l’introduzione delle preferenze anche gli esponenti del Nuovo Centrodestra (curiosamente anche loro hanno firmato il testo base approvato oggi). Intanto il governo prende posizione sul tema. In ordine sparso, ovviamente. Ieri sera il premier Letta apriva alla possibilità di ricorrere al meccanismo delle preferenze? Oggi il ministro per i Rapporti con il Paramento Dario Franceschini lo contraddice: «Reintrodurre le preferenze sarebbe un errore enorme». Per complicare ancora un po’ il quadro, ecco avanzare una terza ipotesi. In Parlamento c’è chi propone di rispolverare i collegi uninominali del Mattarellum, magari anche solo per eleggere metà dei parlamentari. Manca l’ipotesi del sorteggio nazionale per l’assegnazione dei seggi, modello lotteria Italia. Per il resto le proposte sono ancora tutte sul tavolo. 

Si discute poi sulla governabilità. Renzi e Berlusconi avevano trovato un compromesso: sì a un premio di maggioranza da assegnare al partito o coalizione in grado di raggiungere il 35 per cento al primo turno (come chiedeva il Cavaliere). E in assenza di un vincitore, ricorso a un secondo turno elettorale (proposta cara al Pd). Tutti cedono qualcosa, ma alla fine non ci si mette d’accordo neanche stavolta. Scelta Civica, Nuovo Centrodestra, Popolari, Sinistra Ecologia e Libertà e una parte del Pd adesso chiedono di alzare la soglia. Almeno fino al 40 per cento. Peccato che così salta l’intesa con Forza Italia, poco disposta a sottoporsi a un ballottaggio quasi certo. Risultato: siamo ancora in alto mare. 

Almeno su un passaggio l’intesa tra Renzi e Berlusconi sembrava a prova di terremoto: le soglie di sbarramento. Il cinque per cento per entrare in Parlamento, addirittura l’otto per cento per i partiti non coalizzati (con il piccolo effetto collaterale di lasciare a casa le formazioni con oltre tre milioni di elettori). Nessun attentato alla democrazia, a sentire i fautori dell’accordo. Piuttosto un’opportuna «semplificazione del quadro politico». In realtà gli effetti rischiano di essere quelli di una strage. Secondo le proiezioni degli esperti le soglie dell’Italicum aprirebbero le porte di Camera e Senato a 3 o 4 partiti al massimo. Stranamente tutti i gruppi parlamentari tranne Forza Italia e Partito democratico hanno puntato i piedi. E chi se lo sarebbe mai aspettato? Adesso in commissione Affari costituzionali si cerca un compromesso su nuove soglie di sbarramento. Si potrebbero abbassare al 4 per cento i limiti per i partiti alleati. Oppure al 6 per cento, ma unicamente per chi si presenta da solo. Chissà, magari basta ripescare il miglior perdente di ogni coalizione. 

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