A chi ancora si chiedesse a cosa fosse dovuto il successo di Yo, la app che ha spopolato nel mondo e che aveva, come unica funzione, quella di dire Yo, adesso ha un nuovo problema da risolvere: la nuova app Hey.
Per capire come mai il monosillabismo delle applicazioni stia prendendo piede in modo preoccupante, bisogna fare un passo indietro. Yo è una app polifunzionale: che significa? Può servire a dire “ok”, a definire un “like”, spiegare con un “ricevuto!”, mandare una qualsiasi notifica di qualsiasi cosa. Insomma, con un verso solo esprime tanti concetti, cioè sfrutta i mille usi di “Yo” in lingua inglese. In più, ne aggiunge altri: si può collegare Yo a qualsiasi sito, per ricevere notifiche di ogni genere (per i gol delle partite, ad esempio, ma può declinarsi in mille modi). Per il suo creatore, il 32enne Or Orbel, è una app che ha un potenziale rivoluzionario. Varrebbe già un milione di dollari e sarebbe già stata hackerata.
E Hey cosa c’entra? È un clone di Yo: dal design alla funzione. Ma serve, come dice il payoff, “Quando Yo non basta”. Hey ha una caratteristica in più: permette di scegliere la quantità di “y” che si intende utilizzare. “Heyy” ha un significato diverso da “Hey”, e “Heyyy” un altro rispetto a “Heyy”. E non parliamo di “Heyyyy”.
Per ora Hey è un pre-beta: va ancora sviluppato. A chi interessa e vuole provare la app, può iscriversi qui.