Storie di applicazioni, tassisti e auto bianche

Storie di applicazioni, tassisti e auto bianche

Mentre i tassisti continuano a prendersela con Uber, con l’appoggio – tra gli altri – del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che ha definito fuorilegge il nuovo servizio Uberpop, e annunciano un nuovo sciopero per l’11 giugno, sulle pagine di giornali e siti locali saltano all’occhio alcune notizie che proprio con le auto bianche (e la mobilità) hanno a che fare. Dalla soluzione trovata a Bologna al taxi gratuito per bambini malati di tumore di Firenze, dalle iniziative dell’entroterra della Sicilia alla polemiche sulle licenze taxi per stranieri. Ecco le storie della settimana

Partiamo dalla ormai sanguinosa lotta tra Uber e i tassisti milanesi. Da quando l’applicazione californiana ha lanciato il servizio low cost, tutto è peggiorato. E dopo lancio di uova e fumogeni durante il Wired Next Fest, ora i tassisti milanesi si inventano anche controllori dell’ordine pubblico. Così pare che sui telefonini di quelli milanesi stia girando un video in cui un autista di Uberpop offrirebbe agli utenti cocaina e marijuana. Da Il Corriere della sera

La frase scivola nella conversazione quasi inaspettata, a voce bassa, «se avete bisogno anche di…bamba …o cose», poi il tono (visto che gli interlocutori sembrano interessati) si fa più sicuro, «ganja , buona… buona… buona». I passeggeri chiedono: quanto la fai? «Solito, 50 a busta, anche 40». Tre clienti in macchina, serata milanese di qualche giorno fa; alla guida un tassista improvvisato, «abusivo». I clienti, in realtà, sono veri tassisti; in qualche modo, fanno gli «agenti provocatori». Dicono di voler passare una notte di sballo. E a quel punto l’autista offre cocaina e marijuana. I tre finti passeggeri lo avrebbero chiamato attraverso Uber, e invece sarebbe arrivato un autista di UberPop, l’applicazione americana sbarcata da poco a Milano che permette a chiunque di mettersi a disposizione con la propria auto e offrire passaggi a pagamento.

L’intero dialogo in macchina è stato registrato. Da qualche giorno questo video gira sui telefonini di centinaia di tassisti milanesi. Che lo considerano una sorta di «pistola fumante»: «Quel che si vede in quel filmato è la quintessenza del problema, Uber ha portato illegalità e ora diffonde altra illegalità». Con un atto di trasparenza, dall’azienda spiegano che si tratta effettivamente di un’auto legata a Uber. Ma aggiungono: «Dovremmo vedere il video e verificare poi nei dettagli cosa sia accaduto. Selezioniamo con attenzione i guidatori all’origine. Ma sui comportamenti successivi, in caso di scorrettezze o illegalità, siamo inflessibili, abbiamo una politica di tolleranza zero». CONTINUA A LEGGERE

Sempre a Milano, giusto per capire quanto siamo ancora indietro, si discute se dare o meno le licenze dei taxi agli stranieri residenti nel nostro Paese regolarmente. I legali dell’Associazione Studi giuridici sull’immigrazione hanno scritto una lettera al Comune di Milano per segnalare che è “discriminatorio” prevedere tra i requisiti per l’ottenimento delle licenze dei taxi “quello della cittadinanza italiana”, escludendo così gli immigrati extracomunitari con regolare permesso di soggiorno. La Repubblica Milano ha intervistato un tassista durante il suo turno notturno:

ORESTE Caselli, 40 anni, tassista da 12, turno notturno. Crede sia giusto che anche uno straniero senza cittadinanza possa fare a Milano il suo mestiere?
“Non ci vedo nulla di male. Però bisogna vedere l’utenza cosa ne penserebbe”.

Cosa intende?
“Nel senso che sarebbe un impoverimento della nostra figura professionale, già peraltro un po’ decaduta e messa a dura a prova, ultimamente, tra la crisi e Uber. Salire a bordo e non avere più il classico tassista che ti sa spiegare la rava e la fava della città ma un bracciante del settore che si limita a portarti da un punto all’altro sono due cose ben diverse”.

Lo troverebbe svilente, quindi?
“Sì, ma mica per razzismo. È solo un tema di cultura e tradizioni, altre problematiche non ne vedo. Un tassista, specie quelli vecchia maniera senza navigatore che sanno tutte le strade e le storie di Milano, è una figura più completa. Persino più di altri colleghi italiani oggi che tra gps e tom tom scrivono la via sullo schermo e guidano col paraocchi. Lo straniero aggraverebbe solo questo quadro, ma giusto perché non conosce il territorio”. CONTINUA A LEGGERE

E poi, tra le polemiche, c’è chi cerca (e trova) soluzioni alternative. Succede a Bologna. Dal Resto del Carlino:

Mentre a Milano i taxi sono in guerra contro Uber, app che consente a chiunque abbia dei requisiti minimi di diventare una sorta di ‘autista fai da te’, da Bologna una coop di tassisti afferma che la tecnologia alternativa esiste da anni e si chiama Taxiclick. Si tratta di un’applicazione, già utilizzabile in molti Stati europei, sviluppata da Cotabo (una delle principali coop bolognesi di taxisti) in collaborazione con la spagnola Taxitronic, partner tecnologico di Cotabo e di tante altre centrali radiotaxi europee. CONTINUA A LEGGERE

