Berlusconi scende in campo, per l’ennesima volta

Berlusconi scende in campo, per l’ennesima volta

Silvio Berlusconi è tornato. Allontanato dal Senato, in difficoltà nei sondaggi, ormai non può più neppure fregiarsi del titolo di Cavaliere. Eppure l’ex premier prova a riconquistare la scena. Convocata una conferenza stampa nella sede del partito, il leader di Forza Italia annuncia l’ennesima discesa in campo. Alla ricerca di un ruolo da protagonista nella campagna elettorale che tra pochi giorni anticiperà le Europee di fine maggio. 

Certo, i tempi sono cambiati. La condanna al processo Mediaset stavolta gli impedisce di candidarsi («Per la prima volta in venti anni» si lamenta). E così il suo ritorno sul palcoscenico politico deve essere improntato – almeno nelle intenzioni iniziali – al basso profilo. Il sostituto procuratore generale Antonio Lamanna è stato chiaro: l’affido ai servizi sociali potrà essere revocato se l’ex presidente del Consiglio tornerà ad attaccare la magistratura. Berlusconi ci prova. Prendendo la parola davanti alla sala gremita di giornalisti e candidati annuncia di voler rispettare i giudici e la sentenza. Si dice contento dei servizi sociali a cui la condanna lo ha obbligato. Alle domande più maliziose sulle toghe riesce persino a mordersi le labbra e tacere. «Passiamo alla prossima…».

Poi non resiste. Nel giro di qualche minuto viene fuori il Silvio Berlusconi in versione campagna elettorale. L’ex Cavaliere torna a invocare la riforma della giustizia e l’abolizione del fiscal compact. Denuncia i quattro colpi di Stato che hanno imposto al Paese altrettanti governi senza passare dal voto popolare. Riconosce a Renzi un ruolo importante nel processo di riforma del Paese, ma accusa il suo esecutivo di non avere il controllo del Parlamento. Segno evidente che il leader di Forza Italia, la sfida delle Europee, se la vuole giocare fino in fondo.

Nonostante le difficoltà nel comporre le liste elettorali, nonostante i sondaggi non esaltanti, nonostante lo strapotere mediatico del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ci prova. Negli ultimi mesi lo scontro politico tra Matteo Renzi e Beppe Grillo lo ha relegato in disparte? Da qui al 25 maggio è certo di riconquistare la visibilità perduta. Riecco il comunicatore di un tempo. «Erano mesi che non parlavo…». Poche battute e si torna a parlare della recente vicenda processuale «Sono stato condannato per un fatto assolutamente inesistente». A breve i suoi avvocati presenteranno un’istanza di revisione, l’ex Cavaliere è certo di poter annullare quella sentenza davanti alla corte di Strasburgo. «Ma io sono un uomo delle istituzioni – sottolinea –  In attesa che venga riconosciuta la mia innocenza darò corso alle decisioni della magistratura, ancorché le ritenga ingiuste». I servizi sociali in una casa di riposo «mi hanno fatto piacere» ammette.  Filantropo lo è sempre stato, giura. «Per tantissimi anni ogni sabato mattina andavo a visitare i miei collaboratori ricoverati in ospedale». E per chi ha dato lavoro a quasi 50mila persone non è stato impegno da poco. Profilo basso, ma fino a un certo punto. Quando torna sulla mancata candidatura alle Europee Berlusconi non riesce a trattenersi: gli effetti della sentenza hanno «un’indubbia valenza politica, la mia assenza va a vantaggio della sinistra».

La campagna elettorale sarà combattuta al grido di “Più Italia in Europa, meno Europa in Italia”. «Ma non siamo affatto antieuropeisti» assicura. La parola d’ordine è cambiamento: «Ci sono tanti trattati da rivedere, a partire dal patto di stabilità e il fiscal compact». L’ex premier difende la possibilità per i paesi membri di sforare il 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil, «un vincolo ormai superato». Cita Margareth Thatcher. L’Italia contribuisce troppo al bilancio europeo: «I want my money back, ma forse dovremmo dirlo in tedesco». Andrà rivisto profondamente anche il ruolo della Banca Centrale Europea. «Questo è un punto centrale». Una richiesta dopo l’altra. «Chiediamo che il presidente della commissione venga eletto direttamente dai cittadini».

