Caro direttore, sull’Islam aveva ragione Oriana Fallaci

Caro direttore, sull’Islam aveva ragione Oriana Fallaci

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Islam: che avesse ragione Oriana Fallaci?

Di fronte al fenomeno dei combattenti islamici noi europei sembriamo quasi vergognarci della nostra identità. Se la gente non rientrerà da questo buonismo, ci aspetterà un futuro di sudditanza e oblio culturale. Bisogna tendere la mano al mondo islamico, combattendo fanatismi e diffidenze, senza però dimenticare ciò che ha detto Oriana Fallaci, profeta inascoltato, mettendoci in guardia contro il terrorismo islamista praticato da ristretti gruppi di fondamentalisti. Chissà che non dovremo, anche se tardivamente, darle ragione.

Mario Pulimanti, m.pulimanti@politicheagricole.it, Corriere della Sera, 7 ottobre

Il governo italiano impari da Google per le misure anticrisi

Il governo italiano intende stimolare l’economia e far crescere i consumi. A questo scopo vuole che i lavoratori abbiano buste paga più consistenti. Ci farebbe mettere dai datori di lavoro una parte del Tfr. Il provvedimento spingerebbe i lavoratori dipendenti a comportarsi come cicale, invece che come formiche. Sarebbe meglio creare ricchezza nuova, creando più valore aggiunto: investire in scuole avanzate, in ricerca scientifica, in sviluppo industriale. In 16 anni Google è arrivata a valere 400 miliardi di dollari. I dipendenti scelgono come impiegare il 20% del loro tempo lavorativo. Pensano. Inventano. Guadagnano. I dirigenti non mirano a miglioramenti del 10%, ma di 10 volte.

Roberto Vacca, mc4634@mclink.It, Repubblica, 4 ottobre

È sempre strage sul lavoro. Nell’indifferenza del governo

Le tristemente famose «morti bianche» sembra non facciano più notizia. Il governo pare non preoccuparsene. Ma 600 persone decedute sul lavoro in soli 9 mesi sono una strage.

Umberto Gaburro, Guidizzolo (Mn), Corriere della Sera, 4 ottobre

Eataly Milano: se questo è un ristorante

Conosco Eataly dal primo giorno e devo dire che mi sembra una pura macchina da soldi. Non mi pronuncio sul marketing che attrae le folle ma vorrei sconsigliare di mangiare nel dehors sulla piazza. Ordiniamo un hamburger (12 euro l’uno). Dopo 20 minuti di attesa arrivano gli hamburger crudi con la carne rossa molle e fredda all’interno. La persona con me inoltre era incinta, ergo la carne per lei sarebbe stata anche pericolosa. Va in cucina e torna dicendo che siccome non era stato chiesto ben cotto, può rifarlo ma pagando altri 12 euro… Mai visto. Ovunque lo avrebbero rifatto, e scusandosi. Alla larga!

Alberto Viscardi

Chi chiede la grazia per Corona conosce i motivi delle condanne?

Leggo con costernazione della richiesta di Celentano, al Presidente Napolitano, di concedere la grazia a Corona. L’iniziativa è tipica dell’ambiente (vip?) del fotografo, in cui predominano ignoranza, superficialità e impudenza. Corona non è stato condannato per reati colposi (frutto cioè di imprudenza, negligenza o imperizia), ma per reati di dolo, frutto cioè di attività coscientemente criminosa, per cui non è lo sprovveduto che ha sbagliato per leggerezza, ma una persona che ha messo in atto attività criminose, per procurarsi ingiusti profitti in danno altrui. Invitando quindi i vip buonisti a mettersi anche per pochi momenti nei panni delle vittime dei reati, invito i vari celentani a spendersi piuttosto per le richieste di provvedimenti di grazia a favore dei padri di famiglia che in questi tempi sono in carcere per aver rubato cibo per i propri figli. 

Nicola Gaeta, La Stampa, 4 ottobre

La nostra intesa sul Tfr bloccata proprio dal ministero

All’Infn (Istituto di Fisica Nucleare, ente pubblico di ricerca) i sindacati, con l’amministrazione, più di un anno fa hanno firmato un accordo, che prevede la possibilità di utilizzare il Tfr, come anticipo o come prestito. Un’idea nata per dare un po’ di respiro rispetto al blocco degli stipendi dei pubblici dipendenti di quell’Ente, che anticipa la proposta del Governo. Peccato che lo stesso Governo non stia concedendo le dovute autorizzazioni a proseguire con l’accordo sindacale. Non vieta, ma neanche autorizza. Come mai il governo propone un provvedimento e poi non facilita la realizzazione di atti simili dove c’è accordo tra le parti?

Ernesto Filoni, e.filoni@flcgil.it

La tessera del partito costa. Meglio il “mi piace” su Facebook

C’è stato un crollo delle tessere nel Pd. Non ci vuole molto a capirne la ragione. Il concetto del tesseramento nei partiti è ormai obsoleto. Il consenso lo si manifesta (gratis) grazie ai “mi piace” su Facebook. Di questi tempi la gente non arriva a fine mese e dunque non pensa proprio di buttare soldi dandoli a un partito quando non ne ha per la propria famiglia.

