È vero che il mondo è un unico grande sistema; che un battito di ali di farfalle in Cina diventa una tempesta in America; che tutto è collegato: venti, mari, temperature. Però, in realtà, ci sono limiti che non sospettiamo. Ad esempio, i mari e gli cceani: sono vasti ed enormi, ma pur non avendo barriere di divisione fisiche non sono così connessi come potrebbe sembrare. Anzi.
Come mostra questa ricerca dell’Università del Galles del Sud (Australia) in realtà gli oceani, a causa delle correnti, sono in realtà dei grandi stagni. Non c’è molta comunicazione tra le acque e di conseguenza i rifiuti, l’inquinamento e le bottiglie con i messaggi restano più o meno sempre nella stessa – larga – zona.
Le immagini sono abbastanza chiare. Al punto a) si può vedere una situazione teorica iniziale, in cui le sostanze inquinanti sono presenti in tutta l’area; al punto b) già si vede come le correnti restringano il raggio, creando delle vere e proprie zone di concentrazione. Sono cinque aree distinte (eco inquinata dei sette mari), isole galleggianti di spazzatura che arrivano, nella loro totalità, a occupare il 40% della superficie marina. Nei punti c) e d) la situazione diventa più chiara.
La cosa notevole, viene sottolineato qui, è che, in fatto di inquinamento, la distanza di una regione rispetto a un’isola galleggiante di rifiuti è un fatto del tutto ininfluente. Come spiega Gary Froyland, uno degli autori della ricerca, “ci sono Paesi molto lontani i cui rifiuti finiscono, inaspettatamente, nella stessa area galleggiante”. È il gioco delle correnti, e non ci si può davvero fare nulla.