Pizza ConnectionIl Parma calcio e quella storia fantozziana di un fallimento annunciato

Il Parma calcio e quella storia fantozziana di un fallimento annunciato

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Sono passati poco più di vent’anni dal penultimo successo internazionale del Parma. Nella doppia sfida con la Juventus del 3 e del 17 maggio 1995 i ducali conquistano la coppa Uefa: all’andata decide l’1-0 firmato Dino Baggio, che nella gara di ritorno pareggerà il momentaneo 1-0 casalingo dei bianconeri. Totale sul doppio confronto 2-1 a favore del Parma che si aggiudica la Coppa Uefa, oggi Europa League.

L’ultima conquista in campo internazionale è sempre la coppa Uefa, stagione ’98-’99. Il Parma di Buffon, Thuram, Cannavaro, Veròn, Chiesa e Crespo, giusto per ricordarne qualcuno, si porta a casa la competizione in quel di Mosca, vincendo 3-0 con il Marsiglia (reti di Crespo, Vanoli e Chiesa). In panchina siede l’istrionico Alberto Malesani che può permettersi di tenere a riposo un Balbo a fine carriera e il bomber colombiano Faustino Asprilla.

In campionato i ducali arrivano quarti e vincono la Coppa Italia. Rientrano a pieno titolo tra le “sette sorelle” che si contendono il campionato. Da lì alla stagione 2003-2004, quella del crac Parmalat, la squadra si aggiudicherà una supercoppa italiana, un’altra coppa Italia, un quarto, un decimo e due quinti posti in campionato.

Il 25 giugno del 2004 il Parma Associazione Calcio è dichiarato insolvente in seguito al crac Parmalat della famiglia Tanzi, che esprime la presidenza anche del club calcistico con Stefano Tanzi, figlio di Callisto. La società usufruisce della Legge Marzano, entrata in vigore pochi mesi prima della dichiarazione d’insolvenza, che contiene misure per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato, appunto, d’insolvenza.

Così arriva il gran maestro dei commissari Enrico Bondi. In tre anni aggiusta il tiro economico della nuova società che ha preso il posto del Parma Associazione Calcio: il Parma Football Club Spa. Siamo alla storia recente e, da una rinascita nel giro di poco più di dieci anni, si torna a un fallimento. Che questa volta non prevede salvataggi. Nel 2007 prende in mano la società Tommaso Ghirardi e nello stesso anno, per la prima volta dopo lo sbarco in Serie A nella stagione 1989-90, arriva la retrocessione in Serie B.

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

L’anno successivo è di nuovo serie A e nel 2013-14 si torna in Europa, ma la mancata concessione della licenza Uefa esclude il Parma dall’Europa League e lancia le prime avvisaglie preoccupanti sulla situazione economica del club. La società di Ghirardi non ottiene la licenza Uefa a causa del mancato versamento di 300mila euro di Irpef, e inizia così il balletto della proprietà.

Dopo il crac Parmalat da una rinascita nel giro di poco più di dieci anni si torna a un fallimento. Fallimento che questa volta non prevede salvataggi

Ghirardi annuncia le dimissioni immediatamente dopo il mancato ottenimento della licenza Uefa, salvo poi ritirarle a settembre. Alla fine, con i calciatori e i dipendenti senza stipendio, arriva la cessione della società con un imbarazzante balletto di presidenti.

Al ballo prendono parte Pietro Doca, amministratore della società cipriota Dastraso Holding, il petroliere albanese Rezart Taci, il trentenne Ermi Kodra. E la ciliegina sulla torta la mette, per concludere il quadro kafkiano, Giampietro Manenti. Quest’ultimo, dopo aver rilevato per un euro la società con 218 milioni di debiti, finirà in manette su mandato della procura di Roma per una vicenda di trasferimento di capitali illeciti, mentre la Guardia di Finanza approfondirà la posizione dello stesso Ghirardi indagando per bancarotta fraudolenta.

Il resto è storia di aste deserte e possibili cavalieri bianchi che decidono di non accollarsi la situazione debitoria del club. Così Parma ripartì dalla Serie D.

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