Caro direttore, la modernità passa anche dai giudici

Caro direttore, la modernità passa anche dai giudici

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

La responsabilità civile del giudice rischia di ingessare il diritto

VI sono state negli ultimi anni decisioni giurisprudenziali che hanno spostato verso orizzonti più lontani le frontiere dei diritti fondamentali dell’uomo (si pensi al tema del danno biologico e, in genere al diritto alla salute, compreso il cosiddetto diritto di non nascere se non sani, al tema della libertà religiosa, a quello della famiglia di fatto, ai problemi connessi all’immigrazione, al caso Englaro ed al tema della fine della vita). Anche questa estate non sono mancate decisioni giurisprudenziali innovative su diritti fondamentali dell’uomo. Così, abbiamo letto del caso del neonato conteso a seguito dello scambio delle provette, dell’autorizzazione alla fecondazione eterologa e, infine, del caso di adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale (figlio naturale di una delle due donne). Per prendere certe decisioni ci vuole, oltre che professionalità e competenze specifiche, coraggio. Il coraggio di disattendere precedenti giudiziari di segno contrario, anche di legittimità e di interpretare il complesso sistema normativo in mancanza di specifiche leggi che regolamentino specifiche materie. L’interpretazione sistematica e evolutiva (non certo quella letterale, assai più agevole) — che tenga conto degli indirizzi delle Corti sovranazionali e dei valori fondamentali della Costituzione — è il cuore del nostro lavoro ed è la garanzia più autentica della difesa dei diritti umani, anche laddove non esistano leggi specifiche e chiare. Da sempre il diritto precede le riforme legislative per il semplice motivo che i casi concreti e la evoluzione della società viaggiano a velocità più elevata rispetto alle leggi generali e astratte. Nel nostro Paese questa caratteristica è resa più evidente da una inerzia legislativa derivante da una politica sempre meno disponibile al perseguimento del bene comune e sempre più intrisa di corporativismo. Un magistrato conformista non è, secondo me, un buon magistrato. E la spada di Damocle di una responsabilità civile senza una adeguata clausola di salvaguardia interpretativa ingesserebbe il diritto così come oggi è ingessata la politica.

Mario Fresa, magistrato, già componente Csm, la Repubblica, 3 settembre

Le ore di laboratorio cancellate a scuola

La cosiddetta riforma Gelmini della scuola pubblica (riduzione dell’orario scolastico delle superiori di ogni tipologia dalle 2 alle 4 ore settimanali) ha previsto anche un’ulteriore novità: trasformare parte delle ore laboratoriali negli istituti tecnici e nei professionali in ore di aula, cioè teoriche. Nel biennio dei tecnici le ore di laboratorio di fisica e di chimica sono state ridotte ad una alla settimana (come religione che è facoltativa!) il che vuol dire l’impossibilità di eseguire una decente attività laboratoriale. A differenza degli altri paesi europei, nei licei scientifici l’utilizzo dei laboratori di chimica e di fisica è a discrezione dell’insegnante di teoria che però al massimo esegue esperienze dimostrative, in quanto non prevista la presenza del docente di laboratorio (ecco il motivo della scelta). Troviamo così neo diplomati al liceo scientifico che si iscrivono a facoltà come chimica, biologia, fisica che al loro primo impatto con il laboratorio dell’università si trovano come elefanti dentro una cristalleria!

Sergio Ferrazzi, [email protected]la Repubblica, 3 settembre

Quante “primavere” senza effetti

Ma che fine ha fatto la sorprendente primavera europea, esplosa nelle urne del Vecchio continente, dopo le scorse elezioni? Soffocata nel fumo delle vecchie e farraginose logiche. Polverizzata dal maglio dei poteri costituiti, delle alleanze consolidate e degli egoismi spietati. D’altra parte, tutte le recenti “primavere” hanno deluso gli entusiasmi e le aspettative, a cominciare dal Nordafrica. E, come non bastasse, anche l’estate qui da noi ha fatto cagare.

Rodolfo Maida, Il Foglio, 3 settembre

Partita della pace: che c’azzecca la Fiat?

Ha fatto una certa impressione vedere il marchio Fiat dappertutto durante la partita di calcio per la pace, la fratellanza e l’amicizia tra i popoli e le razze. Fino a ieri massima espressione della produzione di armamenti in Italia, in un recente passato i suoi aerei sono stati impiegati soprattutto nella repressione delle guerriglie di indipendenza in Africa e nel presente mi pare che l’Iveco produca molti mezzi militari armati impiegati in varie guerre dall’Afghanistan al Golfo Persico. La pace e i movimenti per la pace sono messi molto male se le sue manifestazioni hanno ormai questi sostenitori.

Carlo de Lisio, Il Fatto Quotidiano, 3 settembre

Beati gli atei che non guerreggiano permotivi religiosi

E’ stato un piacere vedere alla tv alcuni spezzoni della Partita Interreligiosa della Pace perché, nonostante certi fisici appesantiti (il tempo passa anche per i grandi campioni, marchiando il corpo umano con i suoi segni impietosi), si sono viste alcune giocate di classe.  Certo, resta il disappunto (per non dire l’imbarazzo) per il fatto che sia stato necessario organizzare una partita per ricordare di abbattere il muro dell’odio tra religioni. Come dire: beati gli atei e gli agnostici che non hanno di questi problemi e che mai odieranno o faranno guerre per motivi di religione (ma per altri motivi molto più terreni).  

Lettera firmata, La Stampa, 3 settembre

Obbligazioni in rubli? Impossibile acquistarle in Italia

 A causa della crisi geopolitica la valuta della Russia, il rublo, si indebolisce rispetto a tutte le valute più importanti. Per questo motivo ho pensato di «rischiare il cambio», investendo un piccolo risparmio in obbligazioni Bei tripla A in rubli. Morale: in Italia nessun privato può acquistare questi titoli pur essendo emessi dalla Banca europea per gli investimenti.

Nico Koper, Aviano (Pn), Corriere della Sera, 3 settembre

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