Eataly, a Firenze due giorni di proteste

Eataly, a Firenze due giorni di proteste

Prima Bari, poi Bologna, ora Firenze. I sindacati tornano a protestare contro la gestione del personale di Eataly. Il 30 e 31 agosto ci sarà un presidio del sindacato Cobas fuori dal punto vendita. Non è invece ancora chiaro se ci sarà effettivamente un’astensione dei lavoratori. La Cgil non parteciperà alla protesta ma ha lanciato la sfida al patron di Eataly, Oscar Farinetti, perché accetti un confronto con i sindacati e apra sulla possibilità di una rappresentanza sindacale all’interno del punto vendita. 

Il caso, spiega a Linkiesta Massimiliano Bianchi, segretario generale della Filcams Cgil di Firenze, è nato dal caso di alcuni lavoratori a fine contratto. «C’erano 5 o 6 ragazzi a cui scadeva il contratto di lavoro somministrato. Hanno scritto una lettera aperta all’azienda e i Cobas hanno raccolto l’appello e proclamato due giorni di sciopero».

Nella lettera dei lavoratori uno dei punti sollevati è quello relativo ai tagli avvenuti nel punto vendita, aperto lo scorso 14 dicembre. 

«Non è normale che un azienda – scrivono i lavoratori – in piena espansione, conti all’inaugurazione oltre 120 dipendenti e, a meno di un anno dall’apertura, ne conti la metà. Su questo drastico taglio nessuna spiegazione è stata data. Né sui motivi per cui si debba venire a sapere dei turni settimanali con sole 24 ore di preavviso, né su tanti altri cambiamenti avvenuti»

Su questo punto, tuttavia, l’ad di Eataly, Francesco Farinetti, figlio del fondatore Oscar, ha specificato al Sole 24 Ore che «i ragazzi che ci lavoravano erano 131, mentre oggi sono 97, quindi non la metà. C’è stato un calo fisiologico che si deve al fatto che in fase di start up e in corrispondenza del periodo natalizio le persone presenti in negozio aumentano. Il feedback che avevamo e che abbiamo oggi da Firenze però è positivo e siamo disponibili al dialogo anche con i sindacati».  

Altro punto oggetto di contestazione, come era successo un anno fa relativamente al punto vendita di Bari, è l’eccessiva presenza di lavoratori interinali. Attualmente, spiega Bianchi, «ci sono circa lavoratori interinali, su un totale dei dipendenti di cui non conosciamo neanche il numero esatto, perché non è mai stato possibile avere un confronto con l’azienda, a quanto ci risulta sono 70-80». A oggi, aggiunge il sindacalista della Filcams, «non risulta che ci siano state stabilizzazioni. Se ce ne sono state, sono state pochissime. A nove mesi dall’apertura la fase di start up del punto vendita è finita, l’assetto sta diventando qualcosa di strutturale». Non sembrano esserci invece problemi particolari sul fronte dei salari, aspetto da sempre rivendicato da Farinetti come punto di forza della catena. «Ma se lavori part-time – aggiunge il sindacalista – le retribuzioni sono di conseguenza basse». 

Il limite dei lavoratori interinali, spiega Bianchi, dovrebbe essere dell’8 o 9%, a seconda del contratto nazionale di lavoro, sul totale dei dipendenti. A Bari, dopo le proteste per l’eccessiva presenza di interinali (giustificate dall’azienda con la provvisorietà dei permessi pubblici), nel novembre 2013 ci furono 164 stabilizzazioni: 63 a tempo indeterminato, 66 in apprendistato, 34 a tempo determinato e 1 lavoratore somministrato. Con la stabilizzazione, spiegò l’azienda, l’incidenza dei costi del personale a Bari è passata a oltre il 50% del fatturato, pari al doppio di quella degli altri Eataly d’Italia. Questo anche per un fatturato che, nel punto vendita ospitato nella Fiera del Levante, si è rivelato inferiore alle aspettative. 

Tra i vari problemi sollevati a Firenze c’è quello delle telecamere dentro il negozio («bisonerebbe fare un accordo per mettere insieme le esigenze dell’azienda e quella della privacy per i dipendenti, prevista per legge», spiega Bianchi), ma il punto su cui insistono maggiormente sia la nota dei lavoratori sia la Cgil è la mancanza di rappresentanza sindacale nel punto vendita di Firenze. «Abbiamo qualche iscritto – dice Massimiliano Bianchi – ma tanti lavoratori interinali, che rimangono pochi mesi, non sono nelle condizioni di iscriversi. Non abbiamo soprattutto una rappresentanza sindacale interna. Per questo circa 20 giorni fa abbiamo mandato a Farinetti una richiesta di incontro. Non ci spaventa la conflittualità, ma noi vorremmo fare un ragionamento con l’azienda. A oggi non siamo però stati resi protagonisti di questa discussione. A Farinetti lancio una sfida: sento dire che in questa azienda regna l’armonia, ma non l’armonia non la trovi se c’è una flessibilità che si trasforma in precarietà. Se Farinetti accetta il dialogo, noi siamo pronti a ragionamenti anche innovativi sul tema della flessibilità».