
Le riforme costituzionali procedono, anche grazie al sostegno di Silvio Berlusconi. A tarda sera la commissione Affari costituzionali del Senato adotta il disegno di legge del governo come testo base per i lavori. Una vittoria per l’esecutivo, rovinata da un inatteso scivolone della maggioranza. Poco prima, infatti, la stessa assemblea aveva approvato un ordine del giorno del leghista Roberto Calderoli. Un documento sostanzialmente contrario ad alcuni punti chiave della riforma di Palazzo Chigi. In entrambi i casi, i voti decisivi sono quelli di Forza Italia.
Il voto più atteso arriva dopo le 22.30, quando la commissione approva il testo base del governo. La maggioranza è ampia e trasversale. Diciassette voti a favore, solo dieci i contrari. Su twitter il presidente del Consiglio festeggia. «Riforma del Senato – scrive Matteo Renzi – Approvato il testo base del governo. Molto bene, non era facile. La palude non ci blocca!». Uscendo dalla commissione anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi – protagonista per tutto il giorno di un lungo e nervoso confronto con i gruppi parlamentari – ostenta sicurezza. «È una serata assolutamente positiva – racconta ai cronisti rimasti in attesa – abbiamo fatto un passo avanti importante. È stato raggiunto l’obiettivo fondamentale: abbiamo adottato il testo base ed è il testo del governo». Il successo del governo è evidente. Ma il sostegno decisivo di Forza Italia è un particolare tutt’altro che irrilevante. «Senza di noi non si sarebbe aperto il processo riformatore» racconta soddisfatto il capogruppo berlusconiano Paolo Romani.
Se il voto sul testo base era ampiamente atteso, il vero colpo di scena riguarda gli ordini del giorno. Poco dopo le 21, la commissione Affari costituzionali approva a sorpresa il testo presentato da Roberto Calderoli. Un documento largamente contrario all’impostazione del governo, specie per quanto riguarda l’elettività del Senato, uno dei punti cardine della riforma renziana. L’ordine del giorno prevede che i senatori regionali siano «eletti in ciascuna regione in proporzione alla popolazione, contestualmente all’elezione del rispettivo Consiglio regionale o di provincia autonoma». Passa con 15 voti favorevoli e 14 contrari. Politicamente, uno smacco per il governo.
Anche stavolta il documento viene approvato grazie ai voti di Forza Italia. «Siamo protagonisti – continua Romani – Senza di noi non sarebbe passato né l’uno né l’altro». Il messaggio è evidente. Tutt’altro che ai margini della scena politica, Silvio Berlusconi condiziona ancora pesantemente l’azione del governo. Specie al Senato, dove gli equilibri sono particolarmente delicati. A sentire Forza Italia, le riforme dovranno essere fatte assieme all’ex Cavaliere. «L’insistenza del governo per quanto riguarda la sua indisponibilità a concordare insieme contenuti e percorso del processo riformatore – conclude in serata Romani – non è stata premiata dal voto in commissione».
Intanto la serata si colora di giallo. A conti fatti, a decidere l’approvazione dell’ordine del giorno Calderoli è il senatore dei Popolari per l’Italia Mario Mauro. Esponente della maggioranza, è lui l’ago della bilancia che mette in seria difficoltà l’esecutivo. All’uscita della commissione, il vicepresidente del suo gruppo Aldo Di Biagio lo attende in corridoio, i nervi a fior di pelle. «Complimenti – lo incalza ironico – Hai appena rimesso in gioco Berlusconi». Tra i due nasce una breve discussione, poi Mauro se ne va. «Doveva votare contro l’odg Calderoli – racconta Di Biagio – Ne avevamo parlato in una riunione di gruppo. Ma ha fatto il contrario». Ammesso che sia vero, restano i dubbi sul motivo di una simile decisione. C’è chi racconta la delusione dell’ex titolare della Difesa per non essere stato inserito nel governo Renzi. Chi invece sottolinea i dissidi con l’esponente del Nuovo Centrodestra Maurizio Lupi, culminati con l’esclusione di Mauro dalle liste per le Europee.
Chi parla apertamente di tradimento è Roberto Calderoli, che però se la prende con Silvio Berlusconi. «Perfetto, abbiamo vinto e il governo ha perso. Se ne sono usciti vivi lei e Renzi (dice riferendosi al ministro Boschi, ndr) è solo grazie al tradimento di Berlusconi, fino alle 20.20 al telefono mi diceva “tieni duro non dovrà mai passare il testo del governo prima del 25 maggio. Noi saremo con te fino in fondo”. Alle 21.15 cambia tutto. Sarà il fascino della ministra?».