SupereroiLa sfida dei supereroi, Marvel contro DC

Dietro la fortuna del genere Superhero più che una rinnovata richiesta del pubblico c'è una sfida cinematografica e industriale tra due rivali di sempre, Marvel e DC, ma la guerra dei supereroi per ora la vince Marvel, a mani basse

La più importante tendenza cinematografica degli ultimi anni, almeno stando alla catena montuosa di dollari che Warner e Disney ci hanno investito sopra, è la produzione di un tipologia di film sui supereroi a cui noi italiani, se si escludono gli appassionati di comics americani, non eravamo abituati. Si tratta dell’esplosione su pellicola di due universi narrativi immensi che hanno origine proprio nei superhero comics americani: quello della Marvel, con Disney, da una parte e quello della DC Comics, con Warner Bros, dall’altra.

A muovere per prima è stata l’accoppiata Disney/Marvel, e lo ha fatto con le idee ben chiare, lanciando un’operazione di dimensioni inedite nel mondo cinematografico, un’operazione in tre fasi che, a partire dal 2008 ha messo sul mercato una serie di prodotti derivati proprio dai fumetti della Marvel. Iron Man, L’incredibile Hulk, Thor, Captain America, queste le carte in gioco, carte che formano una scala quando sul mercato viene lanciato The Avengers, il primo film “cross over”, ovvero con più supereroi coprotagonisti in un solo film. Ed è un punto vincente. Gli incassi sono strepitosi (1 miliardo di dollari soltanto il primo The Avengers) e la critica applaude. Operazione riuscita.

Diverso è il caso dell’accoppiata Warner/DC, la cui prima mossa in realtà si è fatta un po’ attendere. 5 anni, per la precisione. Era il 2013 quando il primo film dell’operazione Extended Universe della DC Comics, Man of Steel, venne lanciato nelle sale di tutto il mondo. Si trattava di riprendere un personaggio ingombrante, Superman, che dopo la serie anni Settanta con Christopher Reeve e alcuni tentativi di ritorno — da ultimo un Superman Returns del 2006 — non era conciato per niente bene.

Se è vero che «I vincenti si riconoscono alla partenza», come dice Noodles al vecchio amico Moe, allora per capire che non era la DC il cavallo giusto su cui puntare probabilmente bastava Man of Steel. Ma, anche ammettendo che non bastasse, l’uscita pochi giorni fa nelle sale di tutto il mondo del secondo film della serie, Batman v Superman: Dawn of Justice, ci ha tolto ogni ragionevole dubbio. Costato la bellezza di 410 milioni di dollari, Batman v Superman dopo un avvio da record ai botteghini durante il primo weekend, in America sta già scendendo, e su Rotten Tomatoes la valutazione è 28%. Vale a dire molto, molto, molto poco. Giusto per avere un metro di paragone: è più vicino al risultato del sequel de Il mio grosso grasso matrimonio greco 2, fermo al 25%, piuttosto che al rivale Deadpool (personaggio Marvel, ma sviluppato da 20th Century Fox), anche lui nelle sale in questi giorni, che ha l’84% e che ha già accumulato più di 700 milioni di dollari di botteghino.

Per ora le battaglie le sta vincendo tutte Marvel, che è stata capace fin qui di costruire pellicole che convincono sia i fan sia i critici, trovando un tono che è già un’etichetta riconosciuta, una specie di effetto Marvel che ha tra gli ingredienti l’accento sul lato umano dei personaggi e un’ironia brillante nel racconto, ma anche una spiccata capacità di adattarsi ai formati, dai film da grande schermo alle serie da piccolo schermo — vedi Daredevil e Jessica Jones, prodotti entrambi da Netflix.

Tutti ingredienti che sembrano mancare ai rivali della Warner/DC, che con questo ultimo Batman v Superman hanno costruito un film con un impianto narrativo debolissimo, se non inesistente come dicono in molti (chi scrive propende per questa seconda), che sta subendo bordate violentissime da parte della critica e che ha subito un crollo di incassi tra il primo venerdì di proiezioni negli States, in cui ha incassato 82 milioni di dollari, e la prima domenica, con 37 milioni, segnando con il – 53 per cento, un record negativo nel cosiddetto “Friday-Sunday Drop” per quanto riguarda i film di supereroi.

Alti incassi alla prima, e poi discesa. Non è affatto un buon segno. Perché si può leggere così: una grande capacità di creare attesa e portare gli appassionati in massa al cinema alle prime proiezioni — segno di un interesse potente per dei personaggi che, in confronto a quelli della Marvel, sono più “famosi” fuori dalla cerchia degli appassionati — ma anche, contemporaneamente, una scarsa capacità di attrarre nuovo pubblico, quelli che aspettano le recensioni, per capirci.

Una delle caratteristiche di entrambe le operazioni è quella di aver anticipato tutte le mosse in fase di lancio. Un po’ come l’attaccante che, sicuro delle proprie capacità, indica al portiere dove gli tirerà il rigore. Per questo motivo, le prossime mosse le sappiamo già. Marvel sta per uscire con Captain America: Civil War, mentre Warner/DC, dopo questo Batman v Superman, sta per far uscire Suicide Squad e, per i prossimi anni, ha già annunciato i due attesissimi Justice League, The Flash, Aquaman e altri.

La guerra tra i due universi narrativi espansi non è ancora finita, è vero. È vero anche che dalla parte della Marvel si schiera l’esperienza degli ultimi anni, mentre Warner e DC sono tutto sommato al secondo film — non si può parlare di universo espanso per la serie precedente di Batman, quella storica con le stupende prove alla regia di Tim Burton o di Christopher Nolan. A giudicare dalle battaglie a cui abbiamo assistito fino a qui e visti i precedenti fallimentari di Warner /DC — si sono già giocati malissimo il primo tentativo di rilancio di Superman, Superman Returns, e questa settimana potrebbero essersi bruciati la puntata di partenza di tutto il multiverso con Batman v Superman: Dawn of Justice — il risultato finale sembra già scritto. E Warner perde male. Almeno fino a qui.

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