Qui LinkPop vuole condurre una battaglia già persa in partenza. Contro l’uso e l’abuso dei punti esclamativi. Ce ne sono tanti, anzi tantissimi, ovunque. Un fenomeno che gira da molti anni, ma che i social network hanno contribuito a rendere una peste. Ormai non c’è frase senza, non c’è post che non li contenga (e lasciamo perdere i !!!1!!1!! dei complottisti/grillini). Urge una normalizzazione?
Forse no. Il problema, come spiega uno studio, è che, nonostante siano giovanilistici e “rumorosi”, i punti esclamativi sono entrati nell’uso in modo così prepotente perché servono. Eh già. Hanno una funzione importante, in un contesto comunicativo ormai cambiato. Ormai si parla sempre di meno e si scrive sempre di più. Email e WhatsApp hanno sostituito le conversazioni e le telefonate, e la scrittura ora deve sopperire alla capacità espressiva del parlato.
Le voci, quando si parla, sono un mezzo comunicativo fortissimo. Cosa che si perde nei messaggi scritti. Questi segni diventano essenziali, allora, per dare un’intonazione, per non sembrare freddi, per esprimere calore e amicizia. Assumono sempre più importanza e, insieme a una manciata di emoticon, riescono a coprire i buchi comunicativi, almeno un poco.
Come è ovvio, ci sono ancora aree non intaccate dalla moda. Le lettere di presentazione, i contesti formali vietano ancora il punto esclamativo (non solo l’abuso, ma proprio l’uso), facendolo diventare elemento sempre più presente, al contrario, nella vita di tutti i giorni. Ma si dovrà accettare, prima o poi, anche questo!