Virginia Raggi asfalta Roberto Giachetti: benvenuti nella Capitale a Cinque Stelle

Il Movimento conquista il Campidoglio con il 67% delle preferenze. Festa, folklore e sorrisi in un comitato blindato. «Sono il primo sindaco donna di Roma»

«È un momento storico. Hanno vinto i cittadini romani e io sono pronta a governare, porteremo la legalità in Campidoglio». È una Virginia Raggi visibilmente emozionata quella che all’una di notte si presenta in conferenza stampa, scortata dai poliziotti e acclamata dagli attivisti. «Sono il primo sindaco donna di Roma e questo risultato lo dobbiamo a Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e al Movimento Cinque Stelle». L’avvocatessa pentastellata, con il 67,2 per cento dei consensi, ha stravinto il ballottaggio contro Roberto Giachetti. «Porteremo la legalità in Campidoglio», scandisce nella dichiarazione che affida alla stampa prima di andare a festeggiare.

Il quartier generale, allestito in zona Ostiense, è blindato. La strada del comitato, via Avogadro, è stata bonificata e transennata da polizia e carabinieri, che la presidiano con quattro camionette e agenti in assetto anti-sommossa. I duecento giornalisti accreditati vengono tenuti a distanza: la sala stampa è ospitata in un hotel 4 stelle. I big del Movimento sono chiusi in un palazzo di fronte. Ci sono consiglieri comunali, deputati e senatori. Il direttorio, lo staff comunicazione e Davide Casaleggio. Chi arriva in moto, chi in taxi. T-shirt e larghi sorrisi. L’attesa dei risultati è a dir poco rilassata, con la vittoria in tasca. Alcuni deputati si intrattengono al bar per bere un drink, Rocco Casalino passeggia disinvolto inseguito da giornalisti e telecamere. Camicia aperta e giacca scura, per molti la preoccupazione più grande sembra essere quella della location dove festeggiare la vittoria.

Turisti giapponesi e americani entrano ed escono dall’albergo. Si guardano incuriositi, vengono braccati per le foto di rito dagli attivisti del Movimento. Per l’occasione è arrivato anche un uomo con spada, mantello e stivali. «Sono D’Artagnan, vengo da un’altra epoca per sostenere Virginia Raggi». Decine di simpatizzanti, bandiere M5s, un vessillo del regno borbonico e alcuni autisti Atac del sindacato “amico” Cambiamenti M-410. Quando il maxischermo mostra i primi exit poll, con Raggi in netto vantaggio, scoppia il boato dei presenti. Cori, telefonate, abbracci. Dopo la mezzanotte la sala stampa comincia a riempirsi. Davanti alle telecamere si presenta Alessandro Di Battista: «È tempo per i cittadini di riprendersi la sovranità». Segue Luigi Di Maio: «Mi ricordo il nostro primo giorno in Parlamento, dicevano che saremmo morti e invece oggi governiamo Roma».

Il neosindaco concede solo un saluto dalla terrazza prima di presentarsi in conferenza stampa. Forte di una vittoria schiacciante che fa il giro del mondo. Niente domande, ma una breve dichiarazione con i ringraziamenti di rito. Poi, a notte fonda, la grande festa con gli attivisti. «Sarò il sindaco di tutti i romani», annuncia. «Voglio mettere un punto sui vili attacchi che ho ricevuto. Mi auguro che da domani ci sia un dialogo onesto con le altre forze politiche per i temi della città». La guerra è finita, o forse è appena cominciata.

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