Scegliere e decidere: la giuria come governance

Scegliere e decidere: la giuria come governance

C’è Aureliano Benedetti, già Presidente della Cassa di Risparmio di Firenze e oggi Consigliere d’Amministrazione di Banca Imi. C’è Davide Croff, che dopo essere stato Amministratore Delegato di Bnl e Presidente della Fondazione della Biennale di Venezia è oggi Consigliere di Gestione di Banca Popolare di Milano, Senior Advisor di TPG e Presidente di Permasteelisa. C’è la Presidente del Pio Albergo Trivulzio Iris Ferro. E poi ci sono Marco Giorgino, Professore ordinario di finanza aziendale e risk management del Politecnico di Milano e Anna Puccio, Segretario Generale della Fondazione Italiana Accenture, Consigliere di Amministrazione Indipendente di Luxottica Group.

Sono stati loro a selezionare e a decidere le realtà che giovedì scorso hanno ricevuto il Premio «Ambrogio Lorenzetti» di Governance Consulting. Una scelta difficile, per molti motivi. In primo luogo, per le difficoltà insite nell’oggetto della valutazione, intangibile e immateriale. In secondo luogo per i criteri di valutazione fondati esclusivamente su esami documentali e su aspetti concreti quali la composizione del consiglio d’amministrazione, sul sistema di controllo interno, sulle politiche di remunerazione, sulla tutela delle diversità. Il tutto, corroborato dalla capacità di comprendere lo spirito dei tempi e, ad esempio, il bisogno di trasparenza nell’era di internet, dei leak e delle numerose inchieste giudiziarie di questi mesi, così come il bisogno di sobrietà nei costi e nelle spese in anni di crisi.

A tutto questo si aggiunge la dimensione – fondamentale, per un giurato, così come per un manager o per un membro di un consiglio di amministrazione – dell’assunzione di responsabilità. Non è banale dire che un’impresa più piccola e misconosciuta ha una governance migliore di un’altra, grande e nota, eppure in questa edizione è successo, più di una volta; non è banale assumersi il rischio di premiare delle realtà per una qualità della governance che altri potrebbero incaricarsi, presto o tardi, di smentire. È un peso, quello di scegliere, di decidersi e di assumersi le responsabilità, che a ben vedere ricade sia sui giurati, sia sulle aziende che hanno premiato. A maggior ragione, nel contesto di un premio intitolato a un pittore che nella sua «Allegoria del buon governo», mette in mano la bilancia della giustizia, alla Sapienza Divina e alla Concordia. 

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