La politica in diretta streaming, meglio del cabaret

La politica in diretta streaming, meglio del cabaret

Una discussione dai toni sereni. «Civile e pacata» come si compiace il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla fine. Un vertice di quasi un’ora per discutere di legge elettorale, con poche e circoscritte divagazioni. È ancora presto per dire se l’incontro tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle aiuterà a trovare un’intesa sul prossimo sistema di voto. Non abbastanza presto per confermare tutti i dubbi sulla nuova frontiera della politica italiana: il confronto in diretta streaming. 

Sì, perché a seguire l’evento si resta a tratti disorientati. Più che un tavolo istituzionale, in alcuni passaggi sembra quasi di assistere a un talk show. Più che un vertice sulla legge elettorale, una serata di cabaret. Davanti ai telespettatori il premier Renzi e i suoi interlocutori parlano di Italicum, sistemi di voto, liste bloccate e premi di maggioranza. Ma spesso l’impressione è che a nessuno interessi davvero trovare un’intesa. Costretti a confrontarsi sotto lo sguardo attento della Rete, i protagonisti recitano una parte. Le battute di spirito e gli slogan si sprecano. L’obiettivo resta quello di mettere in difficoltà l’avversario, mostrarsi più responsabile e disponibile dell’altro. Magari persino riuscire a strappare qualche voto in vista della prossima tornata elettorale.

E così nell’aula della III commissione di Montecitorio si consuma un duello a colpi di gag. Da una parte il presidente del Consiglio, che come suggeriscono le regole dello spettacolo lascia in dubbio fino all’ultimo la sua presenza. Confermando la partecipazione a pochi minuti dal vertice e giocando sull’effetto sorpresa. Dall’altra la piccola pattuglia grillina, guidata dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e dall’estensore della proposta di legge elettorale Danilo Toninelli. Giovani, sereni, buoni oratori, tecnicamente preparati. Insomma, il volto dialogante del Movimento Cinque Stelle. L’espressione stessa della inedita disponibilità al confronto emersa con (sospetto?) tempismo all’indomani della sconfitta alle Europee.

I toni sono civili, il confronto sulla legge elettorale forse persino proficuo. Renzi (accompagnato tra gli altri dal capogruppo Roberto Speranza) e i grillini si scontrano sul principio della governabilità. Incassano caute aperture, rispettivamente, su preferenze e premio di maggioranza. Tutto senza risparmiarsi una lunga, lunghissima, serie di battute e ironie. Il progetto di legge che i grillini avevano pomposamente ribattezzato Democratellum, diventa per Renzi prima il Complicatellum, poi il Grandefratellum. Del resto, come ricorda il premier, l’idea di poter segnare sulle schede elettorali anche i candidati da eliminare ricorda molto da vicino le regole di un reality show. 

Una battuta via l’altra, non mancano i colpi bassi. Le intese pre-elettorali sono il pretesto per rinfacciarsi a vicenda gli alleati più imbarazzanti. E se Di Maio cita Clemente Mastella e i «tre senatori» che hanno fatto cadere l’ultimo governo Prodi, Renzi tira fuori l’intesa grillina in Europa: «Io non so come sarebbe andata se aveste detto prima che facevate un accordo con Farage». Botta e risposta. «Se è per questo un anno fa voi avevate detto che Bersani avrebbe fatto il presidente del Consiglio». In certi passaggi sembra quasi di sentire le risate registrate in sottofondo, come nei migliori telefilm anni Ottanta. 

È la politica 2.0, trasparente fino al voyeurismo. Accantonati gli inciuci della seconda Repubblica, oggi il confronto viene trasmesso in diretta web. E probabilmente il principio non è neppure sbagliato. La chiarezza verso gli italiani è un obiettivo meritorio, meno le sue inattese derive. Se in nome della trasparenza si finisce per dare spettacolo i dubbi vengono. Perché l’impressione insistente, e fastidiosa, è che i partecipanti al confronto siano lì per convincere i telespettatori, più che i loro interlocutori. La discussione sull’Italicum? Un pretesto per conquistare qualche elettore all’avversario. Una battuta e una frecciatina dopo l’altra.

Toninelli e Di Maio, «siete come Ric e Gian» scherza il presidente del Consiglio. A tratti l’ironia diventa pungente. «Non abbiamo paura delle preferenze – spiega a un certo punto Renzi -. Nel Nord Est, alle Europee, la Moretti ha preso 230mila preferenze. Più di tutti i candidati a Cinque Stelle. Voi quanti voti avete preso alle primarie? Vicepresidente Di Maio, lei 182? Noi con 182 preferenze non riusciamo a metterlo in consiglio comunale un candidato. E lo dico senza arroganza…». Botta e risposta. «Io ho preso 182 voti, ma il Movimento Cinque Stelle non ha mai avuto problemi di compravendita delle tessere, come alcuni vostri esponenti». In certi momenti si rischia di venire assaliti dalla nostalgia. Se il confronto sulla legge elettorale deve essere una gara a chi risulta più simpatico, forse erano meglio i vertici nelle segrete stanze di Palazzo. 

Alla fine tutti contenti, tutti pronti al dialogo, tutti soddisfatti della disponibilità altrui. E chissà, magari l’incontro di oggi ha davvero gettato le basi per un nuovo confronto politico. Tutti tranne Forza Italia, che adesso teme di venire marginalizzata dal dibattito politico e rilancia con forza l’intesa con Renzi sull’Italicum. Intanto tra pochi giorni il Partito democratico pubblicherà online i principali rilievi alla proposta elettorale dei Cinque Stelle. Poco dopo potrebbe consumarsi un nuovo vertice (sempre in diretta streaming, ci mancherebbe). I grillini avanzano persino un’ipotesi di calendario. In cento giorni, spiegano, il nuovo sistema di voto può essere scritto, presentato alle Camere e approvato. L’ottimismo è il sale della vita, diceva qualcuno. In attesa dei prossimi passi, restano le battute da avanspettacolo di questo pomeriggio.