Basta tiki taka e top player! Telecronisti, tornate a parlare italiano

Basta tiki taka e top player! Telecronisti, tornate a parlare italiano

Valderrama è cittadino del mondo. Valderrama è Bosman prima della Bosman. Non ha quote stranieri o liste Uefa con posti riservati ai prodotti del vivaio. Non mette barriere tra la curva e il campo e non dà a nessuno diritti di prelazione. Sua patria è il mondo intero, sua terra i campetti di fango o d’erba, cemento o sabbia. Ma se c’è una cosa che Valderrama non sopporta è il parlar male. E quando, di passaggio in Italia, gli capita di ascoltare una telecronaca o leggere un articolo che parla di calcio, a ogni “tiki-taka” o “top player” gli sale il sangue alle tempie. Va bene essere internazionali, passi anche la globalizzazione, ma che è sta porcheria? Il declino del calcio italiano non sarà legato anche a questo servilismo linguistico? Chi parla male pensa male e, forse, gioca male. Valderrama si è concentrato, ha chiesto consigli agli amici di cui si fida e ha cominciato a redigere un glossario del calcio come andrebbe parlato e scritto, prima che giocato. Un primo abbozzo di peccati da evitare e di efficaci alternative: prolegomeni autarchici per ogni futuro giornalista sportivo italiano che vorrà presentarsi con un po’ di amor proprio.

Cantera: uno dei tanti segni del senso di inferiorità nei confronti del Barcellona, come se la cosa fosse un’invenzione dei catalani. Giovanili, primavera o vivaio, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Corner: espressione vezzosa, poco virile, quasi allusiva e oltretutto neanche più sintetica del limpido e glorioso Angolo, o “calcio d’angolo” per chi ha tempo e modo.

Cross: il termine inglese è asciutto e onomatopeico. È però generico, e poi la battaglia per la lingua giusta non è un pranzo di gala, per cui si auspica il ripristino del decaduto ma sempre eccellente Traversone.

Enfant prodige: il tempo dei francesismi è finito da un pezzo e non c’è motivo di dire in due parole quello che si può dire con una, come Promessa o Gioiello (al limite “gioiellino”).

Fair play: concetto orrendo tanto linguisticamente quanto calcisticamente, può essere sostituito dalla più antica e meno ipocrita Correttezza.

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