La guerra grillina? «Nessuna sorpresa, l’aspettavamo»

Polemiche a Cinque Stelle

Hanno occupato le commissioni parlamentari, attaccato la presidente della Camera Laura Boldrini e formalizzato la richiesta di impeachment per Giorgio Napolitano. I grillini all’attacco del sistema, denunciava allarmista qualche giornale. Eppure chi conosce bene il Movimento Cinque Stelle non sembra stupirsi più di tanto. «Intendiamoci, che ci sia qualcosa di nuovo è sotto gli occhi di tutti» racconta Piergiorgio Corbetta, direttore di ricerca dell’Istituto Carlo Cattaneo. «Ma le novità riguardano l’iniziativa parlamentare. Dal punto di vista ideologico non c’è alcun cambio di strategia. Il M5S è sempre stato un movimento antisistema. In questi giorni assistiamo solo a un’esacerbazione della linea politica già presente nel loro dna». L’anno scorso Corbetta ha scritto “Il partito di Grillo”, uno dei primi volumi sull’universo a Cinque Stelle. Entro l’estate l’Istituto Cattaneo pubblicherà un nuovo studio, stavolta in lingua inglese. «Perché quello del M5S – ammette l’autore – è un fenomeno che suscita l’interesse internazionale». 

Le ultime cronache dal Palazzo non hanno sorpreso neppure Roberto Biorcio, autore del libro “Politica a 5 Stelle”. «Ricordo quando alcuni mesi fa i deputati grillini salirono sul tetto di Montecitorio per protestare contro il progetto di riforma costituzionale della maggioranza. Un battaglia condivisa da molti esperti della materia, peraltro. Anche allora la presidente Boldrini disse che si tentava di sminuire le istituzioni». Docente di sociologia dei fenomeni politici all’Università Bicocca di Milano, anche Biorcio è convinto che la strategia sia sempre la stessa. «Su alcuni argomenti di particolare interesse gli esponenti del Movimento Cinque stelle compiono gesti eclatanti per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica». Stando alla lettura dell’esperto, non c’è nulla di inedito neppure in questo. «Si tratta di gesti non convenzionali, come quelli che un tempo faceva Pannella».

Su una cosa entrambi gli studiosi concordano. Il Movimento Cinque stelle è un fenomeno politico particolarissimo. Di portata tutt’altro che secondaria. «Il M5s – spiega Corbetta – ha rappresentato una scossa elettrica formidabile in un sistema immobile da decenni. Una realtà di enorme rilevanza, in grado di interpretare richieste dell’elettorato che nessun altro aveva colto». I numeri fotografano l’evidenza. «Parliamo di un movimento che alla sua prima elezione ha conquistato il 25 per cento dei voti. Non si era mai visto in nessuna democrazia occidentale». Una volta entrati in Parlamento, i grillini si sono scontrati con una nuova realtà. I Cinque Stelle potevano diventare forza di governo, accettando le lusinghe di Pierluigi Bersani e del Partito democratico. «Comprensibilmente non l’hanno fatto – ricorda Corbetta – Così come hanno deciso di non diventare un’opposizione organica al sistema». Ma il M5S poteva anche provare a ritagliarsi un ruolo da “partito di controllo”. 

Le aspirazioni iniziali sembravano proprio quelle. Né destra, né sinistra: Beppe Grillo aveva pensato di far sedere i suoi parlamentari nella parte alta dell’emiciclo. La posizione privilegiata – anche simbolicamente – per controllare gli altri gruppi parlamentari. Lo slogan del Palazzo da aprire come una scatoletta di tonno non rispondeva forse alla stessa ambizione? «Ma questo ruolo non l’hanno mai svolto, preferendo un antagonismo quasi fisico». La spiegazione di Corbetta è quasi paradossale: «I grillini hanno avuto un successo elettorale eccessivo. Un partito di controllo non può pesare più del 10-15 per cento. In questo modo può esercitare le sue funzioni tirandosi fuori dalle dinamiche parlamentari, ma senza bloccarle». Operazione impossibile per un partito che solo alla Camera controlla più di cento deputati. «Rifiutando l’accordo con Bersani, di fatto il M5S ha bloccato per mesi il sistema, costringendo gli altri partiti alle larghe intese».

Biorcio non la pensa allo stesso modo. Il giudizio dell’autore di “Politica a 5 Stelle” sui primi mesi parlamentari del Movimento è fondamentalmente positivo. Certo, soprattutto all’inizio i deputati grillini hanno pagato un po’ di inesperienza. «Non sapevano muoversi, in seguito sono diventati molto più efficaci». Tanto da essersi ritagliati quel ruolo di “sentinella dei cittadini» che Corbetta non condivide. «I gesti eclatanti di questi giorni – continua Biorcio – nascono proprio per sottolineare operazioni politiche altrimenti destinate a passare sotto silenzio». Dalla legge elettorale frutto dell’intesa tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi al decreto Imu-Bankitalia. E le accuse di violenza in Parlamento? «I grillini non sono violenti, sono loro che sono stati picchiati». Ovviamente Biorcio non giustifica certi episodi. È il caso di alcune espressioni «poco opportune» finite al centro delle polemiche: «Dal “boia chi molla” gridato in Aula a certi atteggiamenti maschilisti». Ma senza gridare allo scandalo. «Ripeto, il modo può essere discutibile. In parte nasce dall’impreparazione nella dialettica parlamentare da parte di molti di loro. Eppure mi sembra che gli stessi Grillo e Casaleggio abbiano deplorato certe derive, peraltro controproducenti». Insomma, a giustificare le ultime uscite è la necessaria visibilità. Resa ancora più urgente dall’iperpresenzialismo mediatico del segretario Pd Matteo Renzi. «Il M5S deve farsi notare – continua Biorcio – Deve dimostrare al Paese che in Parlamento compie delle battaglie condivise dall’opinione pubblica. È la stessa logica che ha giustificato un’altra novità: da qualche tempo numerosi esponenti del M5S hanno iniziato ad andare in televisione e rilasciare interviste».

La tesi di Corbetta è diversa. «Quando lo scontro politico alza i toni in maniera eccessiva, quando si passa agli insulti e alle aggressioni, quasi sempre dietro si nasconde una mancanza di idee». Certo, alcune battaglie sono condivisibili. È il caso del decreto sulla Banca d’Italia, «una lotta legittima e meritoria», come l’opposizione alla stretta sulla legge elettorale. Ma la recente offensiva parlamentare grillina ha finito per oltrepassare certi limiti. «Finendo per delegittimare la politica, le istituzioni e persino lo stesso Movimento Cinque Stelle».  Ecco il rischio che i grillini corrono. «La mia impressione? – continua Corbetta- Non tutti gli elettori che li hanno seguiti guardano con simpatia a queste forme di aggressività. Alcune sfociate persino in comportamenti sessisti». Sullo sfondo c’è una nuova campagna elettorale. A maggio gli italiani torneranno alle urne per le Europee. «È un’occasione molto importante per Grillo» racconta Corbetta. Per un movimento che ha sempre messo in discussione il dogma della moneta unica, il voto potrebbe segnare il rilancio o affossarne definitivamente le aspirazioni.

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