Effetto Streisand, il contrappasso di tutte le censure

Effetto Streisand, il contrappasso di tutte le censure

Non tutti conoscono l’effetto Streisand. È un fenomeno del mondo mediatico: si ha quando il tentativo di censurare/bloccare/eliminare un’informazione ottiene come risultato, al contrario, di renderne la pubblicizzazione ancora più ampia. In altre parole: vuoi nascondere una notizia e lo fai così male che se ne accorgono tutti, anche quelli che non l’avrebbero notata. Del resto si sa: se una smentita è una notizia data due volte, allora un tentativo di censura fallito è una notizia al cubo.

Il nome, scelto da Mike Masnick di Techdirt, si ispira a una storia che riguarda l’attrice e cantante Barbra Streisand. Nel 2003 portò in tribunale il fotografo e attivista ambientale Kenneth Adelman, colpevole di aver pubblicato sul suo sito Pictopia immagini in cui compariva la villa della cantante lungo la costa californiana, a Malibu. Le fotografie avrebbero messo in pericolo il suo diritto alla privacy.

Adelman cercò di difendersi sostenendo che le sue intenzioni erano del tutto diverse: voleva mostrare l’erosione costiera della zona, e non mettere a repentaglio la privacy della cantante. Aldilà delle considerazioni legali, il problema fu che la vicenda finì sui giornali e divenne famosa. Le visite su Pictopia esplosero, fino a raggiungere in un mese 42mila contatti. Tutti scoprirono dov’era la casa di Barbra Streisand, cioè proprio quello che l’attrice voleva evitare. Prima che facesse causa al sito, risulta dagli atti, i download delle immagini della villa erano stati solo sei. Una beffa.

Dell’effetto Streisand se ne sono accorti in tanti. Ad esempio Beyoncé: senza chiedere interventi legali, ha chiesto – tramite il suo rappresentante – al sito Buzzfeed di rimuovere alcune immagini in un articolo che prendeva in giro le sue espressioni facciali al Superbowl. Erano “poco lusinghiere”. Buzzfeed si rifiutò e, anzi, le ripubblicò sotto il titolo: “Le foto poco lusinghiere che l’editore di Beyoncé non vuole farvi vedere”. Fu un successo.

In un certo senso, come recita questa vignetta, se ne sono accorti anche i terroristi che hanno ucciso i giornalisti di Charlie Hébdo. Un giornale che stava chiudendo, in un giorno ha tirato più di cinque milioni di copie. Da pubblicazione per pochi appassionati (e intenditori) a nome che, ora, conoscono tutti nel mondo. Da giornale battagliero e irriverente a simbolo (anche suo malgrado) della libertà di stampa e di espressione, sposato da presidenti e politici da tutte le risme. Insomma, se hanno voluto silenziarlo, hanno fallito su tutta la linea.

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