Far volare un aquilone: 2800 anni di storia e innovazione

Nell'ultimo weekend di maggio si è tenuto il Festival Internazionale di San Vito Lo Capo (Trapani): un centinaio di creazioni volanti hanno punteggiato il cielo, ricordando Benjamin Franklin

  

L’estate è alle porte e le spiagge (nonostante gli acquazzoni di fine maggio) cominciano ad accogliere i primi vacanzieri. Sdraio, ombrelloni e teli da mare hanno punteggiato la costa di San Vito Lo Capo, provincia di Trapani, dove nel weekend del 28 e 29 maggio è andato in scena il Festival Internazionale degli Aquiloni. Una rassegna giunta all’ottava edizione che ha coperto il cielo con un centinaio di acquiloni colorati, gonfiabili, statici che sono delle vere e proprie opere d’arte e d’artigianato. Non a caso, a San Vito era presente anche la famiglia londinese Bloom che con le sue creazioni è stata la protagonista incontrastata della kermesse. Una tradizione, quella degli aquiloni, nata 2.800 anni fa in Cina paese dove erano disponibili i materiali più adatti alla loro costruzione: il tessuto di seta per la velatura, i fili di seta intrecciata per i fili di ritenuta, il legno di bambù elastico e resistente per il telaio. Gli stessi che utilizza Ludovic Petit, artigiano francese che ha fatto della costruzione tradizionale degli aquiloni il proprio marchio di fabbrica. Le prime descrizioni degli aquiloni arrivarono in Europa attraverso gli scritti di Marco Polo alla fine del XIII secolo mentre i primi esemplari provenienti dal Giappone e dalla Malesia furono importati da marinai nel XVI e XVII secolo. Considerati delle vere e proprie attrazionioni, nel XVIII e XIX secolo gli aquiloni furono un veicolo delle ricerche scientifiche. Nel 1750, per esempio, Benjamin Franklin pubblicò la descrizione di un esperimento per provare che il fulmine è una manifestazione elettricità, facendo volare un aquilone durante un temporale (anche se prove dirette di tale esperimento non sono mai state presentate).