Parole etrusche che usi tutti i giorni senza saperlo

Tutti gli italiani parlano (più o meno bene) l’italiano, che deriva dal latino. Ma il latino, a sua volta, aveva acquisito tante parole dalle lingue straniere sue contemporanee. Molte, ad esempio, dall’etrusco

Sarà che le iscrizioni rimaste sono poche (ma non pochissime), sarà il fascino nascosto che un popolo scomparso tende sempre a proiettare, sarà per varie altre ragioni, ma la lingua etrusca viene tuttora, a livello popolare, considerata un mistero.

Non è proprio così: gli etruschi, che vissero e popolarono l’Italia dal IX secolo a.C al I d. C, hanno lasciato diverse tracce dietro di sé. Incise su pietre e tegole, scritte su lamine e drappi di lino, sono arrivate fino a noi numerose frasi e parole della loro lingua. Ecco allora nomi vari, i primi sei numeri (trovati scritti su un dado), indicazioni del culto, invocazioni alle divinità. Non è molto, ma un’idea ce la si può fare. Anche perché, vista la loro superiorità culturale nei confronti dei vicini romani, molte parole sono passate per via diretta nel latino. E per via indiretta, all’italiano.

Atrio
Ad esempio (senza curarsi delle diatribe tra filologi etruscologi linguisti), atrio è parola latina. Alcuni la apparentano al greco ἄτριον, che però significa “sereno”, parola con scarsa attinenza con l’architettura. Più probabile, allora, che derivi dall’etrusco athre, parola che – a occhio – indicava uno spazio ampio.

Istrione
I romani dicevano histrio, copiando (forse) un hister etrusco: indicava il mimo, il commediante, e derivava a sua volta da Histria, cioè la zona dell’Illiria (sì, più o meno quella corrispondente all’attuale Istria), da cui si pensava che arrivassero i primi attori.

Mondo
Poche parole, ma di grande spessore. Secondo alcuni, il latino mundus, che indica sì, il mondo, ma anche gli inferi e i corpi celesti (oltre al set di cosmetici della donna), deriverebbe dall’etrusco muth, che a sua volta significa buco, fossa. Che questo mondo insomma è una valle di lacrime lo dice la parola stessa.

Popolo
Non è sicuro. C’è chi lo propone, in particolare collegandosi ad alcune forme umbre molto simili, fino a ricostruire un eventuale etrusco *puple o *puplu. Sarebbe il popolo, o meglio il populus romano: che indicava la collettività organizzata.

Raggio
Potrebbe derivare dall’etrusco rahdia, che significava appunto “spina, punteruolo, bastoncino”. Altro non era che il radius latino, cioè un ramo, un bastone. Poi, visto che i maestri di matematica si servivano di bastoncini per illustrare i loro disegni agli allievi, il radius diventa la linea che va dal centro di un cerchio alla sua circonferenza. E, per analogia, diventa il filo di luce che si diparte da un corpo luminoso.

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