Civati: «Renzi punta sul referendum perché ha paura delle Amministrative»

Parla il leader di Possibile: «Avremo nostri candidati sindaco. A Milano la sfida sarà di attrarre la sinistra che non vuole sostenere Sala»

Matteo Renzi ha paura del risultato delle Amministrative. Ma, per Pippo Civati, anche il referendum sulla riforma costituzionale che si terrà in autunno rischia di deludere le aspettative del premier, che ha legato le sorti del suo Governo proprio all’esito della consultazione popolare, spostando così l’attenzione dalle elezioni Comunali di giugno. «Se diventerà un referendum sulla sua simpatia, è sicuro di avere la maggioranza?», si chiede Civati. «Lui resta un uomo dell’all-in, ma il gioco è rischioso», dice il deputato che lo scorso anno ha lasciato il Pd per formare (a sinistra) il movimento Possibile e che parla del leader del suo ex partito come di un giocatore d’azzardo che cerca di confondere gli avversari anche attraverso l’esibizione della sicurezza di vincere.

Civati e i suoi saranno impegnati per il no alla riforma, come avviene in Parlamento, dove i modi del premier e la sua propensione a dialogare con pezzi del centrodestra hanno disorientato i vecchi alleati. Ma intanto si stanno preparando alle Amministrative per iniziare a mettere in difficoltà il modello di centrosinistra che vuole Renzi proprio sul terreno che Renzi ritiene più accidentato. A Milano l’area che guarda a Civati non partecipa alle primarie del 7 febbraio. E non capisce come quelli di Sel possano farlo: se il commissario Expo, Giuseppe Sala, sostenuto dai renziani, uscirà vincitore dalla sfida con gli assessori Pd Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, che non hanno trovato un accordo per un ticket unitario, “come faranno a sostenerlo?”. A sinistra, dunque, dopo il 7 febbraio ci sarà un candidato alternativo che cercherà di pesare al secondo turno e di togliere pezzi (di sinistra) alla piattaforma delle primarie.

Civati, come dobbiamo leggere il fatto che il premier abbia legato le sue fortune politiche più all’esito del prossimo referendum che su quello delle amministrative? Un calcolo o un trucco?
Un trucco pericolosissimo. Sul referendum stanno tutti sottovalutando due cose. La prima: se diventa una scelta sul fatto che lui sia simpatico o meno, siamo sicuri che Renzi avrà il 50,1%?

E la seconda?
La seconda è più sul contenuto della riforma. Vi siete tutti concentrati sul nuovo Senato, ma la riforma va anche contro l’autonomia delle comunità territoriali. Questo non è stato intelligente, anzi potrebbe anche portare alla ricostruzione della destra, soprattutto al nord, dove su questo tema il voto pesa di più. Spostare l’attenzione sul referendum è comunque un modo per spiegarci che lui è molto preoccupato per le Amministrative. Renzi è bravo in questo. Ha scelto il pericolo minore.

«Se il referendum diventa una scelta sul fatto che lui sia simpatico o meno, siamo sicuri che Renzi avrà il 50,1%?»

A Milano, dopo mesi di discussioni, il percorso delle primarie di centrosinistra è finalmente chiaro. Perché non partecipate?
Non vogliamo negoziare con gli altri ogni singola cosa, come accade con Alfano a livello nazionale. E allo stesso tempo non vogliamo stare in un contenitore in cui c’è tutto e il contrario di tutto. È chiaro che la posizione di Sel, che sta dentro le primarie, non aiuta un percorso alternativo: in questo modo è complicato dire che si è alternativi a Renzi. Se vince Sala, voglio vederli a sostenerlo…”.

Quindi neanche gli altri due candidati forti delle primarie possono convincervi?
Guardo ai tre candidati dall’esterno, non do giudizio in casa d’altri. Vedo che fra loro c’è chi è più vicino culturalmente a me, che è Pierfrancesco, ma ho in questo senso stima anche di Francesca Balzani. Ma chiedo loro: come si fa a difendere questa posizione dentro il Pd?

Perché Sala è così politicamente scandaloso per voi?
Sala è un uomo per tutte le stagioni, l’uomo trasversale. Può parlare al Pd ma anche con Ncd. Può incontrare il sostegno di Matteo Renzi ma anche di Ferruccio De Bortoli, che notoriamente non si amano fra loro. Mi piacerebbe sapere dove starebbe la continuità sua con l’esperienza di Giuliano Pisapia: Sala e’ la dimostrazione della trasformazione del Pd.

Chi ha spinto questa candidatura che cosa aveva in mente?
Renzi ha un grande problema: non ha un suo ceto politico. Ha raccolto tanti amici e non ha costruito una sua classe dirigente, è una cosa con cui ho già discusso con lui in passato. A Milano aveva bisogno di un simbolo di trasversalità, e Sala è l’uomo renziano perfetto, soprattutto dopo l’Expo, decantato come un successo globale. Sala incarna una narrazione che Renzi a Milano non aveva.

Majorino e Balzani se la possono giocare?
Le primarie sono sempre molto belle, non sono mai scontate. Ma mi sembra difficile che loro due non si facciano del male a vicenda. Diciamo che la partita è aperta, ma con Sala in vantaggio.

In questo, il sindaco Pisapia ha sbagliato qualcosa?
Secondo me Pisapia sta cercando di fare con la Boldrini e con Sinistra Italiana la sinistra di Renzi. Mi sembra che si sia ritagliato questo ruolo di copertura a sinistra di Renzi ma è rischioso.

Da che cosa ricava questa convinzione?
Dal fatto che il sindaco di Milano non può non avere un’opinione su temi determinanti come il lavoro, le grandi opere o le trivellazioni. Per esempio che cosa avrebbe votato Pisapia in Parlamento davanti a questa riforma costituzionale?

Torniamo alle primarie. Le immagini dei primi appuntamenti ufficiali dei candidati hanno raccontato di una grande partecipazione, teatri sempre pieni anche se va detto che le sale prenotate erano sempre piuttosto piccole. La partecipazione conta più dei salotti?
La scommessa di Renzi è che non ci sia nient’altro attorno. Se metti Sala come candidato sindaco, prendi voti da tutti, dai salotti, dal centro moderato, dai moderati anti-leghisti. Il problema, più che parlare di salotti, e’ di offrire agli elettori più opzioni, non una sola opzione che concentra dentro di se’ di tutto un po’”.

Quindi voi presenterete un candidato sindaco di sinistra alternativo a quello che uscirà dalle primarie?
Noi presenteremo un candidato e una lista civica non solo di Possibile, ma anche con le esperienze radicali, socialiste, ambientaliste. Come faremo a Bologna, a Ravenna, come stiamo cercando di fare anche a Roma. È chiaro che l’esito delle primarie non sarà ininfluente. Se a Milano ci fosse uno spostamento più a destra del Pd, ci sarebbe più spazio. Non possiamo pensare che chi non vota per il Pd, chi non vota per Renzi debba per forza votare Grillo o Salvini. A febbraio dobbiamo essere in grado di fare anche noi un ragionamento con chi ci sta.

Twitter: @ilbrontolo