Una birra mette tutti d’accordo, anche alla Camera

Ma per la Ragioneria i conti non tornano

Partito democratico, Forza Italia, persino Movimento Cinque Stelle. Un asse trasversale a difesa della birra. Alla Camera dei deputati maggioranza e opposizione decidono di votare tutti insieme, almeno per una volta. Succede nelle commissioni Attività produttive e Finanze, dove un paio di giorni fa è passato un emendamento al decreto Destinazione Italia a tutela della bevanda di Sant’Arnoldo. Larghe intese nel nome del luppolo, che però rischiano di scontrarsi con le cifre della Ragioneria di Stato e non superare la prova dell’Aula.

La vicenda nasce la scorsa estate, quando il governo Letta approva i decreti su Scuola e Beni culturali. Le coperture scarseggiano, e così a Palazzo Chigi decidono di finanziare una parte dei provvedimenti aumentando l’accisa sulle birre. Per i rappresentanti del comparto è un incubo. «Un vero e proprio accanimento». La tassazione sulla bevanda alcolica viene incrementata gradualmente. I primi due scatti vengono programmati per ottobre 2013 e gennaio 2014. I successivi a marzo 2014 e all’inizio del prossimo anno. 

Oggi Assobirra, l’associazione degli industriali della birra e del malto, ripercorre il lungo calvario fiscale del settore. «Tra il gennaio 2003 e l’ottobre 2013 – si legge sul web – l’accisa sulla birra è aumentata da 16,8 a 28,2 euro per ettolitro: il 67,9 per cento in più. Aumento che supera il 70 per cento, perché sull’accisa si applica anche l’Iva, che nel frattempo è salita dal 20 al 22 per cento». I numeri non rendono l’idea? L’associazione dei birrai ricorre a un’immagine più immediata. «Per ogni birra che compriamo, un sorso (abbondante) su tre se lo beve il fisco». Calcolando che al supermercato il prezzo medio di una lager da 66 cl è di circa un euro – e 37 centesimi se ne vanno in tasse – i conti tornano.

A differenza del governo, il Parlamento si interessa quasi subito alla questione. Già in autunno le commissioni competenti accolgono le lamentele dei birrai italiani – che si presentano a Montecitorio in audizione – promettendo un intervento riparatore. Difficile far finta di niente. «La birra – racconta al telefono il direttore di Assobirra Filippo Terzaghi – rappresenta da sempre un prodotto popolare, dal costo contenuto». È anche una bevanda molto diffusa. Secondo le stime sono almeno 35 milioni gli italiani che non rinunciano a un buon boccale. Di fronte all’incremento delle accise, in poco tempo scoppia la rivolta sul web. Lanciata la petizione “salva la tua birra” per scongiurare l’aumento della tassazione, in meno di un mese i rappresentanti del settore raccolgono quasi 40mila sottoscrizioni («firme che abbiamo portato in commissione Cultura» ricorda Terzaghi).

Oggi le firme sono arrivate a 60mila e il primo obiettivo sembra essere a portata di mano. Due giorni fa le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno approvato un emendamento di Forza Italia al decreto Destinazione Italia che cancella l’aumento delle accise in programma per il prossimo marzo. Si tratta di 15 milioni di euro (dal 2008 le accise sulla birra hanno portato all’Erario in media 450 milioni di euro all’anno). Il progetto iniziale, proposto dal presidente della VI commissione Daniele Capezzone, puntava a cancellare anche le nuove tasse in programma da gennaio 2015. Dopo un lungo braccio di ferro con il governo si è deciso di eliminare almeno l’aumento fiscale di marzo. Una prima vittoria? Non ancora. Stamattina la Ragioneria dello Stato ha espresso alcune perplessità – condivise dalla commissione Bilancio – sulle coperture della proposta. «Non dovrebbero esserci problemi» assicurano dagli uffici di Montecitorio, anche se la definitiva approvazione è in programma lunedì.

In attesa del voto, Assobirra promette battaglia. «Continueremo a lavorare per scongiurare anche i prossimi aumenti» racconta Terzaghi. Si cerca di difendere il conto in banca degli appassionati di birra, ma anche di tutelare un settore produttivo rilevante. «Abbiamo registrato una piccola contrazione per colpa delle crisi – spiega il direttore di Assobirra – Ma siamo l’unico settore in cui aumenta l’occupazione». I dati forniti dall’associazione sono effettivamente positivi. Oggi la birra dà lavoro a quasi 5mila persone, il 4,4 per cento in più rispetto al 2012. Considerando l’indotto, i lavoratori interessati sono quasi 150mila. «Non siamo la meccanica – continua Terzaghi – ma rappresentiamo un segmento importante del comparto alimentare». Si parla di 500 produttori, tra grandi multinazionali e microbirrifici artigianali. Una realtà che inizia ad essere apprezzata anche all’estero. «Qualche anno fa era impensabile, eppure oggi esportiamo almeno il 16 per cento della birra prodotta in Italia».

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