TaccolaIl fosco futuro delle agenzie di stampa

Il fosco futuro delle agenzie di stampa

Alla crisi del giornalismo non sfuggono di certo le agenzie di stampa. I problemi si intravedevano da tempo e sono esplosi negli ultimi anni. Ci sono le sempre maggiori disdette da parte dei clienti classici, i media, anch’essi pieni di problemi. Le forbici delle pubbliche amministrazioni, che con il tempo erano diventate la grande ancora di salvezza delle agenzie di informazione. E infine il problema principale: la grande disintermediazione tra fonti e lettori e la circolazione delle notizie in tempi rapidissimi su centinaia di siti di news. I politici, così come i calciatori e i personaggi del mondo dello spettacolo, saltano sempre più le agenzie e per le loro dichiarazioni usano direttamente Twitter e Facebook o i loro blog. Lo stesso fanno le aziende, le istituzioni, gli istituti di ricerca, gli uffici stampa, gli organizzatori a vario titolo di convegni. Un’applicazione per Twiter efficace (con liste viste in sincronia, allarmi collegati a determinati account o a parole chiave) e l’uso ragionato di aggregatori di feed Rss permettono ai giornalisti (anzi, a chiunque) di avere accesso a tutte queste fonti senza passare dalle agenzie. I lanci delle quali, per le notizie più hard, vengono comunque riprese in pochi minuti dai siti di news. Chi si abbona alle agenzie mantiene un vantaggio notevole in termini di tempo, completezza, affidabilità della fonte e selezione dei temi, ma lo scarto non è paragonabile quello che c’era non solo ai tempi delle telescriventi, ma a quelli pre-Twitter. 

Tutto questo si riflette in modo inevitabile sui bilanci delle agenzie di informazione. Abbiamo selezionato le princiapali (sono escluse le filiali italiane delle agenzie di informazione straniere e l’agenzia Radiocor, inserita nel bilancio del gruppo Il Sole 24 Ore). Come si vede, sono in discesa, anche rapida, i ricavi di tutte le agenzie (con l’esclusione di Dire-Come srl e il Velino) e i risultati netti sono negativi (anche in questo caso con l’eccezione di Dire, in sostanziale pareggio, e Italpress). Questo nonostante la maggioranza di loro sia corsa ai ripari percorrendo due strade: la riduzione dei costi del personale, la voce principale dei costi, e la ricerca di nuove forme di ricavi, soprattutto attraverso contenuti multimediali e la pubblicità sui siti. Una prospettiva possibile, per alcune di loro, è la via della fusione, come già successo per Asca e TM News, confluite in Askanews nel 2014.

Messe tutte insieme, le sette principali agenzie hanno perso in solo anno il 9,2% dei ricavi (da 159 a 150 milioni di euro) e hanno accumulato perdite per 3,5 milioni, comunque in risalita rispetto ai 6,1 milioni del 2012. 

Agenzie a confronto |Create infographics. Fonte: Linkiesta

Il confronto con il 2006 mostra come i ricavi, nonostante l’inflazione, siano scesi di oltre il 20% (-22,2%). Non era comunque già allora un’epoca felice: quell’anno i risultati netti delle prime nove società del settore erano negativi per oltre 7,7 milioni di euro, con le perdite maggiori per Agi (-4,7 milioni) e Apcom (-4,6 milioni). Ansa, Adnkronos e Asca avevano invece fatto registrare utili. 

Agenzie: il confronto con il 2006  |Create infographics

Il bilancio 2013 dell’Ansa spiega molto chiaramente i problemi del settore e dell’agenzia, che proprio nei giorni scorsi ha compiuto 70 anni. «Pubbliche amministrazioni centrali e locali, editoria quotidiana e periodica ed emittenza locale – si legge – sono i settori che hanno registrato le principali riduzioni di ricavi a causa di drastiche riduzioni del budget». 

Le pubbliche amministrazioni locali hanno ridotto la possibilità di spesa e le nuove procedure amministrative hanno allungato i tempi. L’incognita maggiore, su questo fronte, è l’abolizione delle province. «Per contrastare questo trend – continua il bilancio 2013 – sono stati ampliati gli interlocutori instaurando rapporti diretti con i singoli assessorati» e soprattutto l’agenzia ha puntato sulle risorse europee. I contratti con la pubblica amministrazione e le convenzioni con il ministero degli Affari esteri e la presidenza del consiglio pesano per il 40% dei ricavi. Per questo i tagli annunciati sugli ultimi fronti hanno messo in allarme le agenzie in particolare il nuovo coordinamento dei comitati di redazione delle agenzie di informazione, che si è creato all’interno del sindacato Fnsi. 

I problemi riguardano però anche i media. L’Ansa, si legge nel bilancio, ha aumentato l’offerta a consumo invece degli abbonamenti fissi e ha aumentato di molto l’offerta di foto e video (sia grezzi, sia pronti per l’uso), per arginare il calo di ricavi su questo fronte. 

