Che fine hanno fatto le braccia della Venere di Milo?

Che fine hanno fatto le braccia della Venere di Milo?

Tutto comincia l’8 aprile 1820, quando in un campo sperduto dell’isola di Milo, nell’Egeo, viene trovata una statua, o meglio, i cocci di una statua. Nemmeno il tempo di un’occhiata che subito i francesi se ne appropriano, la portano in patria e la piazzano nel Louvre: è la famosa, celebre “Venere di Milo”, la statua senza le braccia.

Ebbene, che fine hanno fatto? Alcuni frammenti delle braccia erano stati ritrovati insieme alla statua, staccati ma vicini. Sembra confermarlo anche la corrispondenza tra le persone che hanno partecipato alla transazione (i francesi hanno comprato la statua). Almeno una mano, che reggeva una mela, c’era. Venne scartata perché la qualità del taglio era cattiva e si pensò che fosse un restauro successivo. Solo in seguito si capì che non di imperizia si era trattato, ma di una precisa scelta dello scultore: all’epoca i dettagli della scultura meno in vista venivano resi con minor raffinatezza, e viceversa. La mano sinistra, a quanto sembra, non era uno di quelli più fortunati. La teoria è che le braccia andarono perse durante una discussione in mare tra l’equipaggio della nave francese che trasportava la Venere e quello di una nave greca si è rivelata, purtroppo, un falso, anche se affascinante.

Per chi volesse approfondire: le braccia non sono l’unica cosa che manca, però: non c’è il piede sinistro (ve ne eravate mai accorti?); l’argento e l’oro che la adornava, tra cui un braccialetto, gli orecchini e una fascia per la testa; manca tutta la base. Su questo aspetto c’è un particolare interessante: secondo alcune voci, la base venne trovata nel campo, insieme alla statua, ma portava un’iscrizione sgradevole: “Alessandro figlio di Menide, cittadino di Antiochia sul Meandro, ha realizzato la statua”. Che c’è che non andava? Antiochia era una città fondata nel terzo secolo a. C. Quindi, visto il periodo, la statua è da considerarsi come un esempio di arte ellenistica e non, come i francesi all’epoca avevano già deciso, di arte classica: anzi, opera di Prassitele. L’evidenza si è imposta con il tempo, e alla fine i meriti di Alessandro di Antiochia sono stati resi ad Alessandro di Antiochia, con buona pace di tutti, anche dei francesi.

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