TaccolaLa globalizzazione sarà sempre più un affare cinese

La globalizzazione sarà sempre più un affare cinese

La Cina sarà sempre più il porto del mondo. È questa l’immagine che proiettano le stime di Pwc sul commercio mondiale nel 2030. A dispetto del rallentamento dell’economia mondiale nel 2014 – rispetto alle previsioni dello scorso gennaio – il ritmo di crescita del commercio mondiale non è destinato a diminuire. Tanto che tra poco più di 15 anni varrà quasi il doppio di oggi: 18mila miliardi di dollari contro i 10mila miliardi di oggi.

Se su scala mondiale il tasso medio annuale della crescita dei beni scambiati (sono quindi esclusi i servizi) sarà del 3,3%, le relazioni tra i Paesi emergenti saliranno a un ritmo doppio, pari al 6 per cento. A prendersi la fetta maggiore delle rotte commerciali nel 2030 sarà la Cina, per due motivi: il suo miliardo di consumatori diventerà più ricco e comprerà sempre di più dal resto del mondo e il Paese rimarrà un produttore manifatturiero di primissima importanza, sebbene di prodotti a valore aggiunto maggiore rispetto a oggi.

Gli effetti di queste tendenze si possono vedere nella tabella di Pwc sulle 20 principali rotte commerciali che saranno in essere nel 2030.  

Fonte: Pwc

I risultati della spinta ai commerci tra gli Stati emergenti saranno, quindi, almeno tre. I legami commerciali tra India e Cina cresceranno e diverranno la settima rotta commerciale del mondo. Le economie ricche di risorse come il Brasile e l’Arabia Saudita trarranno vantaggio dalla fame cinese di materie prime e rafforzeranno ulteriormente i propri già forti traffici commerciali con la Cina. Infine, i legami commerciali tra la Cina e le altre economie a basso costo del lavoro del Sud-Est asiatico (prime tra tutte l’Indonesia, la Malaysia e Singapore) si intensificheranno, dal momento che le aziende cinesi cercheranno di sfruttare i salari relativamente bassi di quelle economie.

Fonte: Pwc

Cosa significa, questo, per gli affari mondiali? In primo luogo, la Cina rafforzerà senza dubbio la sua posizione di principale “hub commerciale” di beni a livello globale. Il Dragone asiatico distanzierà negli scambi gli Stati Uniti, che saranno presenti solo in cinque delle prime 20 rotte mondiali, contro le 12 presidiata dalla Cina. Anche la Germania presidierà solo cinque delle prime 20 rotte. Un segno chiaro dello slittamento del potere economico dall’Occidente all’Oriente.

Quanto agli effetti pratici di questi movimenti, il più evidente è che gli Stati del Sud-Est asiatico avranno bisogno di enormi investimenti in infrastrutture, in particolare nei trasporti (porti, ma anche aeroporti e ferrovie) per agevolare il movimento delle merci.

A questi risultati si arriverà, nota Pwc, nonostante le previsioni sulla crescita globale nel 2014 siano state riviste al ribasso, rispetto alle previsioni di gennaio, per eventi straordinari negli Usa e soprattutto per il calo delle economie dell’Eurozona (soprattutto del Sud, a partire dall’Italia) e del Giappone.

Fonte: Pwc

D’altra parte, spiega la società di consulenza, i commerci mondiali negli ultimi 30 anni sono cresciuti molto più velocemente dell’economia nel suo complesso. Rispetto al 1981 si sono moltiplicati per cinque (a valori costanti), contro un Pil mondiale che nel frattempo è “solamente” triplicato. A dare la spinta al commercio nel mondo sono stati, dopo la disgregazione del mondo bipolare a causa della caduta del Muro e dell’Urss, le liberalizzazioni che ne sono seguite, prima in seno al Gatt e poi al Wto.

Sugli effetti sull’economia del nuovo mondo globalizzato, Pwc non lascia spazio a interpretazioni critiche: questo trend ha prodotto «importanti benefici sia per le imprese sia per i consumatori. Per esempio, all’indomani della crisi finanziaria, la richiesta più forte da parte dei mercati emergenti ha fornito un’ancora di salvezza di cui c’era grande bisogno per alcune imprese colpite duramente nelle economie avanzate». Un discorso che vale per Stati Uniti e Germania, ma molto meno – con le dovute eccezioni – per Paesi come l’Italia che della globalizzazione hanno approfittato solo in parte.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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