Secessione al liceo: via dai libri gli autori del Sud

Non solo separatisti veneti

Centocinquant’anni dopo l’unità, il nostro Paese si scopre diviso. Mentre in Veneto i carabinieri del Ros sgominano una presunta organizzazione secessionista, in Parlamento c’è chi denuncia la deriva separatista dei licei italiani. Al centro del caso non ci sono studenti né insegnanti. Ma alcuni dei principali autori italiani del Novecento, discriminati nei libri di scuola perché meridionali. 

Nessuna boutade. La vicenda, che aveva già sollevato alcune polemiche in passato, è arrivata fino a Montecitorio. E stamattina sarà discussa in commissione Cultura, dove il ministro dell’Istruzione è chiamato a rispondere a una dettagliata interrogazione parlamentare. A portare avanti la battaglia è il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Giancarlo Giordano, avellinese. È lui a puntare l’indice contro le “indicazioni nazionali” per i licei contenute nel decreto ministeriale 211/2010. Ebbene «a proposito dell’insegnamento della letteratura italiana per il quinto anno – si legge nel testo – relativamente al pieno Novecento, su 17 autori non è citato nessun meridionale o autore nato a sud di Roma». 

Letteratura in chiave padana o semplice coincidenza? Nel dubbio il deputato di Sel cita il testo delle “indicazioni”. Del Sud non c’è traccia tra i poeti selezionati dal ministero per i testi di studio: «Dentro il XX secolo e fino alle soglie dell’attuale – si legge nel decreto – il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanotto)». Ma neppure tra i principali autori di narrativa: «Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealista a oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello)». 

Che fine ha fatto il modicano Salvatore Quasimodo? Che il suo premio Nobel conti meno del riconoscimento attribuito al genovese Eugenio Montale? E dove sono finiti gli altri siciliani Tomasi di Lampedusa, Sciascia e Vittorini? Il deputato Giordano lancia l’accusa. Senza attribuire la giusta attenzione agli autori meridionali, «si realizzerà una sorta di “canone ministeriale” che causerà indirettamente una “damnatio memoriae” della letteratura del Sud». Certo, le indicazioni contenute nel decreto ministeriale non sono prescrittive, lasciano un discreto spazio agli insegnanti. «Ma indicano ai docenti una traccia da seguire – insiste il parlamentare – e perciò, nonostante l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, condizionano le case editrici nel momento in cui realizzano i libri di testo per tutti i licei italiani».

Il tema è sentito, pochi dubbi a riguardo. Tanto che le prime perplessità erano già state sollevate durante la scorsa legislatura. Il 12 aprile di due anni fa avevano avanzato gli stessi dubbi i deputati di Grande Sud, che alla Camera avevano denunciato «la grave e silenziosa riforma che ha eliminato dai programmi scolastici diversi tra i più importanti poeti e scrittori meridionali del Novecento». Una secessione culturale, responsabile di lasciare in eredità ai nostri liceali «una visione nordista e incompleta, orfana dei grandi intellettuali meridionali». 

Nel 2012 anche un esponente del Partito democratico, il catanese Giovanni Mario Salvino Burtone, aveva incalzato il ministero dell’Istruzione chiedendo una correzione urgente delle “indicazioni nazionali” per i licei. Un ravvedimento «per ricomporre quella unitarietà culturale dell’Italia che è eredità comune della nostra storia letteraria e civile». In quei giorni il sottosegretario Marco Rossi Doria aveva preso seriamente in considerazione la vicenda. Certo, il rappresentante del ministero aveva escluso con fermezza «qualsiasi intento discriminatorio delle segnalate omissioni». Eppure «mi permetta di dire, in via personale – rassicurava l’interrogante – che sto esaminando con attenzione la questione». Un interessamento per ora senza esito. «Da allora  – ricorda oggi Giordano – non c’è stato nessun ulteriore pronunciamento del ministero».

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