Alla Camera le norme anti-terrorismo: arrivano il registro delle moschee e l’albo nazionale degli imam

La commissione Affari costituzionali avvia l’esame di due proposte di legge del centrodestra. Per diventare imam sarà necessario parlare italiano, essere maggiorenni e non avere condanne penali. Previsti anche corsi di formazione

Regolamentare la costruzione delle nuove moschee in Italia e introdurre un albo nazionale degli imam. Per arginare il rischio di attentati terroristici di matrice islamica, il Parlamento sta discutendo alcune ipotesi. In particolare la commissione Affari costituzionali della Camera inizia oggi l’esame di due proposte di legge in materia. Due provvedimenti presentati da esponenti di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia che chiedono di rendere obbligatoria l’iscrizione a un pubblico registro per tutti i ministri di culto islamici. A cui sarà chiesto di ottenere un apposito attestato di idoneità, in alcuni casi rilasciato al termine di specifici corsi di formazione.

La prima proposta di legge è stata presentata lo scorso marzo dalla deputata Daniela Santanchè, e con lei una lunga lista di deputati di centrodestra. La seconda – incentrata unicamente sull’istituzione di un albo nazionale degli imam – risale a novembre. Il primo firmatario è il forzista Elio Massimo Palmizio. «Le evidenze investigative e giudiziarie – si legge nella relazione che accompagna il primo testo – hanno individuato nelle moschee il luogo più frequente di base logistica o di transito, di indottrinamento, di arruolamento di “combattenti” della Jihad, destinati a operare all’estero o in Italia». Viene citata, in particolare, la moschea di viale Jenner a Milano. «Secondo il dipartimento del Tesoro statunitense, “la principale base di Al-Qaeda in Europa”, attiva in senso jihadista sin dalla fondazione nel 1988». Stando al documento depositato a Montecitorio, sarebbero partiti dal capoluogo lombardo almeno quattro dei maggiori protagonisti di attentati suicidi in Iraq.

Per ottenere l’iscrizione nel registro pubblico delle moschee si dovrà indicare un responsabile della struttura, elencare i finanziatori e specificare i riti e princìpi religiosi cui si ispira l’attività svolta all’interno del luogo di culto

Da qui la necessità, secondo uno dei provvedimenti, di trovare un punto di incontro tra i valori costituzionalmente riconosciuti della libertà di religione e quelli «altrettanto rilevanti se non sovraordinati, della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico e della pace sociale». La proposta di legge di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia conta undici articoli. I primi sei sono riservati ai luoghi di culto. Il documento prevede l’istituzione presso il ministero dell’Interno di un registro pubblico delle moschee presenti nel territorio nazionale. Per ottenere l’iscrizione sarà obbligatorio rispettare alcuni requisiti. Anzitutto nella domanda dovrà essere indicato un responsabile della struttura. Ma anche un piano economico per la gestione dell’immobile, con l’elenco «degli eventuali finanziatori italiani ed esteri». Niente moschee “fai da te”: ogni domanda dovrà contenere le firme autenticate di «un numero di aderenti al culto nella misura del 5 per cento del numero delle persone professanti la religione musulmana legalmente residenti nella provincia». Senza dimenticare una relazione in cui vengono «specificati i riti, le attività didattiche e i princìpi religiosi cui si ispira l’attività svolta all’interno della moschea». Tutti aspetti, si legge, finalizzati a garantire la trasparenza dell’iniziativa. Spetterà alla prefettura, una volta verificate le condizioni di solidità, sicurezza e igiene dei locali, esprimere un parere motivato «sull’impatto sociale derivante dall’autorizzazione all’iscrizione nel registro».

Per essere iscritti all’Albo nazionale degli Imam sarà necessario essere maggiorenni, risiedere nel nostro Paese e parlare italiano. Ma bisogna dimostrare anche l’assenza di condanne penali

Anche per essere iscritti all’albo degli imam sarà necessario possedere precisi requisiti. La proposta di legge Palmizio prevede la residenza in Italia da almeno cinque anni, la maggiore età, l’assenza di condanne penali. Oltre, ovviamente, alla mancanza di qualsiasi legame con organizzazioni terroristiche («o che comunque – si legge – svolgono opera di fiancheggiamento o di propaganda di attività terroristiche»). Molto simili i requisiti previsti dall’altra proposta di legge. Gli aspiranti imam dovranno avere più di diciotto anni ed essere residenti e domiciliati nel nostro Paese. Bisognerà anche dimostrare di conoscere la lingua italiana. Tra le altre cose, l’iscrizione sarà subordinata all’assenza di sentenze di condanna definitiva per delitti non colposi punibili con la reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, «o di sottoposizione a procedimento penale per i medesimi reati».

Ma per diventare imam non basta una formale autocertificazione. A vagliare l’attendibilità delle domande di iscrizione all’Albo sarà un’apposita commissione. Un organismo composto da dieci personalità nominate dai ministri dell’Istruzione e dell’Interno. Sarà la commissione a decidere se i candidati hanno raggiunto un sufficiente livello di «istruzione, preparazione, competenza ed esperienza coerenti con il profilo da ricoprire». Spetterà al prefetto, invece, la verifica dell’estraneità del richiedente «a ogni collegamento con organizzazioni terroristiche ovvero legate o contigue al terrorismo». Particolare, infine, l’articolo 10 di questa proposta di legge. Si prevede l’istituzione di appositi corsi di formazione e di studio presso le facoltà di Lettere e filosofia con specializzazione in Storia e civiltà orientali delle principali università italiane. Corsi necessari – con tanto di verifica finale – per certificare l’idoneità all’esercizio della funzione di imam.