Portineria MilanoGreganti tace, ma nelle carte spunta Gavio: il Pd trema

Greganti tace, ma nelle carte spunta Gavio: il Pd trema

Rinchiuso nel carcere di Opera dove un tempo alloggiava il boss di Cosa Nostra Totò Riina, Primo Greganti, il Compagno G, noto da Tangentopoli per i suoi rapporti con il Pci, nega ogni addebito davanti al Gip Fabio Antezza che lo ha arrestato giovedì 8 maggio: «Non ho preso tangenti», dice, «cercavo imprenditori interessati alla realizzazione di immobili in legno tenendo conto che anche per l’Expo ci saranno padiglioni così realizzati». Greganti, quindi, respinge al mittente le accuse di associazione a delinquere e turbativa d’asta, ma qualcosa stride con gli interrogatori di garanzia dei sodali della cricca, in particolare con quello di Sergio Cattozzo, («lobbista all’americana» come si definisce lui, ndr) che alla fine, dopo un’ora abbondante di interrogatorio, ha ammesso invece le responsabilità: «I biglietti che ho cercato di nascondere erano quelli su cui ho annotato la contabilità delle tangenti». E di intercettazioni tra Cattozzo, Greganti e il Professore Gianstefano Frigerio nei verbali ce ne sono diverse. In particolare una, dove nella discussione è coinvolto anche la “cassaforte” della cricca cioè l’imprenditore del cemento Enrico Maltauro, che tira il ballo un cognome noto al centrosinistra. Ovvero quello di «Gavio», che potrebbe essere un nuovo filone di indagine dei pm milanesi, anche perché la Ati Tubosider del gruppo era già stata visionata dai pm dopo aver vinto uno dei primi appalti Expo. Tutte le strade, del resto, portano a Torino.

A pagina 262 dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere la «cricca» sull’Expo 2015, compare appunto un nome scritto in maiuscolo, che i magistrati hanno evidenziato in neretto. Sono cinque lettere che rischiano di far sobbalzare sulle sedie diversi esponenti del Partito democratico, perché parlare del gruppo Gavio – tra i leader in Italia per le opere autostradali, trovarlo nei verbali di un’inchiesta dove compare anche il nome di Pierluigi Bersani, significa scoperchiare, oltre che il passato di Tangentopoli, l’ultimo vero scandalo che ha fatto tremare gli ex Ds dalle parti del capoluogo lombardo: l’acquisto del 15% della Milano Serravalle da parte della provincia di Milano nel 2005. È un processo, quest’ultimo, che non si è ancora chiuso, con la Procura della Corte dei Conti della Regione Lombardia che nel novembre scorso ha contestato all’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati un danno erariale di oltre 119 milione di euro. 

Verbali Expo 2015

È una storia, quella della Serravalle, che a più riprese ha tirato in ballo gli ex Ds, in principio per la coincidenza con cui il gruppo Unipol di Giovanni Consorte, appoggiato da Gavio, tentò la scalata alla Bnl nel 2005 poi bloccata per aggiotaggio dalla procura di Milano. E poi per l’evolversi del processo a carico di Penati, con i testimoni e gli indagati che hanno citato nelle loro testimonianze il nome di Bersani e persino quello di Massimo D’Alema, tra le ira, le smentite e le querele di entrambi. Del resto non stupisce più di tanto trovare il nome Gavio in un’inchiesta che ha portato in carcere Greganti e il professore ex Dc Gianstefano Frigerio. Diversi arrestati hanno conosciuto e frequentato – proprio come Penati nel 2004 di fronte a quel caffè in un hotel di Roma – il «re delle Autostrade» Marcellino, scomparso nel 2009 a 77 anni. 

