Benvenuti nell’era biomediatica: sappiate che non ne uscirete mai

Il XV Rapporto sulla comunicazione del Censis parla chiaro: è sempre più frequente l’utilizzo di Internet. Gli italiani lo usano per informarsi, guardare film, sbrigare commissioni e comunicare, ma dopo i recenti scandali sull'uso dei dati personali c'è diffidenza

È ormai palese che il cosiddetto popolo del Web non rappresenti una categoria da contrapporre al resto della popolazione, al contrario, per comunicare, informarsi e svolgere una serie di altre attività, le persone adoperano anche la rete. A dimostrarlo vi è il quindicesimo rapporto del Censis sulla comunicazione, reso noto la scorsa settimana. Dall’indagine del Centro Studi Investimenti Sociali emerge infatti che gli italiani su Internet sono passati dal 75,2% del 2017 al 78,4% di quest’anno, con punte del 90,2% per chi ha fra 14 e 29 anni. Il dato non sorprende, su computer o telefono si ascolta musica e vengono guardati programmi televisivi, la tv tramite web ha fatto un balzo in avanti di quasi quattro punti percentuali. Gli stessi smartphone sono usati ormai da quasi il 74% degli Italiani e addirittura dall’86,3% dei giovani. Eppure, nonostante la tendenza sempre più diffusa dello streaming e a creare palinsesti personalizzati dei contenuti di informazione o intrattenimento, di solito non associamo Internet alle dirette o ai servizi video e audio on demand. Al contrario, risulta immediato pensare ai social network. Il Censis fa sapere che la loro diffusione riguarda il 72,5% della popolazione, percentuale in netto aumento rispetto al 67,3% dello scorso anno. Al primo posto vi è in realtà l’app di messaggistica istantanea WhatsApp con il 67,5%, a completare il podio vi sono Facebook, che coinvolge il 56% degli Italiani e Youtube. Segue la piattaforma Amazon e Instagram, che registra il 26,7% ma è usato da oltre il 55% dei giovani Italiani.

Che si tratti di intrattenimento, come la visione di un film o del disbrigo di una commissione, come le attività di home banking, che si tratti della lettura di un portale di informazione online o semplicemente di una conversazione con amici, è sempre più frequente l’utilizzo di Internet. L’atteggiamento degli Italiani non è tuttavia univoco

Scorrendo questi numeri potremmo essere indotti a credere che i nostri connazionali abbiano una considerazione favorevole delle piattaforme digitali, ma lo scenario si presta a varie interpretazioni. Innanzitutto, ciò che circola in rete non viene sempre ritenuto attendibile e infatti i mezzi di informazione più affidabili risultano essere radio, tv e stampa. Come fonte di informazione i motori di ricerca cedono quasi otto punti percentuali rispetto allo scorso anno e Youtube 5,3. I siti web sono reputati poco o per nulla credibili dal 57,2% degli Italiani e i social network addirittura dal 66,4%, percentuali che fanno riflettere se si considera che non è raro il caso di notizie o dichiarazioni riprese da parte della stampa tradizionale proprio da questo genere di fonti. Oltre la metà delle persone vede inoltre i social network come un mezzo poco proficuo per la politica sia a causa di semplificazioni, slogan e toni aggressivi che favorirebbero il populismo, sia per la scarsa utilità delle notizie che vi circolano. Tuttavia, la disintermediazione che offrono è un fattore positivo per il 47% circa degli Italiani, percentuale data dalla somma di chi ritiene che i social permettano ai cittadini di dialogare con i politici e di chi sostiene che consentano a questi ultimi di interagire direttamente con gli elettori. Il rapporto tra Italiani e social network è in parte contraddittorio, se da un lato pare che essi non ne possano fare a meno, dall’altro sono notevoli le perplessità che ne accompagnano l’uso.

Già lo scorso anno il Censis aveva usato l’espressione “era biomediatica” per indicare il protagonismo assoluto del soggetto, manifestata dalla tendenza a trascrivere in tempo quasi reale la propria vita attraverso post, video e foto sulle piattaforme digitali. Quest’anno si pone ulteriormente l’accento sull’utente, sempre più al centro della scena. Il suo potere discrezionale è notevole, è lui a decidere tempi e modalità di fruizione dei contenuti, è ancora lui a produrne una enorme quantità. Non sorprende dunque che per quasi la metà degli Italiani chiunque possa diventare famoso. Allo stesso tempo però il 60% circa delle persone si dice molto o abbastanza allarmata per l’uso che i social network fanno dei propri dati personali. Comportamenti violenti, disinformazione e reati digitali sono le principali altre preoccupazioni avanzate.

Che si tratti di intrattenimento, come la visione di un film o del disbrigo di una commissione, come le attività di home banking, che si tratti della lettura di un portale di informazione online o semplicemente di una conversazione con amici, è sempre più frequente l’utilizzo di Internet. L’atteggiamento degli Italiani non è tuttavia univoco. Quelle che sembrano fredde percentuali svelano attitudini e atteggiamenti che cambiano alla luce dell’esperienza personale vissuta online e degli scandali che hanno colpito le principali piattaforme digitali. Spetta agli addetti ai lavori interpretarli e fare previsioni, spetta a tutti invece augurarsi che a caratterizzare il rapporto tra Italiani e Internet vi sia una sempre maggiore consapevolezza dell’uso e delle conseguenze degli strumenti a disposizione.

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