La campagna elettorale a Roma è già un caos Capitale

Le primarie di centrosinistra che non tirano. Il mistero sulla ricandidatura del marziano Marino. Il centrodestra diviso in troppe candidature (e ne manca ancora qualcuna). E intanto il protagonista della competizione è un orso di peluche

La campagna elettorale è appena iniziata, ma il caos è già Capitale. Mai così incerta, giorno dopo giorno la corsa verso il Campidoglio si sta trasformando in un grande e confusionario spettacolo. Gli aspiranti sindaci si moltiplicano a ritmo incessante, mentre i partiti stringono e disfano alleanze a ritmi surreali. Nel fronte del centrosinistra qualcuno ipotizza addirittura un doppio turno di primarie. Da una parte una competizione tra i candidati del Pd e i loro alleati, dall’altra una votazione parallela per i loro avversari di sinistra. Il centrodestra si è frammentato in tre diverse proposte politiche (e presto ne potrebbe arrivare una quarta). A fare da guastafeste, poi, ci sono i grillini, favoriti nei sondaggi, che sono arrivati a denunciare un complotto per farli vincere. Ecco il paradosso. In una gara dalle previsioni incerte e senza grandi protagonisti, a molti è venuto lo stesso dubbio. Dopo le ultime esperienze amministrative nell’immaginario popolare Roma è diventata una città ingovernabile. Siamo poi così sicuri che vincere le elezioni all’ombra del Colosseo rappresenti un vero successo?

Paradossi, certo. Che pure raccontano bene il complicato percorso di avvicinamento alle amministrative di primavera. Nel campo del centrosinistra corrono in sei. A una settimana dalle primarie, i favoriti sono i due “Roberto”: gli esponenti del Partito democratico Giachetti e Morassut. Due candidature forti, anche perché entrambi in passato hanno rivestito importanti ruoli amministrativi nelle giunte Rutelli e Veltroni. Eppure il confronto stenta ancora a decollare. I vertici del partito, preoccupati di un flop ai gazebo, invitano i contendenti ad animare di più il dibattito. È lecito pensare che non ne avrebbero a male neppure di fronte a qualche colpo basso. I due candidati intanto girano incessantemente i quartieri e le periferie – e non è male – ma non sembrano disposti a scontrarsi. Tanto che pochi giorni fa Giachetti ha candidamente ammesso di non avere ancora un programma elettorale. Lo scriverà, certo, ma solo dopo aver ascoltato i problemi dei cittadini. Intanto restano un po’ in ombra gli altri aspiranti, il generale Domenico Rossi, il dem Stefano Pedica e l’outsider Chiara Ferraro. E così per ora il vero protagonista è diventato un orso di peluche. Lo ha scelto come testimonial il candidato dei Verdi Gianfranco Mascia, che lo porta sempre appresso. Un omaggio alla coppia televisiva di Masha e Orso, celebre cartone animato in voga tra i più piccoli.

L’ex sindaco Ignazio Marino, il marziano, che fa? Mistero. Ha più volte assicurato di voler proseguire il suo impegno per Roma. Ma la nota vicenda degli scontrini rischia di rallentarne definitivamente la corsa

Una suggestiva ipotesi che circola in città, apre lo scenario di primarie parallele. Le vuole organizzare il candidato di Sinistra Italiana Stefano Fassina, già viceministro dell’Economia e fuoriuscito dal Pd renziano, ora in corsa per il Campidoglio. Al confronto ha più volte invitato Ignazio Marino, l’ex sindaco. E il marziano che fa? Mistero. Nelle ultime settimane ha più volte assicurato di voler proseguire il suo impegno per Roma. Stando ai sondaggi avrebbe anche buone possibilità di raccogliere un discreto consenso. Eppure la nota vicenda degli scontrini e delle cene più o meno istituzionali rischia di rallentarne definitivamente la corsa. E poi ci sono i grillini. I grandi favoriti della vigilia, soli contro tutti. Due giorni fa gli attivisti della Capitale hanno votato online la candidata pentastellata. È Virginia Raggi, giovane avvocato civilista e consigliera comunale uscente. Sarà lei la prima donna sindaco della Capitale?

Nel centrodestra lo scenario è confuso, ma non abbastanza. E così dopo le tre candidature già in campo, potrebbe arrivarne anche una quarta. Intanto la Lega prepara banchetti in piazza per ascoltare i romani

Dalle parti del centrodestra il caos è evidente. Bocciata la fantasiosa candidatura della nota conduttrice tv Rita Dalla Chiesa, gli elettori di quello che è stato il Popolo della Libertà possono scegliere tra una variegata offerta di candidature. Forse persino troppe. C’è l’imprenditore Alfio Marchini, alla testa della sua lista civica. Una famiglia legata al Pci e una fitta rete di rapporti trasversali, alle scorse amministrative ha sfiorato il 10 per cento delle preferenze. Lo sostiene il Nuovo Centrodestra di Alfano. E vorrebbe sostenerlo una parte del gruppo dirigente di Forza Italia. Peccato che alla fine il partito di Silvio Berlusconi abbia tirato fuori un’altra candidatura. È quella Guido Bertolaso, ex capo della protezione civile. L’aspirante sindaco avrebbe dovuto rappresentare Forza Italia, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia. Ma le prime uscite pubbliche – con relativi scivoloni – hanno riservato l’ennesimo colpo di scena della campagna elettorale. Poco convinto dalle prese di posizione a favore dei rom e dagli attestati di stima verso il centrosinistra, alla fine il leader padano si è sfilato. E ha chiesto tempo per riflettere. Completa il quadro la candidatura di Francesco Storace. Già ministro, vicepresidente del consiglio regionale in carica. A onor del vero l’unico esponente politico di destra in campo.

Lo scenario è confuso, ma non abbastanza. E così nei prossimi giorni all’interno del centrodestra romano potrebbe anche emergere una quarta candidatura. Reduce da una visita in un campo rom della Capitale, ieri Salvini ha annunciato di avere in mente un’alternativa a Bertolaso. Un candidato sindaco al momento misterioso. Prima, però, la Lega vuole consultare i romani. Nel fine settimana saranno allestiti in giro per la città una quarantina di banchetti padani per sondare l’umore dei cittadini. Un referendum leghista nella Capitale, ai romani mancava solo questo. E qualcuno ancora si stupisce se gli elettori non vanno a votare.

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