Si torna a parlare di Italia. Sono questi gli argomenti in grado di scaldare l’elettorato. A partire dai recenti, presunti, quattro colpi di Stato che hanno seguito il IV governo Berlusconi, «l’ultimo eletto dal popolo». Alcune battaglie sono quelle di sempre. Chi ha dimenticato il mantra sul voto utile? «Dal 1948 a oggi non abbiamo ancora imparato a votare». La riforma della giustizia, annuncia, sarà parte integrante della campagna elettorale. Con buona pace del procuratore Lamanna, «per la grande maggioranza degli italiani è questa la riforma delle riforme».

Non sarà più Cavaliere, ma a tratti la verve è quella di un tempo. Berlusconi se la prende con i 63 parlamentari eletti con il Pdl e fuoriusciti negli ultimi mesi. Lo fa senza mai nominare il Nuovo Centrodestra né Angelino Alfano, non è facile. Menzione d’onore per Matteo Renzi. L’ex premier riconosce la capacità riformatrice del rottamatore e conferma gli impegni assunti da Forza Italia. Del resto il riconoscimento del suo ruolo politico passa proprio dall’intesa con l’ex sindaco di Firenze. Dopo aver condiviso l’utilità del superamento del Senato, Berlusconi forse esagera un po’. E inizia a dettare l’agenda a Palazzo Chigi. Tra le riforme più urgenti ci sarebbero la revisione dei poteri del presidente del Consiglio e del sistema di nomina dei membri della Corte costituzionale. Il leader di centrodestra arriva persino a ipotizzare l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Di cui, giura, ha già parlato con Renzi. 

Ma con il presidente del Consiglio marca anche le distanze. Renzi non è stato neppure eletto in Parlamento. Ha conquistato centomila voti a Firenze, «io in vent’anni ne ho presi più di duecento milioni». E così l’esecutivo resta un interlocutore importante, ma in difficoltà. La scelta di posticipare la discussione in Senato sulla legge elettorale, per Berlusconi è sintomo di debolezza. «Ci preoccupa che il governo non abbia il controllo del Parlamento», provoca. L‘attenzione resta sempre alla campagna elettorale. Alla fine Berlusconi rivolge un vero  e proprio appello agli italiani. «La maggioranza moderata del Paese diventi una consapevole, organizzata, maggioranza politica. Avete il dovere di occuparvi del nostro comune destino. Chi si gira dall’altra parte non ama la libertà e non vuole continuare a vivere in Italia». È ottimista. O almeno assicura di esserlo. «Ritengo miracoloso che Forza Italia sia ancora attorno al 20 per cento». L’ex Cavaliere ricorda la sua forzata assenza dalle scene, ma anche l’iperpresenzialismo di Renzi «un bravissimo comunicatore»

C’è tempo per presentare i candidati di Forza Italia. Accanto a Berlusconi siedono i cinque capolista: Gianfranco Micciché, Raffaele Fitto, Elisabetta Gardini, Antonio Tajani e Giovanni Toti. Le polemiche legate alla scelta di chi correrà per un posto a Bruxelles sono recenti. Ma Berlusconi si dice convinto della bontà delle decisioni. «Abbiamo coniugato novità ed esperienza». In sala lo ascolta Clemente Mastella, ricandidato al Sud. Ma anche le tante donne selezionate per equilibrare la parità di genere. «Abbiamo 30 signore nelle nostre liste – scherza Berlusconi – Io ne avrei volute anche di più, ma tanti maschioni prepotenti si sono imposti». Inevitabile il pensiero agli esclusi, su tutti Claudio Scajola. Al giornalista che gli chiede una spiegazione, Berlusconi ammette il suo dispiacere. «È stata una decisione molto, molto, molto dolorosa». Ricorda che l’ex ministro era già stato inserito nelle liste, poi è stato depennato di fronte «alla battaglia che si stava preparando su certi giornali». Chissà se è vero.

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