Da Quasimodo all’Europa, le tracce della maturità 2014

Da Quasimodo all’Europa, le tracce della maturità 2014

In base a quanto emerso finora, queste sarebbero le tracce per la prima prova proposte al mezzo milione di maturandi del 2014:

TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO 
Salvatore Quasimodo, Ride la gazza, nera sugli aranciin Ed è subito seraEdizione: S. Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia, a cura di G. Finzi, Mondadori, Milano1996

TIPOLOGIA B – Saggio breve AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO 
ARGOMENTO: Il dono.  

TIPOLOGIA B – Saggio breve TEMA DI ARGOMENTO TECNICO-SCIENTIFICO 
ARGOMENTO: La pervasività della tecnologia.

TIPOLOGIA B – Saggio breve AMBITO SOCIO – ECONOMICO 
ARGOMENTO: Le nuove responsabilità.  

TIPOLOGIA B – Saggio breve AMBITO STORICO – POLITICO 
ARGOMENTO: Violenza e non-violenza: due volti del Novecento.  

TIPOLOGIA C – TEMA DI ARGOMENTO STORICO 
L’Europa del 1914 e l’Europa del 2014: quali le differenze? 

TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE 
«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione…» – Renzo PIANO, “Il rammendo delle periferie”, Il Sole 24 ORE del 26 gennaio 2014  

TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO 
Salvatore Quasimodo, Ride la gazza, nera sugli aranciin Ed è subito seraEdizione: S. Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia, a cura di G. Finzi, Mondadori, Milano1996

Di Salvatore Quasimodo vengono sottoposti agli studenti i versi della poesia “Ride la gazza, nera sugli aranci”. Ecco il testo e l’analisi:

Da Treccani.it

Forse è un segno vero della vita: 
intorno a me fanciulli con leggeri 
moti del capo danzano in un gioco 
di cadenze e di voci lungo il prato 
5della chiesa. Pietà della sera, ombre 
riaccese sopra l’erba così verde, 
bellissime nel fuoco della luna! 
Memoria vi concede breve sonno: 
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo 
per la prima marea. Questa è l’ora: 
non più mia, arsi, remoti simulacri. 
E tu vento del sud forte di zàgare, 
spingi la luna dove nudi dormono 
fanciulli, forza il puledro sui campi 
15umidi d’orme di cavalle, apri 
il mare, alza le nuvole dagli alberi: 
già l’airone s’avanza verso l’acqua 
e fiuta lento il fango tra le spine, 
ride la gazza, nera sugli aranci. 

NOTE

1 Forse … vero: Forse (questa mia visione) è un sogno che sembra diventare realtà.
3-4 gioco … voci: giocose cantilene di girotondi e nenie infantili; prato: il sagrato erboso.
5 Pietà: generosità caritatevole; ombre: sembianze dei compagni di giochi.
6 riaccese: fatte rivivere.
7 fuoco: la luce rossastra della luna che sorge.
9-10 scroscia … marea: l’acqua della marea che sale raggiunge scrosciando il fondo del pozzo.
11 non … mia: perché la mia infanzia è ormai lontana; arsi … simulacri i compagni di giochi (sono solo) parvenze cancellate e lontane.
12 forte … zàgare: dall’ intenso profumo di fiori d’arancio.
13 spingi: trasporta con il tuo soffio impetuoso; nudi: come nelle immagini dell’antichità classica.
14 forza: sollecita.
15 apri: fa spumeggiare.
16 alza … alberi: solleva le nuvole sopra le cime degli alberi.
17 già: mentre scende la sera; l’airone: il trampoliere dalle lunghe gambe e dal lungo becco che conduce vita seminotturna.
18 fiuta… spine: cerca a passi lenti le sue piccole prede nell’acqua bassa dei canneti.
19 ride … aranci: (mentre) sulle piante d’arancio la gazza, un corvide dal piumaggio prevalentemente nero, fa il suo verso che sembra una risata.

COMMENTO

Si parla, forse a torto, di due fasi per la poesia di Quasimodo: quella “ermetica”, in cui i temi della nostalgia della terra natale, mitizzata come un paradiso perduto, sono evocati dal poeta solitario in paesaggi di classicità mediterranea fuori dal tempo, in un linguaggio rarefatto ed evocativo, e quella più “impegnata” (anche politicamente, a sinistra) nelle tematiche sociali. Questi endecasillabi – del 1942 – aprono la raccolta maggiore, Ed è subito sera, e possono rappresentare il punto estremo della prima fase, dalla voce inconfondibile. Le luci e le ombre, i suoni e i colori di ricordi quasi sognati vi raggiungono un’intensità lirica di grande purezza.

