Meerkat, l’app di video streaming con effetto virale

Meerkat, l’app di video streaming con effetto virale

Meerkat è la nuova piattaforma social che permette di diffondere video live in streaming. Disponibile per iOs, funziona in connessione con Twitter (come recita la prima regola di Meerkat: tutto quello che succede su Meerkat succede su Twitter). Non solo ha visto crescere i propri utenti in modo vertiginoso – 120mila nelle prime 2 settimane dal lancio – ma in meno di un mese è anche stata al centro di una accesa discussione con Twitter, ha raccolto 12 milioni di dollari da Greylock Partners con una valutazione di 40 milioni e ha gettato le basi per rivoluzionare ancora una volta e sempre più a fondo il mondo dei media.

Come funziona? Dopo aver effettuato l’accesso attraverso l’account Twitter, l’utente Meerkat ha la possibilità di avviare uno streaming video con il suo iPhone. Immediatamente viene postato sul suo profilo Twitter un link che avvisa tutti i follower della sessione live in corso. Chiunque, cliccandoci su, può così sbirciare in tempo reale quello che l’utente sta girando e può interagire nella chat incorporata nel video. La differenza con i servizi di streaming fino ad oggi disponibili, Youtube o FaceTime ad esempio, è che con Meerkat il video è istantaneamente visibile a tutti gli utenti di Twitter invece che a specifici contatti selezionati.

Meerkat è stata sviluppata da una startup di San Francisco, è un side project che è esploso in mano a chi l’ha creato

Da dove nasce? Meerkat è stata sviluppata da una startup di San Francisco ed è uno di quei “side projects” – come lo definisce lo stesso Ben Rubin (Co-founder & CEO, nonché studente di architettura originario di Tel Aviv) – letteralmente esploso in mano a chi gli ha dato la luce. Life on Air, la società fondata da Rubin, fino a quel momento aveva concentrato tutte le sue energie su un’altra app, Air, grazie alla quale aveva raccolto $3.6M di dollari proprio nel mese di Gennaio 2015. Meerkat, sorella minore di Air, è stata sviluppata solo in otto settimane da Itai Danino, CTO dell’azienda, e appena dopo il lancio ha scalato le classifiche di Product Hunt. Dopo 3 giorni,15mila persone avevano già iniziato ad utilizzare il servizio, pubblicando 8000 video. E’ così che (più che ragionevolmente) Rubin ed il suo team hanno deciso di focalizzarsi su questo secondo prodotto.

Ad offuscare il successo dirompente delle prime settimane, un unico neo. Se costruisci un’applicazione dipendente da un’altra (in questo caso Twitter) qualsiasi decisione presa dalla piattaforma “madre”, avrà ricadute sul tuo servizio. Sei molto vulnerabile, insomma. Ed è esattamente quello che è successo due giorni dopo il lancio: Twitter ha precluso la possibilità a Meerkat di accedere al social graph (come aveva fatto con Instagram). Se prima ricevevo una notifica ogni volta che un mio amico creava una nuova live stream, oggi quella stessa notifica trova spazio “solo” nel flusso di tweet. Incorporato nella bacheca, viene semplicemente “lanciato” nel mucchio, cosa che rende più difficile rintracciare contenuti di mio interesse.

Twitter ha cercato di “azzoppare” la distribuzione di Meerkat sul nascere perché ha acquisito il suo competitor, Periscope.

Twitter ha quindi cercato di “azzoppare” la distribuzione di Meerkat sul nascere . Perché? Semplice, perché ha acquisito il suo competitor, Periscope. L’azienda ha infatti investito nel servizio di live streaming a Gennaio 2015 ed era in attesa del lancio previsto proprio in questi giorni. Cos’ha di così eccezionale? Il Mobile livestraming non è niente di nuovo ma i precursori di questo tipo di applicazioni si sono spenti presto e con poca gloria: Bambuser è stata particolarmente utilizzata dai rivoluzionari tra il 2011 e il 2012 durante la primavera araba, poi bloccata dal governo siriano. Nel 2011 Skype ha invece acquisito Qik per 150 milioni di dollari ma l’ha chiusa l’anno successivo. Il basso tasso di penetrazione degli smartphone e la scarsa capacità di trasmissione di traffico dati dei cellulari di qualche anno fa hanno impedito una crescita vertiginosa di questi servizi. Tempistiche sbagliate, insomma.

Le potenzialità di questa app appaiono essere enormi e più mature

Oggi invece le potenzialità di questa app appaiono essere enormi e più mature: dal backstage dei concerti, al live streaming di interventi pubblici, alle manifestazioni, agli eventi sportivi. Oggi qualunque evento ripreso con il tuo iPhone si può trasformare in un “collegamento in diretta” visibile a chiunque online. Come ha suggerito il canale Medium BackChannel , uno degli usi più interessanti e da tenere d’occhio potrebbero essere proprio le elezioni presidenziali americane del 2016: “il 2004 è stato Meetup, il 2008 Facebook, il 2012 Twitter, il 2016 potrebbe essere di Meerkat”. Se i politici scegliessero di esplorare anche questo medium come mezzo di propaganda, avremo la possibilità di essere connessi 24 ore su 24 con la campagna presidenziale senza il bisogno di accendere la tv o collegarci ad un canale istituzionale, semplicemente passando da Twitter.

Dopo che i social ci hanno abilitato a diventare cronisti grazie all’ubiquità dei nostri smartphone e che la potenza di internet ha permesso a chiunque di diventare autore, scrittore, opinionista (in primis attraverso i blog) oggi sembrerebbe possibile diventare video reporter senza il bisogno di apparecchiature e canali distributivi istituzionali.

Meerkat (o più in generale i servizi di livestreaming) potrebbe dunque rivoluzionare la televisione come i blog hanno fatto con i giornali? Contribuendo a diminuire considerevolmente i vantaggi finanziari e strutturali dei media istituzionali, la possibilità sembra essere dietro l’angolo.

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