Giampaolo Volgari, Libero, 5 ottobre

Anche Berlino deve fare i compiti

Leggo su siti tipo Wallstreetitalia e non solo che le banche tedesche sono esposte sui derivati per una cifra mostruosa. A fronte di un Pil pari a 2.700 miliardi, la mole di titoli a estremo rischio che sono di proprietà delle banche che fanno capo a Berlino è pari a 55.600 miliardi dei quali solo 5 mila sono titoli scambiati sui mercati regolamentati mentre tutto il resto è “over the counter”. Un modo più elegante per dire che si tratta di operazioni in profondo nero. Cinquantacinquemila e seicento miliardi di euro: si tratta di un numero con 14 cifre. Una mole di denaro molto più elevata di tutti i debiti pubblici europei messi assieme. La signora Merkel continua ad alzare la voce ordinando agli altri di fare i compiti, facendo finta di non sapere che la sua nazione e i suoi abitanti, ognuno dei quali ha un conto corrente in una delle sue banche, è seduta su un arsenale di ordigni finanziari ad elevato potenziale pronti a detonare. Una seconda Weimar potrebbe essere dietro l’angolo. L’Europa faccia pure i compiti come richiesto. Ma deve pretendere che li faccia anche chi li sta imponendo con tanta insistenza: potremmo scoprire che quelli che deve fare Berlino sono molto più complessi.

Friedrich Zutaten, Düsseldorf, Messaggero, 5 ottobre

Un figlio in Italia costa più che altrove. Con l’Iva al 22%

In occasione dell’apertura del sinodo straordinario sulla famiglia deciso da papa Francesco un telegiornale ha fatto un rapido conto di quello che è il sacrificio economico che si deve affrontare per ogni figlio che arriva. A iniziare dai pannolini fino ai costi della scuola è tutto un salasso e lo Stato non solo non aiuta, ma ne approfitta. È semplicemente vergognoso che sui pannolini si paghi un’Iva al 22% quando nella stragrande maggioranza delle nazioni europea questa è a zero. Chi ha stabilito queste aliquote a quanto pare è convinto che questi beni siano un capriccio dei genitori, che se ne possa tranquillamente fare a meno. E sotto questa aliquota ricadono i latti in polvere, i biberon, passeggini e tutto quello che lo Stato considera superfluo, non di prima necessità per l’infanzia. Si faccia un confronto con quanto si paga all’estero e si forniscano tutti gli strumenti per permettere a chi di dovere di vergognarsi a sufficienza.

Laura Poustis, Stampa 7 ottobre

Se copiate la nostra riforma occhio ai dati sui disoccupati

La riforma del lavoro di Renzi e Ichino è una rivoluzione, prima di tutto filosofica. Ma attenzione a parlare di realtà lontana, i manuali di diritto del lavoro e le sentenze su questa riforma già ci sono. Basta venire in Ticino, Svizzera, per sapere come sarà, tutto in italiano! Da noi non esiste il posto fisso, e nemmeno la reintegra, se non in pochissime eccezioni. Abbiamo l’assicurazione disoccupazione. Non abbiamo il Tfr, eccetera. Il problema: molto probabilmente il nostro sistema con una disoccupazione anche solo sopra l’8% imploderebbe.

Filippo Contarini, Lugano, Repubblica, 7 ottobre

Le mie critiche da iscritto Pd a chi non vuole rassegnarsi

Come iscritto al Pd (circolo di Borgo Venezia, a Verona), non condivido il comportamento della minoranza del partito che, pur avendo perso il congresso, cerca con ogni pretesto di ritardare/ostacolare le importanti riforme economiche ed istituzionali proposte da Renzi che potrebbero aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi. E mi sembra addirittura paradossale che, mentre il presidente del Consiglio sta girando il mondo per comunicare a tutti gli imprenditori che l’Italia sta tornando ad essere un Paese affidabile nel quale è conveniente investire, si pensi da parte di alcuni esponenti della minoranza di imputare proprio a lui gli scarsi risultati del tesseramento del 2014. Secondo me, invece, i simpatizzanti ed i tanti votanti del Pd, prima di pensare ad iscriversi, aspettano che finisca l’assurdo braccio di ferro tra il segretario che vuole cambiare l’Italia e la vecchia guardia del partito che vorrebbe mantenere il nostro Paese nel vicolo cieco degli inconcludenti scontri ideologici tra Destra e Sinistra.

Roberto Cesari, cesari.roberto@libero.it

Cara Littizzetto: per fare figli occorre molto di più dei soldi

Luciana Littizzetto domenica sera, 5 ottobre, dalla tribuna di Rai 3 ha detto solennemente: per fare figli servono soldi. Ha ragione. I figli vengono (solo?) dal materialismo, dal lavoro, dal denaro….E se venissero anche dal sacrificio, dal dono, dalla gratuità? La comica-predicatrice ha dimenticato questo tassello. Le semplificazioni fanno sempre scattare l’applauso.

Sergio Benetti, Dueville (Vi), Avvenire, 7 ottobre