E a Palermo. Da Sicilia24news

Si chiama “Fondovalle Taxi” il nuovo sistema di “trasporto digitale”. “Fondovalle Taxi” permetterà, a studenti e lavoratori dell’hinterland saccense, di avere un’opportunità alternativa ai mezzi pubblici per raggiungere Palermo o per tornare a casa dal capoluogo siciliano. Un vantaggio notevole, sia in termini di mobilità. sia per il notevole risparmio economico. “Fondovalle Taxi” sfrutta la piattaforma del social network “Facebook” indicando agli utenti connessi quegli automobilisti con posti liberi a bordo delle proprie auto e con la stessa destinazione che si rendono disponibili ad offrire un passaggio. CONTINUA A LEGGERE

Poi c’è chi, con il proprio taxi, fa delle cose belle, molto belle. Dal Corriere Adriatico.it:

Ha strappato sorrisi, applausi e un mare di foto, fra cui non sono mancati alcuni “selfie”, la simpaticissima Zia Caterina. Si tratta di Caterina Bellandi, la tassista per caso di Firenze che spegne il tassametro del suo “Milano 25” per accompagnare gratuitamente in ospedale, e in giro per il capoluogo toscano, i bambini malati di tumore. Quando non è in servizio Caterina va in giro per l’Italia ad incontrare gente comune ma anche tanti “super eroi”, i bimbi più piccoli e spesso meno fortunati. A questi ultimi regala un sorriso, una coccola, un giochino mentre con i grandi svolge un’opera di sensibilizzazione che non ha eguali. La sua storia ha avuto inizio diversi anni fa con la morte di Stefano, tassista suo compagno ucciso da un tumore ai polmoni. “Tu sarai Milano 25” disse Stefano alla sua Caterina prima di andarsene. E lei ha mantenuto fede a una promessa fatta trasformando così il dolore in energia. CONTINUA A LEGGERE

Buona settimana!

A seguito della pubblicazione della rubrica “Storie della settimana”, il gruppo Tam (Tassisti artigiani milanesi), ha chiesto di replicare con una lettera firmata dal presidente Claudio Severgnini:

Mi rendo conto che l’argomento che disciplina il servizio di trasporto pubblico non di linea ( taxi e

noleggio con conducente) possa essere complesso e di difficile interpretazione se non si è addetti

ai lavori o direttamente coinvolti. Ritengo però che anche che semplificare troppo la questione e

limitarsi a definire quella dei tassisti una semplice difesa corporativa, ancorata a vecchie leggi che

tutelano diritti di pochi sia assolutamente sbagliato.

Il servizio taxi, in quasi tutto il mondo, con davvero rare eccezioni, è un sistema regolamentato

che a fronte di una disciplina chiara e tariffe regolate, offre per contro un controllo dei numeri di

operatori titolati a svolgere questo servizio.

In Italia la legge che regola questo servizio è la legge 21/92 e nel corso di questi anni la stessa è

stata più volte modificata ed aggiornata alle esigenze del servizio, gli interventi di maggiore spicco

sono del 2006 ( decreto Bersani), del 2008 (con la legge 207 poi entrata parzialmente in vigore nel

2010) e infine con il decreto Monti 1/2012; in tutte questi passaggi il legislatore ha voluto sempre

ribadire la separazione di “obblighi e opportunità” che distinguono il servizio taxi dal servizio di

noleggio con conducente.

Da circa un anno una Società americana (Uber) sta cercando di forzare la legislazione attuale

offrendo tramite un’applicazione per cellulari di ultima generazione un servizio di intermediazione

tra autisti ed utenti, senza attenersi al rispetto delle norme vigenti e senza le garanzie di tariffe

trasparenti e inalterabili in ogni condizione di tempo o luogo.

Addirittura, nella sua seconda versione, (Uber-pop) propone per il servizio taxi l’utilizzo di un

autista senza requisiti specifici, senza licenza o autorizzazione, e soprattutto senza auto

immatricolate per questo servizio , con assicurazioni inadeguate e non corrispondenti all’uso di

trasporto persone, esponendo altresì gli autisti aderenti a sanzioni pesanti con confisca dei veicoli

e sospensioni della patente ( art.86 Codice della Strada). 

Quello che desideriamo trasmettere con la nostra prima nota è quindi la necessità che tutto il

trasporto pubblico non di linea, cosi come quello di linea, possa continuare ad essere garantito con

regole certe a tutela del servizio stesso e dell’utenza.

Nella seconda parte della vostra rubrica si legge un articolo dal titolo “La fatica di andare oltre i

taxi” che, probabilmente per cercare di mettere l’accento sull’immobilismo del settore, segnala

una notizia che non risponde a verità, ovvero che alle persone straniere regolarmente residenti nel

nostro paese fosse preclusa la possibilità di diventare titolari di licenza taxi.

Vorrei precisare che il regolamento del servizio taxi all’interno dell’area delle Province di Milano,

Varese e Bergamo dà la facoltà a TUTTI di ottenere una licenza taxi, senza nessuna distinzione,

salvo avere ottenuto i titoli per poterla conseguire …e anche qui guarda caso, si parla solo ed

esclusivamente di rispetto delle regole.

Cordialmente.

Claudio Severgnini

Presidente T.A.M. – Tassisti Artigiani Milanesi