Grandi numeri fa poi registrare il sito Ansa.it. Rimanendo ai dati 2013 (gli ultimi disponibili), le pagine viste ogni mese sono state in media 160 milioni e gli utenti unici hanno avuto un picco di 11,6 milioni nell’aprile di quell’anno.

Continuano a diminuire i giornalisti: nel 2013 l’organico medio è stato di 661 persone, 45 in meno dell’anno prima. Con questi interventi, pur con il calo dei ricavi, i conti sono migliorati: l’Ebita è risalito da 4 a 6,4 milioni di euro e la perdita di esercizio è scesa da 4,2 milioni a 736mila euro. 

Ansa |Create infographics

Se l’Ansa non sta propriamente in salute, lo stesso vale per le altre agenzie. A partire dall’Agi, la grande e storica rivale. Di proprietà dell’Eni, ha predisposto un piano industriale per tornare al pareggio nel 2017, principalmente scommettendo su internazionalizzazione e multimedialità. Anche se pesano per la metà esatta del fatturato, i ricavi provenienti dal gruppo Eni sono scesi del 15% nel 2013, per la contrazione delle attività del sito web Eni, della rivista aziendale Oil e della produzione di audiovisivi. Tra le perdite si registrano 300mila euro in meno dalla P.a., per mancati rinnovi e per le riduzioni di canoni applicate da alcune giunte regionali, e la disdetta di Mediaset, per 340mila euro. La discesa totale del settore media è stata di 740mila euro ed è stata limitata da nuovi contratti. La convenzione con la presidenza del Consiglio vale poco meno di 9 milioni di euro, ed è in lieve contrazione. Il costo del personale è salito, perché non ci sono stati grandi cambiamenti e si sono applicati gli scatti previsti dal contratto nazionale giornalistico. 

Agi |Crear infográficos

È scesa nei ricavi e ha registrato una perdita anche Adnkronos, che nel 2013 ha festeggiato i 50 anni di attività. Nel bilancio, ultrasintetico (e che si riferisce solo alla società che svolge l’attività di agenzia di informazione, parte del gruppo GMC S.A.p.A. di G.P.Marra) non si danno dettagli ma si fa notare che i ricavi sono scesi del 18% rispetto al bilancio 2009. L’andamento dell’utile operativo, sceso da 1,5 milioni di euro nel 2010 a 298mila euro nel 2013, mostra le difficoltà della società, in linea con il settore. 

Adnkronos spa |Create infographics

Tra i nomi nuovi delle agenzie di informazione c’è Askanews, che è nata nel 2014 dall’integrazione di due soggetti storici: Asca (nata nel 1969 e da sempre vicina alla Democrazia Cristiana) e TM News (ex Apcom e ancor prima Apbiscom). Le due agenzie erano già amministrate da Luigi Abete e hanno due redazioni a Roma e Milano per un totale di oltre cento giornalisti. Il calo netto dei ricavi rispetto al 2012 (-7%) si deve soprattutto alla cessione del ramo d’azienda Airpress, a causa dalla consapevolezza dell’impossibilità di arrivare a un pareggio in tempi brevi. 

Askanews |Create infographics

Tra le poche agenzie che hanno visto crescere i ricavi e non hanno avuto perdite c’è la Dire. È stata fondata da Antonio Tatò nel 1988 e ai servizi politico-parlamentari ha aggiunto quelli legati a welfare e ambiente. Il bilancio non spiega i motivi dell’aumento dei ricavi.  

Dire (Come srl) |Create infographics

Un lieve incremento dei ricavi ha registrato nel 2013 anche Il Velino, la più spiccatamente politica tra le agenzie, che però ha chiuso l’esercizio con una perdita di 100mila euro, in miglioramento rispetto al 2012. Per fronteggiare la situazione negativa del settore, l’azienda, si legge nel bilancio, ha continuato il processo di razionalizzazione della struttura ed organizzazione della redazione iniziato nel 2012. Il processo ha evidenziato la permanenza di un esubero di forza lavoro, quindi si è fatto ricorso, come nell’anno precedente, agli ammortizzatori sociali – nello specifico contratto di solidarietà difensiva. Sono stati poi ridotti i costi generali e si è dedicata alla qualificazione del prodotto editoriale ed alla rivisitazione del lay out del sito.

Il Velino |Create infographics

In utile è invece la palermitana Italpress, diretta da Italo Cucci. Nata come agenzia specializzata nell’informazione sportiva, adesso copre anche i settori Economia, Politica e Spettacoli a livello nazionale, e realizza notiziari settimanali sui temi dei Motori, dell’Energia, dell’Ambiente, del Turismo e della Legalità.

Italpress |Create infographics

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