Lo conosce Frigerio, la mente della presunta cricca, che fu accusato nel 1992 di aver intascato da lui una tangente da 300 milioni di vecchie lire sull’appalto di allargamento dell’Autostrada Milano-Genova. Per questa mazzetta fu spiccato il 18 agosto del 1992 un mandato d’arresto per Marcellino, ma lui, come ricordano le cronache, scappò a Montecarlo. In realtà la leggenda narra che se ne rimase comodamente a casa, ripresentandosi in tempo per la prescrizione del reato. A conoscere i Gavio c’è di sicuro Greganti che durante Mani Pulite finì alla sbarra in più processi con la famiglia di Tortona, oltre che a Milano persino in provincia di Alessandria. Non solo. I Gavio sono uno dei punti di riferimento del Partito Democratico di Torino dove Greganti è stato iscritto fino a lunedì 12 maggio: hanno sospeso la sua iscrizione dicendo che non lo avevano mai visto.

La realtà è ben diversa. Perché Greganti, che voleva un riscatto politico dopo le ombre degli anni ’90, partecipava negli ultimi tempi a tutte le iniziative politiche. Da ultimo quella al teatro Carignano di Torino il 29 marzo, per sostenere la candidatura di Sergio Chiamparino alla regione Piemonte. Nelle carte c’è persino un suo viaggio a Roma durante un’assemblea del Pd, per «votare Renzi». Il Compagno G parlava con tutti, soprattutto sotto la Mole. E i democrat torinesi sono legati a doppio filo proprio con i grandi costruttori di autostrade di Tortona, con scandali e inchieste a ripetizione sin dagli anni ’90. Lo è Gioacchino Cuntrò, tesoriere del Pd torinese, consigliere di amministrazione della Musinet Engineering del gruppo Sitaf (autostrade del Frejus) – dove principale socio privato con il 36% sono i Gavio – che avrebbe proprio presentato Greganti all’europarlamentare Gianni Pittella. «E su questo non ho niente da aggiungere – spiega Cuntrò a Linkiesta -, Greganti venne alla presentazione del libro di Pittella nel 2013, c’erano altre 150 persone». 

Ma il Pd di Torino è molto di più per Gavio. È Giancarlo Quagliotti, vicesegretario regionale del Pd, legatissimo al sindaco Piero Fassino, amico di Greganti sin dagli anni ’90, condannato con il Compagno G per tangenti varie nel 1997, titolare del conto «Idea» in Svizzera dove i due ammisero il transito di «contributi» per il Pci. Quagliotti, che nega di frequentare Greganti, è anche il presidente della Musinet Engineering. Il Pd torinese è anche Giusi La Ganga, ex socialista del Psi di Bettino Craxi. Patteggiò un anno e otto mesi per una tangente sull’ospedale di Asti: è consiglie comunale del Pd torinese. Nella Sitaf consigliere di amministrazione è Bruno Binasco, ex amministratore delegato del Gruppo Gavio,  condannato nel 1992 per finanziamento illecito ai partiti, sempre a Pci. E infine c’è Salvatore Gallo, ex ras del Psi e soprattuto ras delle tessere del Pd, nome scomodo durante le primarie cittadine che videro Fassino vincere contro il cattolico Davide Gariglio. 

Gallo è anche presidente di Sitalfa, controllata Sitaf, concessionaria per le autostrade del Piemonte, anche quella della Val di Susa. Perché alla fine da Expo si ritorna indietro fino alle Olimpiadi del 2006 a Torino oppure all’Alta Velocità che tiene da anni impegnati i No Tav in una dura opposizione. Nel 2005, in maggio, la procura aprì un’inchiesta a carico di Ugo Martinat, ex deputato missino, indagato per turbativa d’asta nell’assegnazione dei lavori per la variante di Avigliana. Anche lì vennero fuori i rapporti con la Sitaf e con Marcellino Gavio, fu rinviato a giudizio ma poi morì nel 2009. E Angelo Paris, il super manager di Expo arrestato con Greganti e Frigerio l’8 maggio scorso, in quanto pubblico ufficiale di spicco della cricca nel pilotare e gestire gli appalti. Durante l’interrogatorio, dice l’avvocato, «ha ammesso alcune responsabilità giudiziarie, ma non di far parte di un’associazione a delinquere. Si è fidato delle persone sbagliate». In passato fu responsabile tecnico delle Olimpiadi invernali. Insomma, tutte le strade portano a Torino.

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