BIO AUTORE

Salvatore Quasimodo (Modica, Ragusa, 1901 – Napoli 1968; l’accento sulla i per il cognome è una sua scelta), figlio di un ferroviere, geometra, interrotti gli studi universitari lavora a Roma e a Firenze (ove grazie a Elio Vittorini, suo cognato, entra in contatto con il gruppo della rivista Solaria); impiegato del Genio civile a Reggio Calabria, a Imperia, a Milano e in Valtellina dal 1926 al 1938, dal 1941 è professore di letteratura italiana al Conservatorio di Milano, critico teatrale e collaboratore di quotidiani e settimanali. Dopo il volume di traduzioni Lirici greci (1940), nel 1942 pubblica Ed è subito sera, che raccoglie i versi di Acque e terre (1930), Òboe sommerso (1932), Erato e Apòllion (1936) e Poesie (1938) con l’aggiunta di Nuove poesie. Seguono, nel dopoguerra, Con il piede straniero sopra il cuore (1946), Giorno dopo giorno (1947), (1949), Il falso e vero verde (1954 e 1956), La terra impareggiabile (1958, premio Viareggio), Dare e avere (1960). Fra le altre traduzioni sono quelle da Virgilio, da Catullo, dall’Iliade e dall’Odissea, dall’Antologia Palatina, dai tragici greci, da Shakespeare, Molière, Neruda, Arghezi, Éluard. Nel 1959, non senza polemiche, ottiene il premio Nobel per la letteratura (vinto da Montale, ma non da Ungaretti).

La foto della prova di italiano su Quasimodo della maturità 2014

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TIPOLOGIA B – Saggio breve AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO 
ARGOMENTO: Il dono.  Un estratto de Il dono di Natale di Grazia Deledda, tra i testi suggeriti per il saggio breve:

I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia. 
Era una festa eccezionale, per loro, quell’anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco. 
Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei. 
E i cinque fratelli volevano far corona alla sorella, anche per dimostrare al futuro cognato che se non erano ricchi come lui, in cambio erano forti, sani, uniti fra di loro come un gruppo di guerrieri. 
Avevano mandato avanti il fratello più piccolo, Felle, un bel ragazzo di undici anni, dai grandi occhi dolci, vestito di pelli lanose come un piccolo San Giovanni Battista; portava sulle spalle una bisaccia, e dentro la bisaccia un maialetto appena ucciso che doveva servire per la cena. 
Il piccolo paese era coperto di neve; le casette nere, addossate al monte, parevano disegnate su di un cartone bianco, e la chiesa, sopra un terrapieno sostenuto da macigni, circondata d’alberi carichi di neve e di ghiacciuoli, appariva come uno di quegli edifizi fantastici che disegnano le nuvole. 
Tutto era silenzio: gli abitanti sembravano sepolti sotto la neve. 
Nella strada che conduceva a casa sua, Felle trovò solo, sulla neve, le impronte di un piede di donna, e si divertì a camminarci sopra. Le impronte cessavano appunto davanti al rozzo cancello di legno del cortile che la sua famiglia possedeva in comune con un’altra famiglia pure di pastori ancora più poveri di loro. Le due casupole, una per parte del cortile, si rassomigliavano come due sorelle; dai comignoli usciva il fumo, dalle porticine trasparivano fili di luce. 
Felle fischiò, per annunziare il suo arrivo: e subito, alla porta del vicino si affacciò una ragazzina col viso rosso dal freddo e gli occhi scintillanti di gioia. 
– Ben tornato, Felle. 
– Oh, Lia! – egli gridò per ricambiarle il saluto, e si avvicinò alla porticina dalla quale, adesso, con la luce usciva anche il fumo di un grande fuoco acceso nel focolare in mezzo alla cucina. 

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TIPOLOGIA B – Saggio breve TEMA DI ARGOMENTO TECNICO-SCIENTIFICO 
ARGOMENTO: La pervasività della tecnologia.

L’articolo di Fabio Chiusi, “Transumano la trionferà”, pubblicato su L’Espresso il 6 febbraio 2014. 

