Di Battista: «Basta con gli sprechi, a Roma la pacchia è finita»

Parla il deputato Cinque Stelle: «Virginia Raggi è la persona giusta per il Campidoglio. Posso dirlo, ho votato per lei. Nessun problema con il Vaticano, ma ora basta privilegi. Alle comunarie hanno votato in 4mila? Sono tutti attivisti. Altrove decide il voto di scambio»

«Vuole sapere cosa penso della campagna elettorale a Roma? Intanto mi lasci dire qualcosa di Milano». Il deputato Cinque Stelle Alessandro Di Battista è in treno verso Nord. Domenica parteciperà a una manifestazione sotto il Pirellone per chiedere le dimissioni del governatore Maroni. «Si parla tanto di Mafia Capitale – racconta il grillino – ma la corruzione ormai si è diffusa ovunque. È capillare». E perché va fino in Lombardia? «Dopo questo scandalo sanitario hanno arrestato i più stretti collaboratori di Maroni, adesso vogliamo che se ne vada. Sarei curioso di sapere cosa avrebbe fatto Salvini se al posto del governatore ci fosse stato un esponente del Pd….».

Onorevole, torniamo a Roma. Mi spiega perché Virginia Raggi può essere la candidata giusta per diventare sindaco della Capitale?
Io la conosco bene. Ha una grande preparazione, è un avvocato. Una rettitudine morale rara. È una donna, e sarebbe la prima a diventare sindaco di Roma. E poi ha già un’esperienza in Campidoglio. Finalmente il Movimento Cinque Stelle può presentare persone che conoscono la macchina amministrativa. Ma soprattutto Virginia Raggi è la persona giusta perché non sarà sola. Avrà un enorme supporto anche da noi parlamentari. È inevitabile: ormai fare il sindaco di Roma è diventato più difficile che fare il presidente del Consiglio.

È vero che lei è un grande sponsor della candidata grillina?
È vero, ho votato per lei. Prima non mi sembrava giusto parlarne, ma adesso posso dirlo. Però se avesse vinto Marcello De Vito avrei sostenuto ugualmente anche lui, che è una persona davvero in gamba.

Parliamo di come amministrare la città. Gli attivisti grillini della Capitale hanno votato online le questioni prioritarie: trasporti, rifiuti, trasparenza. Dopo gli slogan, però, serve riempire il programma.
Prima di tutto servono i soldi. Al di là del vergognoso debito, per poter amministrare questa città ci vogliono risorse. Ecco perché occorre aggredire gli sprechi. Chi ha creato i debiti li deve pagare. Bisogna avere le mani libere, dobbiamo andare da chi finora ha mangiato e dirgli che la pacchia è finita. Vede, nel momento in cui si viene eletti grazie al finanziamento dei grandi lobbisti, inevitabilmente si è portati a restituire il favore. Ma noi non abbiamo grandi finanziatori. L’unico lobbista dei Cinque stelle è il popolo romano.

Noi vogliamo avere un ottimo rapporto con il Vaticano. Abbiamo un obiettivo in comune: una città bella e pulita. Proprio per questo, però, tutti devono pagare il giusto. Ci sono privilegi che non sono tollerabili

Parliamo di sprechi, allora. Ieri Virginia Raggi ha citato i 400 milioni da recuperare nei rapporti con Vaticano, per costi e spese non dovuti. Ammetterà che non è il massimo aprire una campagna elettorale a Roma mettendosi contro il Papa…
Ma per carità. Noi vogliamo avere un ottimo rapporto con il Vaticano. Abbiamo un obiettivo in comune: una città bella e pulita. Proprio per questo, però, tutti devono pagare il giusto. In questi anni la Chiesa ha ricevuto dei privilegi che oggi non sono più tollerabili. Avremo un rapporto schietto con la Santa Sede, ma senza alcun problema. Bisogna dire le cose come stanno, altrimenti si prendono in giro i romani.

Intanto la campagna elettorale si è già accesa. Ogni giorno c’è uno scontro con il Partito democratico. Prima la vicenda dei rapporti professionali tra Virginia Raggi e Forza Italia (accusata di aver lavorato allo studio Previti). Poi le polemiche sui tutor che devono affiancare la vostra candidata. Ci aspetta una campagna tutta insulti?
Guardi, io nemmeno li calcolo. Ho letto le argomentazioni del presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, che si è ridotto ad attaccare una candidata appena eletta paragonandola ad Ambra Angiolini. Come se questa poi fosse un’offesa… A queste bassezze rispondo ignorandolo. È un livello troppo basso per noi, concentriamoci sulle risposte da dare ai romani.

La vicenda dei rapporti con lo studio Previti, in cui la Raggi ha ammesso di aver svolto la pratica legale, non crea qualche imbarazzo?
Lo ammetto, io una volta ho votato il Partito democratico. Che faccio, lo devo mettere nel mio curriculum?

La nostra candidata è stata scelta online da poche persone? Da noi decide chi partecipa. Da altre parti decide chi è straniero – e mi riferisco ai cinesi a Milano – e chi è manovrabile. Ma si chiama voto di scambio

Il Pd intanto organizza le primarie per scegliere il proprio candidato sindaco. Il vostro è stato selezionato in rete da meno di 4mila attivisti. Non sono un po’ pochi?

Le nostre sono persone che partecipano, è un meccanismo completamente diverso. Paragonare le nostre selezioni interne alle primarie di centrosinistra significa non aver capito le differenze. Chi ha votato Virginia Raggi la conosce personalmente, ha lavorato con lei sul territorio. È semplice: da noi decide chi partecipa. Dagli altri decide chi è straniero – e mi riferisco ai cinesi a Milano – e chi è manovrabile. Ma si chiama voto di scambio.

Qualcuno ha ironizzato sul presunto complotto per farvi vincere a Roma. Senza entrare nel merito, effettivamente in questa campagna elettorale sembrano mancare grandi protagonisti.

Se penso al centrodestra mi sembra che il problema non riguarda solo Roma. Non riescono a produrre candidati validi da nessuna parte. Forza Italia è un partito imploso. E secondo me il clamoroso errore politico di Matteo Salvini è stato quello di legarsi a Silvio Berlusconi, il leader di un partito morente.

Se in Campidoglio sarà eletto un sindaco grillino lei è pronto a fare la sua parte? Magari ritagliandosi un ruolo da assessore ombra?

Assolutamente no, darò il mio contributo come deputato romano. Per Roma lavoreremo il sabato e la domenica, daremo il 110 per cento. Il sindaco potrà contare su tutto il nostro supporto. Ma noi siamo stati eletti in Parlamento.

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