Studio Cassio, l’arte antica del mosaico rinasce col digitale

Dal Vaticano alla Maker Faire, la storia di una famiglia di mosaicisti che prova a fare di quest’arte un veicolo di innovazione, grazie a internet e alle nuove tecnologie

Dal Vaticano alla Maker Faire, con i mosaici. È una storia strana, quella di Studio Cassio. Antica e allo stesso tempo iper-moderna. Nella sua peculiarità, è una storia che rappresenta il paradosso del Made in Italy in tutta la sua fatale attrazione. Una storia che nasce all’inizio del secolo scorso, quando il fondatore Leonardo Cassio, che con l’arte delle tessere ci sapeva fare parecchio, diventa direttore dello Studio del Mosaico del Vaticano. Un incarico prestigioso che farà la sua fortuna, quella della sua famiglia, dei suoi otto figli. L’anziano Leonardo, tuttavia, non cede alle lusinghe e agli agi del suo nuovo status sociale. Né tantomeno lascia che i figli si siedano sugli allori. Da quando hanno otto anni li mette al lavoro tra intarsi, marmi, martelli, argilla: un gioco che li rende maestri di una delle arti più antiche.

Uno degli otto mosaicisti in erba è Fabrizio che, tra una rivisitazione di un’ Annunciazione e la rappresentazione delle antiche scene di vita di Pompei, alla manualità associa una logica quasi da startup a quel mestiere millenario. Inizia a pensare che il mosaico non sia solo conservazione, ma che possa diventare anche un ambito di innovazione. Pensiero fisiologico per chi oggi legge, ma non così banale se si considera il periodo storico: siamo nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. O, se preferite, all’inizio del boom. Fabrizio ha diciassette anni, vede dalla finestra un Paese da ricostruire e una borghesia che emerge a disposizione. Apre la sua bottega nella centralissima via Urbana, un respiro della Roma antica nel caos turistico della capitale e, da allora, realizza mosaici per più di trecento chiese, cimiteri, fontane, piscine, musei ed edifici privati e pubblici in tutto il mondo. Non solo: restaura interi complessi archeologici e monumentali, da quella Pompei che aveva studiato nel lavoro giovanile, con gli insegnamenti del padre, fino alle Terme di Caracalla, all’Area Sacra al Museo Nazionale Romano, a Villa Torlonia, all’Acquario Romano. Fino a quando arriva la chiamata di Yoko Ono: con John aveva visitato Pompei, insieme si erano innamorati delle tessere bianche e nere, tanto da volerle in uno dei mausolei più noti e visitati del mondo. Fabrizio interiorizza le richieste di Yoko e realizza, a New York, lo Strawberry Fields Memorial di Central Park in onore di John Lennon.

Alla morte di Fabrizio, il sapere passa al figlio Stefano ma soprattutto alla nuora, moglie di Stefano, Uliana Medikova Cassio. Se Ian Fleming non avesse scritto From Russia with love per James Bond, avrebbe potuto dedicarlo a Uliana. Nata nella profonda Siberia, arriva a Roma giovanissima per terminare gli studi di interior design, con una passione che la accompagna da Mosca: quella del mosaico, presente in modo dirompente nell’arte del suo Paese. Bussa alla porta di Fabrizio, comincia dall’ABC e diventa l’assistente del Maestro per cinque anni: «Fabrizio faceva crescere i giovani mosaicisti nella formazione e nella creatività – ci dice Uliana – il mosaico per lui era uno stile di vita». Architetto di interni, Uliana divide le sezioni delle piante dei mosaici da restaurare su autocad. E quando Fabrizio Cassio viene a mancare, lei e il marito Stefano si prendono in carico una successione piuttosto “ingombrante”: «Non è stato facile – spiega Uliana, che oggi dirige lo studio – abbiamo preso coraggio e creatività e abbiamo cominciato a rinnovare questo mestiere e ad avviare nuovi prodotti».

Dal Vaticano alla Maker Faire, la storia di una famiglia di mosaicisti che prova a fare di quest’arte un veicolo di innovazione, grazie a internet e alle nuove tecnologie

«Ci siamo presentati come “mosaic makers”, promuovendo l’auto produzione e la diffusione della cultura del mosaico. Il prodotto che abbiamo portato alla Maker Faire si chiama Pixel Mosaic Kit e permette in breve tempo di ottenere il tuo ritratto in mosaico. È il processo, in fondo, che definisce da sempre la nostra filosofia. Ed è un passatempo bellissimo»


Uliana Medikova Cassio

Sulla strada dell’innovazione Studio Cassio incontra il movimento dei maker: «Ci siamo presentati come “mosaic makers”, promuovendo l’auto produzione e la diffusione della cultura del mosaico. Il prodotto che abbiamo portato alla Maker Faire si chiama Pixel Mosaic Kit e permette in breve tempo di ottenere il tuo ritratto in mosaico. È il processo, in fondo, che definisce da sempre la nostra filosofia. Ed è un passatempo bellissimo».

Funziona così: si invia la fotografia e viene stampata in A4. Viene mandato al destinatario il kit con le tessere per realizzare il mosaico della foto scelta: e in poche ore il mosaico è fatto. «Alla Maker Faire è stato un successo incredibile – sottolinea Uliana -. Siamo stati colpiti dall’entusiasmo, dalla voglia di fare, dalla fame di innovazione e dalle amicizie che ho ritrovato dopo gli anni di studio».

Il futuro non si ferma qui, però. Ed è una strada stretta e dura, nonostante tutto: «È molto dura, oggi, ma Banca Ifis con il progetto Botteghe Digitali ha creduto in noi e ci ha affiancato un coach (Barbara Bonaventura, ndr). Le è bastata mezz’ora per capire chi eravamo e cosa ci serviva: se andate avanti così, non ce la fate, ci ha detto». Da questa consapevolezza è partita la nuova vita di Studio Cassio: «A differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa, oggi creiamo mosaici originali. Se qualcuno vuole un mosaico cerchiamo un artista e lavoriamo sul progetto – racconta – I nostri artisti preferiti sono Sandro Sanna, con cui abbiamo realizzato un pavimento per la Sovrintendenza dei Beni Culturali, e Lisa Montessori». Un altro percorso di evoluzione «il più promettente – spiega – è quello dei corsi di formazione, una nicchia che ci piace tantissimo». Uno sbocco naturale, vista l’esperienza di Stefano, Direttore del Centro Ricerche dello IED (Istituto Europeo di Design) di Roma, che potrebbe aiutarli a perseguire un sogno: condividere e far conoscere l’arte del mosaico grazie a laboratori singoli e di gruppo, per tutti i livelli.

Di certo il futuro, anche per un’arte antica come quella del mosaico, è digitale: «Noi lo usiamo e lo utilizzeremo sempre di più. Per produrre, per vendere e per comunicare quest’arte e questo mestiere, eccellenza del saper fare italiano che merita di essere conosciuta».

Banca IFIS è exhibition partner di New Craft. Botteghe Digitali è il progetto di Banca IFIS dedicato al Made in Italy 4.0.