L’Estratto pubblicato nella prova di maturità:

Anche la Silicon Valley ha la sua religione. E potrebbe presto diventare il paradigma dominante tra i vertici e gli addetti ai lavori della culla dell’innovazione contemporanea. È il «transumanismo» e si può definire, scrive il saggista Roberto Manzocco in “Esseri Umani 2.0” (Springer, pp. 354), come «un sistema coerente di fantasie razionali para-scientifiche», su cui la scienza cioè non può ancora pronunciarsi, «che fungono da risposta laica alle aspirazioni escatologiche delle religioni tradizionali».

Per convincersene basta scorrerne i capisaldi: il potenziamento delle nostre capacità fisiche e psichiche; l’eliminazione di ogni forma di sofferenza; la sconfitta dell’invecchiamento e della morte. Ciò che piace ai geek della Valley è che questi grandiosi progetti di superamento dell’umano nel “post-umano” si devono, e possono, realizzare tramite la tecnologia. E tecniche, la cui fattibilità è ancora tutta da scoprire, come il “mind uploading”, ossia il trasferimento della coscienza su supporti non biologici, e le “nanomacchine”, robot grandi come virus in grado di riparare le cellule cancerose o i danni da malattia degenerativa direttamente a livello molecolare. Facile lo scetticismo e l’ironia sui proclami di questi strani eredi dell’Oltreuomo nietzschiano e dei Futuristi in salsa tecnoutopista, le cui radici vengono nel volume individuate nell’alchimia occidentale, nella pratica egizia della mummificazione e nel pensiero taoista. Ma, sostiene Manzocco, giornalista scientifico e scrittore, il transumanismo «non fa più ridere».

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L’articolo di Massimo Gaggi, “E il robot prepara cocktail e fa la guerra”, pubblicato su “La Lettura” del Corriere della Sera

L’Estratto pubblicato nella prova di maturità:

Lord Martin Rees, docente di Astrofisica all’Università di Cambridge e astronomo della Regina, la vede un po’ diversamente: i robot sono utili per lavorare in ambienti proibitivi per l’uomo — piattaforme petrolifere in fiamme, miniere semidistrutte da un crollo, centrali in avaria che perdono sostanze radioattive — oltre che per svolgere mestieri ripetitivi. Ma devono restare al livello di «utili idioti: la loro intelligenza artificiale va limitata, non devono poter svolgere mestieri intellettuali complessi. L’astronomo della Corte d’Inghilterra, occhi rivolti più alle glorie del passato che alle speranze e alle incognite di un futuro comunque problematico, propone una ricetta che sa di luddismo. Una ricetta anacronistica ed estrema che si spiega con l’angoscia che prende molti di noi davanti alla rapidità con la quale la civiltà dei robot — della quale abbiamo favoleggiato per decenni e che sembrava destinata a restare nei libri di fantascienza — sta entrando nelle nostre vite. Che i robot stiano uscendo dalle fabbriche lo sappiamo da tempo: il bancomat è un bancario trasformato in macchina, in servizio notte e giorno. In molti supermercati il cassiere non c’è più, sostituito da sensori, lettori di codici a barre, sistemi di pagamento automatizzati. In Giappone e Francia si moltiplicano treni e metropolitane guidati da un computer (è così la nuova Linea 5 della metropolitana di Milano), così come tutti i convogli che si muovono all’interno dei grandi aeroporti del mondo sono, ormai, senza conducente.

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TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE 
«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione…» – Renzo PIANO, “Il rammendo delle periferie”, Il Sole 24 ORE del 26 gennaio 2014. Un estratto: 

Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee.

Siamo un Paese che è capace di costruire i motori delle Ferrari, robot complicatissimi, che è in grado di lavorare sulla sospensione del plasma a centocinquanta milioni di gradi centigradi. Possiamo farcela perché l’invenzione è nel nostro Dna. Come dice Roberto Benigni, all’epoca di Dante abbiamo inventato la cassa, il credito e il debito: prestavamo soldi a re e papi, Edoardo I d’Inghilterra deve ancora renderceli adesso. Se c’è una cosa che posso fare come senatore a vita non è tanto discutere di leggi e decreti, c’è già chi è molto più preparato di me. Non è questo il mio contributo migliore, perché non sono un politico di professione ma un architetto, che è un mestiere politico. Non è un caso che il termine politica derivi da polis, da città. Norberto Bobbio sosteneva che bisogna essere «indipendenti» dalla politica, ma non «indifferenti» alla politica.

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